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La terra, la guerra, varie questioni private.

Ieri mattina tutti i capiscioni di tutti i giornali locali e mondiali (se qualcuno ha un contro-esempio me lo faccia sapere) spiegavano come nessuna delle parti in causa nel conflitto di Gaza volesse riprendere la guerra, e la giornata e’ poi finita come sappiamo.

Finora dicevo che incredibilmente ero riuscito a essere via durante tutta la durata della guerra (partito per l’Europa appena prima dell’inizio delle ostilita’, rientrato durante il cessate-il-fuoco), ora non lo posso dire piu’. A mezzanotte una forte sirena ci ha svegliato tutti; ancora mezzo addormentato sono andato a rassicurare nostra figlia che piangeva, poi mia moglie mi ha informato che era proprio la sirena anti-missile (di cui aveva avuto esperienza qui), quindi dovevo portarla dalla sua stanza (una delle meno sicure della casa) alla nostra (la piu’ sicura, ma solo nel senso che e’ meno esposta ad eventuali detriti da razzi intercettati) entro il canonico minuto e mezzo [1]. Poi c’e’ stato il botto, in lontananza. Mia moglie: “Ecco, questo e’ il rumore che fanno i razzi intercettati”. Io: “Ah me lo immaginavo diverso”. “Si’, se non lo sai non penseresti che e’ quello. Buona notte”. Poi oggi a pranzo, a Rehovot, lo stesso botto (ma niente sirena): mi hanno spiegato i colleghi che probabilmente era sopra Ashdod o Ashkelon, che tutto sommato non sono cosi’ lontani da la’. (Poi ho controllato, quello di quell’ora era su Ashdod.) Giusto questo sabato, a una festa per bambini, uno dei genitori raccontava di come nel 2007 il sindaco di Ashkelon gli raccontasse di come fino a pochi anni prima il suo comune e quello di Gaza collaborassero molto di piu’ tra di loro di quanto Ashkelon collaborasse adesso con qualunque altro comune israeliano, e si diceva triste che adesso la loro interazione fosse solo attraverso i razzi.

Sempre nella mattina di ieri (quando, appunto, l’aspettativa comune era che i colloqui del Cairo non avrebbero raggiunto convergenza entro mezzanotte ma mancasse tutto sommato poco e che quindi la tregua sarebbe stata estesa) lo Shin Bet aveva reso noto che dall’investigazione sui militanti di Hamas cisgiordani arrestati nell’Operazione Guardiano del Fratello avevano dedotto che il ramo cisgiordano di Hamas stava pianificando lo scoppio della Terza Intifada, ma non tanto per attaccare Israele quanto per fare un colpo di stato nell’Autorita’ Palestinese.
Notizia che tra i suoi dettagli contiene una buona notizia per i miei studenti: inaspettate opportunita’ di lavoro per i laureati in materie scientifiche, anche dall’estero.

An emphasis was put on recruiting people who had studied chemistry or engineering.
(…)
Other key members of the network included (…) Dr. Majdi Mafarja, 32, who was recruited in Malaysia. Mafarja has a doctorate in computer science, specializing in encryption and cyber warfare.

Abbas ovviamente non l’ha presa bene. Chiaramente queste sono fonti israeliane e se uno volesse fare lo scettico potrebbe commentare sul fatto che abbiano deciso di rivelare la cosa proprio adesso, nel mezzo di negoziati in cui il fronte unico palestinese e’ cruciale, e allora perche’ non prima visto che e’ passato almeno un mese dall’ultimo di questi arresti; e pero’ la notizia e’ verosimile [2] visto che, nonostante il grande sfoggio di unita’ ai colloqui del Cairo, simultaneamente c’erano anche notizie come questa:

Fatah says Hamas placed its activists under house arrest during Gaza war: Fatah officials say the rival Hamas movement has placed scores of Fatah activists in Gaza under house arrest during the Gaza war and has shot several in the legs for not staying indoors. One of those attacked, Sami Abu Lasheen, told The Associated Press on Monday that Hamas gunmen shot him in both legs in late July. Abu Lasheen is undergoing treatment at a Jordanian hospital, but says he will need several months to recover. A Hamas official denied that house arrests were imposed as a policy. (Associated Press)

(Vedasi anche il post “Il giuoco delle parti”, scritto in tempi di “pace”.)

In generale ho trovato abbastanza incomprensibili (per me) le negoziazioni del Cairo. Hamas, Fatah e le altre fazioni palestinesi negoziavano come un’unica entita’, vis-à-vis Israele. Ma in realta’ Israele e Fatah avevano un interesse comune, che era quello di consegnare il controllo di Gaza all’Autorita’ Palestinese dominata da Fatah, contro l’interesse di Hamas e delle fazioni ad essa alleate in Gaza.  Cioè in pratica Fatah siede su entrambi i lati del tavolo dei negoziati. Comparativamente piu’ facile capire le motivazioni di Egitto, Qatar, USA e tutti gli altri che hanno messo il becco nella faccenda e che hanno sempre in mente anche la proxy war che stanno combattendo in Siria e Iraq. [Update: questo articolo riassume bene il ruolo del Qatar in tutto quanto.]

Tra l’altro, ogni volta che crolla un cessate-il-fuoco tra Hamas e Israele entrambe le parti danno la colpa all’altro. In genere mi faccio l’idea che sia colpa di Hamas, i cui leader hanno già mostrato da molti anni di avere poca considerazione per le perdite civili negli attacchi di risposta israeliani, ma questa volta noto un’anomalia nella causalita’. L’evento cruciale di ieri sera, infatti, e’ stato il bombardamento in cui sono morti la moglie e il figlio di 3 anni di Mohammed Deif, e forse lo stesso Mohammed Deif, il principale stratega militare di Hamas [3]. Secondo gli israeliani e’ morto, secondo Hamas no, ma viene fatto notare che Hamas puo’ avere molte ragioni per negare la sua morte (necessita’ di non validare le fonti di intelligence israeliane, tenere alto il morale, non svelare un temporaneo vuoto al vertice della catena di comando, ecc.)

Ora, il punto interessante e’ che per Hamas e’ stato quello il momento in cui il cessate-il-fuoco e’ stato violato (da Israele), e i suoi razzi sono stati una risposta (questa versione ignora altri razzi che Hamas ammette che sono stati sparati, ma non da loro bensi’ da un’altra fazione fuori dal loro controllo), mentre per Israele e’ stata Hamas a rompere la tregua con i razzi, a cui hanno risposto con quell’attacco (piu’ altri). Ieri sera mi sembrava piu’ verosimile la versione israeliana, stamattina pero’ ho letto questa frase:

In this context, it is fair to ask why the IDF did not try to hit Deif earlier in the current operation. The answer can probably be found in the phrase “operational opportunity”. Hamas leaders were deep inside their tunnels and hidden bunkers long before the fighting began. Perhaps Mohammed Deif made a mistake and left his hiding place prematurely.

E che coincidenza, che giusto quando Hamas decide di rompere la tregua, e l’IDF decide di colpire per punirli, capita che il pezzo grosso che e’ gia’ sfuggito a vari tentativi in passato commetta la prima distrazione della sua carriera!

Comunque niente paura, forse la tregua duratura e’ vicina. La politica in Medio Oriente e’ piena di sottigliezze.

I soliti pacati lettori di http://www.ynetnews.com

Le anziane signore assetate di morte nelle loro poltrone all’estero: non infrequenti tra i pacati lettori di http://www.ynetnews.com

[1] Nel frattempo confermo che in effetti, come dicevo qualche settimana fa, sembra che ci siano solo due rifugi publici in tutta Gerusalemme Est (entrambi in quartieri-colonia ebraici), contro un gazillione a Ovest. (Il numero di rifugi privati dovrebbe essere molto piu’ equilibrato. Dopo la Prima Guerra del Golfo, nel 1991, quando Saddam Hussein sparo’ dei missili contro Tel Aviv nella speranza di coinvolgere Israele nella guerra e farla diventare la Terza Guerra Mondiale, per legge tutte le nuove costruzioni devono prevedere una camera blindata e pressurizzata in ogni appartamento. Noi invece ci eravamo scelti un vecchio appartamento in un bell’edificio di quelli di una volta, quindi niente camera blindata.)

Qua la lista ufficiale dei rifugi pubblici a Gerusalemme.

Qua invece una mappa creata da utenti di googlemaps due anni fa (quindi nessuna garanzia di completezza, e infatti a Est ne mostra solo uno e non due) che pero’, nei casi in cui ho verificato, sembra coerente con quella lista:

sheltersSe il motivo e’ l’assunzione che tanto nessun arabo bombarderebbe altri fratelli arabi, sovrastimano decisamente l’accuratezza dei razzi di Hamas, che gia’ in queste settimane sono finiti anche nei dintorni di Betlemme ed Hebron. (In entrambi i casi probabilmente l’obiettivo era Gush Etzion. Andate su googlemaps e cercatelo per avere un’idea dell’imprecisione sotto questa ipotesi.)

[2] Anche se sembra esserci qualche scettico:

However, a political analyst for the Israeli newspaper Haaretz mocked the news, writing on Twitter: “[Shin Bet] claimed that Hamas was planning to carry out a coup in the West Bank using six pistols, seven RPGs and 20 M16 guns… Yes, it is true.”

Caveat: la fonte e’ indiretta, non ho ritrovato questo testo su twitter (forse era scritto in ebraico?), e non dice nemmeno chi sia questo analista politico. Sarei grato se qualcuno potesse confermare (e dirmi il nome) o smentire.

[3] Personaggio di cui, per una peculiare coincidenza, si e’ parlato improvvisamente tantissimo sui media israeliani negli ultimissimi giorni, come qui, dove ne davano una descrizione affascinante:

Some Israeli reports say he is missing an eye, limbs and is confined to a wheelchair. His whereabouts are also a mystery; an Israeli minister said last month that Deif had been in hiding in his own tunnels for years.

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La guerra e’ pace.

[Colonna sonora]

Piu’ di una persona in commenti espressi altrove [1] mi ha attaccato perche’ in questo blog ho usato la parola “rapire” in varie istanze per il caso dei soldati israeliani catturati da Hamas, dimostrando quindi un bias pro-sionista [2]. In una guerra, mi e’ stato fatto notare, soldati o militanti sono catturati, non rapiti. Ho dovuto concordare (e infatti ho editato almeno le occorrenze piu’ recenti) pero’ la discussione mi ha fatto venire in mente il seguente dubbio: ma formalmente, o almeno dal punto di vista di Israele, e’ una guerra o no?

Mi toglie questo dubbio l’Avvocatura dello Stato, che ha respinto una petizione all’Alta Corte di Giustizia che chiedeva allo Stato di dichiarare questa Operazione una Guerra (link). Scopro quindi che la guerra non e’ mai stata dichiarata [3]. Si capisce abbastanza chiaramente dall’articolo che la questione di fondo e’ che se e’ una guerra c’e’ da cacare i denari alle categorie di cittadini (israeliani) che hanno diritto a indennita’ o agevolazioni fiscali per danni causati da una guerra.

Ma come, direte voi (e mi son detto io), ma se abbiamo letto innumerevoli citazioni verbatim da Netanyahu e altri politici che usavano proprio la parola guerra! Ma l’Avvocatura dello Stato risponde anche a questo (anche se in riferimento all’Operazione Piogge Estive del 2006, che pero’ wikipedia non elenca tra le Guerre di Gaza):

“the decision to identify the campaign in 2006 as a ‘war’ was symbolic and ceremonial, and had no budgetary or legal significance.”

(Intanto viene fuori che il rigo finale del mio post precedente era stato troppo frettoloso – a memento del fatto che scrivere di eventi avvenuti negli ultimi minuti non e’ mai una buona idea. La tregua di 72 ore era stata si’ interrotta alla 70esima ora da una salva di razzi, ma sembra che fosse solo un modo per dire, in raffinato linguaggio politico, “concordiamo con la proposta egiziana di un’estensione di 5 giorni dei colloqui ma riteniamo che su alcuni dei punti a cui teniamo non ci sia stata sufficiente convergenza”.)

La risposta ufficiale dell’Avvocatura dello Stato.

Parlando di categorie che hanno danni dalla guerra pure quando non e’ una guerra, sembra (non sorprendentemente) che il settore turistico locale sia stato devastato questa estate. Se siete pro-palestinesi non gioite, perche’ il turismo e’ anche un’importante fonte di entrate per i palestinesi (Betlemme, Gerusalemme Est e Gerico sono i casi piu’ eclatanti). Mentre io ero in Europa a lavorare, mia moglie riceveva la visita di una nostra amica e le faceva fare dei giri nel weekend, e luoghi abitualmente pieni come uova erano tutti a loro disposizione. Tenetelo presente se volete fare le “vacanze intelligenti” prossimamente, con il bonus se siete pro-israeliani o pro-palestinesi [4] di sentirvi orgogliosi di aiutare il recupero dell’economia di chi vi sta piu’ simpatico tra i due.

Nel riportarmi a casa sabato dall’aeroporto, il nostro tassista di fiducia si lagnava dei guadagni perduti durante questa guerra. Non solo il grande deficit di turisti, ma per giunta gli arabi benestanti della citta’, anziche’ saltare di locale in locale in taxi nelle sere di Ramadan (festa lunga un mese durante la quale si digiuna di giorno e si gavazza di notte) se ne stavano a casa per via del clima pesante. (Infatti la sua lagnanza numero due era che durante questa guerra era diventato abituale che gruppi di ebrei ortodossi tirassero sassate al suo taxi nuovo nuovo per esprimere dissenso verso la sua etnia.)

In compenso, i proprietari di case arabi di Gerusalemme Est saranno gli unici inequivocabili vincitori della guerra. Il proprietario della nostra casa infatti prevede che verso novembre iniziera’ la ricostruzione di Gaza, e l’UNWRA e altre agenzie ONU inizieranno a importare esperti stranieri, ai quali pero’ non sara’ permesso risiedere a Gaza e risiederanno quindi a Gerusalemme Est. (Un motivo per la preferenza dell’Est rispetto all’Ovest e’ che lavorare quotidianamente con gli arabi e risiedere in un quartiere ebraico puo’ essere mal visto da entrambi; un altro motivo e’ il gran numero di vandalismi e minacce verbali contro personale ONU e specialmente UNRWA e le loro proprieta’, specialmente durante l’eccitazione collettiva di un tempo di guerra, come stiamo vedendo nel bollettino di sicurezza [5]. Conosciamo pero’ vari funzionari ONU che vivono in quartieri ebraici, o addirittura a Tel Aviv perche’ gli piace la movida.)

Note e digressioni:

[1] Prendo l’occasione per segnalare a tutti quelli che scoprono il mio blog tramite degli “share” su facebook che a me farebbe piu’ piacere se i commenti fossero qui, e creassero quindi un dialogo, anziche’ essere scritti su facebook stesso in risposta a chi ha fatto “share”. (Include anche il caso dei miei auto-share automatici.)

[2] Da quando questo blog ha cominciato a diventare popolare (da quando sono iniziati gli Eventi di Luglio i lettori che provengono dal mio facebook sono stretta minoranza, dicono le statistiche di wordpress) ho ricevuto un certo numero di attacchi frontali (purtroppo quasi mai immortalati qui, vedi nota [1]). A consolarmi e’ il fatto che circa meta’ mi accusano di un bias pro-sionista e l’altra meta’ di un bias pro-palestinese. (E se avessero ragione entrambi?)

[3] Forse perche’ la Striscia di Gaza non e’ uno stato, e ha uno statuto fumoso sia dal punto di vista delle Nazioni Unite – per le quali e’ Territorio Occupato da Israele, in quanto questo ne controlla tutti gli accessi e lo spazio aereo – sia dal punto di vista di Israele, per il quale non e’ parte di Israele (avendola de-occupata nel 2005 nell’interpretazione “boots on the ground” di Occupazione) e certamente non e’ parte della Palestina, visto che insistono sul fatto che la Palestina non esiste.
[Update: leggere i commenti per una discussione su questa nota.]

[4] O entrambi? Perche’ no? Ha creato scalpore questo sondaggio che dimostra che, per esempio, alla maggioranza dei francesi in realta’ non gliene frega un cazzo di nessuno di loro.

[5] Come gia’ scrissi qua, e come verificato in altre conversazioni avvenute da allora, la percezione israeliana e’ che l’ONU sia fortemente anti-israeliana per partito preso. Ma se e’ vera questa notizia, l’ONU ogni tanto fa fare la correzione di bozze delle sue dichiarazioni pubbliche agli israeliani per assicurarsi che nessuno si offenda troppo. (A me la notizia sembra verosimile, dato che tutti i vari statement ufficiali dell’ONU che ho letto finora hanno un bilancio perfetto tra paragrafi in cui si suggeriscono violazioni di diritti umani o crimini di guerra di un lato e dell’altro. Ovviamente, siccome sono noiosissimi, i giornali riportano solo le parti interessanti, dando l’impressione di durissimi j’accuse invece del cauto burocratese che e’.)

Il signore che conta i morti a Gaza.

C’e’ un funzionario del Ministero della Salute di Gaza che passa il suo tempo auto-sepolto vivo in un ospedale, dorme (di rado) su un materasso nel suo ufficio e non vede la famiglia da tre settimane. La sua deontologia professionale e’ messa in dubbio da circa meta’ dell’opinione pubblica e data per scontata dall’altra meta’. In ogni caso, anche per chi ne e’ scettico, i suoi dati sono preziosi perche’ qualunque altro tipo di dato e’ ancora meno affidabile. Alcune fonti secondarie, come l’ONU o altre che linko qui, possono essere preferibili in termini pragmatici perche’ si sono date la briga di verificare nei limiti del possibile e ripulire dai doppioni, ma mi sembra di capire che la fonte primaria e’ una sola ed e’ lui coi suoi assistenti.

La metodologia ONU e’ spiegata ad esempio qua:

“the Protection Cluster collects and verifies information regarding fatalities in Gaza, and these preliminary figures are used by the humanitarian community in situation reports. In terms of methodology, the UN Office of High Commissioner for Human Rights (as Protection Cluster) compiles initial reports of fatalities from the media and other sources, and works with Palestinian and Israeli human rights organizations to cross-check and verify these reports, and whether the individuals are civilians or combatants. Fatality figures are only included once they have been corroborated by more than one organization.”

Dallo stesso articolo, un cross-check dettagliato fatto dal lato israeliano su un sotto-campione:

Reuven Ehrilch of the Meir Amit Intelligence and Information Center, an Israeli think tank, told The Media Line that its comparison study of the names of the Palestinians killed in Operation Protective Edge and the relationship between terror groups and uninvolved citizens revealed that out of 152 names checked, 71 were identified as terror agents and 81 were uninvolved citizens.

Trovo degno di nota che questo venga usato per rassicurare il lettore che quindi le cose vanno benone e la moralita’ dell’IDF e’ matematicamente dimostrata. A me pero’ 81 innocenti certificati su 152 casi verificati non sembra una percentuale tanto bella (53%), ne’ qualitativamente molto diversa dal circa 75% che viene citato normalmente. Smentisce solo l’ipotesi che la stragrande maggioranza delle vittime siano innocenti, la quale d’altra parte e’ un’ipotesi che solo un supporter pro-palestinese molto ottenebrato potrebbe prendere in considerazione (come dicono gli americani, “your strawman is too easy to knock down”). C’e’ addirittura una pagina di wikipedia dedicata a spiegare che chi fa questo e’ uno stronzo.

In questi ultimi giorni mi sono imbattuto in vari articoli di gente che ha fatto delle semplici analisi statistiche sui dati funebri di Gaza. I grafici di questo post vengono tutti da questo articolo, segnalato da un collega israeliano (con cui di solito discuto di analisi di altri tipi di dati); non e’ molto up-to-date (i dati sono di una settimana fa, quando i morti erano solo circa 500; al momento di scrivere, sono piu’ di 1200) ma e’ ben fatto. Si tratta di un autore che, se ha un bias, ce l’ha pro-israeliano (basta dare un’occhiata all’homepage) ma conclusioni essenzialmente identiche le raggiunge questo articolo in italiano, basato su dati un po’ piu’ recenti (l’articolo e’ di due giorni fa e usa dati di due giorni prima) e il cui autore, se ha un bias, potrebbe averlo pro-palestinese a giudicare dal sito su cui scrive. [1]

L’analisi piu’ semplice che fa e’ basata su questo grafico:

Cliccare la figura per andare all’articolo.

L’autore fa l’assunzione (probabilmente ragionevole) che le donne militanti siano rare. (Hamas non e’ noto per la sua difesa della parita’ dei sessi). Assume quindi, come fanno anche gli anti-guerra, che in prima approssimazione tutte le circa 100 donne di questo grafico siano vittime innocenti. Argomenta che, dato che le donne sono circa il 50% della popolazione, e nel sample in questione invece solo il 22%, questo dimostra la falsita’ dell’affermazione che l’IDF cerca intenzionalmente di uccidere civili. Ripeto quindi il commento di cui sopra sullo “strawman argument”. Cio’ che io ho appreso invece da questo grafico e’ che le vittime innocenti sono circa il 40% di quel campione (circa 100 donne, piu’ secondo la nostra assunzione un numero uguale di uomini innocenti, fa circa 200 su 500). Date le molte incertezze su questi numeri, e i possibili bias statistici non considerati (come suggerisce lui, forse le donne sono protette di piu’, mandate nei rifugi prima, mentre gli uomini devono lavorare), il risultato di questa “analisi inclusiva” e’ tutto sommato abbastanza compatibile col 53% dall'”analisi esclusiva” fatta dal Meir Amit Intelligence and Information Center (il quale puo’ a sua volta avere dei bias statistici sottili, non necessariamente in malafede.)

Trae le stesse conclusioni anche da questo grafico, piu’ ricco di informazione:

Dalla stessa fonte.

L’autore confronta con la struttura demografica di Gaza (fonte, anche se purtroppo non ha lo stesso “binning”) per dimostrare che i segmenti di eta’ corrispondenti al profilo tipico del militante sono sovra-rappresentati rispetto alla popolazione generale.

Incidentalmente: con lo stesso grafico, grazie al fatto che mostra simultaneamente la divisione per eta’ e per sesso, abbiamo l’opportunita’ di potere usare un “campione di controllo” (in questo caso, le donne) per verificare l’assunzione che la distribuzione di eta’ delle vittime innocenti segue grosso modo la demograzia generale di Gaza. (E’ naturale aspettarselo, ma e’ sempre utile verificare tutte le assunzioni che si puo’, anche quelle che sembrano ovvie.)

C’e’ un dettaglio in questo grafico che non ho visto commentato da nessuna parte finora. Lo faccio io, perche’ non ho affatto una spiegazione, ma forse e’ proprio per questo (il non avere una spiegazione ovvia) che non viene commentato cosi’ spesso (di solito alla gente piace spiegare le cose per cui si ha una spiegazione).

La differenza maschi-femmine, che abbiamo usato sopra per la stima naif delle vittime innocenti usando i numeri sommati per tutte le eta’, e’ molto grande anche nella fascia d’eta’ 0-10: 40 maschi e 20 femmine. Potrebbe benissimo essere una fluttuazione statistica, ovviamente, in fondo se non sbaglio il calcolo si tratta solo di piu’ di una deviazione standard di differenza. Cioe’ giusto un po’ improbabile ma non raro. Se consideriamo tutti i minorenni (0-17) siamo a circa 70 contro circa 30, e se non erro siamo a circa 4 deviazioni standard, cioe’ l’ipotesi che sia solo una fluttuazione statistica diventa molto improbabile. Attenzione, avendo esteso il range fino a 17 anni abbiamo indebolito la validita’ dell’approssimazione che siano tutti non combattenti, visto che ci sono notoriamente anche militanti minorenni. (Per la morale occidentale sarebbero comunque vittime innocenti).

Io punto il dito su questa anomalia, ma francamente non ho idea di come spiegarla. Da notare come non abbia senso in nessuna delle due ipotesi estreme: se l’IDF avesse una discriminazione perfetta tra militanti e civili e si astenesse sempre da un attacco quando c’e’ il rischio di coinvolgere innocenti, non ci sarebbe nessuna vittima nel range 0-10; se l’IDF cercasse intenzionalmente di uccidere civili, maschi e femmine sarebbero 50% in tutti i segmenti d’eta’, compreso quello.

Ho pensato alle seguenti spiegazioni:

  • Dati truccati alla fonte, con eta’ delle vittime abbassate sistematicamente? Questa e’ la prima spiegazione che ho pensato (ci sarebbe quindi un “feed-down” dal picco della distribuzione, e sarebbe quindi piu’ forte per i maschi che per le femmine). Ma non ho visto questo riportato dai vari “think tank” israeliani che verificano le persone una a una, quindi non sembra plausibile che sia una cosa frequente.
  • Gli uomini di Hamas, per motivi culturali, vanno in giro preferibilmente con i figli maschi che con le femmine? Boh, ma anche se fosse, l’IDF non ci aveva detto che rinunciano ad attaccare un obiettivo se ci sono innocenti vicino? (Vedasi il mio commento qui sul fatto che sembra che tutti considerino assolutamente ok ammazzare un bambino e una vecchia se si trovano in macchina con un obiettivo verosimilmente legittimo.)
  • La presenza di piu’ militanti minorenni di quanto io pensi? Potrebbe spiegare parte del segmento 11-17, ma e’ improbabile per il segmento 0-10. E come detto sopra, sarebbe lecito comunque considerarli non punibili come gli adulti, come facciamo nei nostri sistemi legali. (Incidentalmente: la discussione su quello che ne pensate di quest’ultima frase non puo’ prescindere dal dirimere preliminarmente la questione se questa sia una guerra o un’operazione anti-terrorismo. Ufficialmente, per l’IDF e’ la seconda, o almeno lo era all’inizio.)
  • Dalla distanza e’ difficile capire l’eta’, mentre e’ piu’ facile capire il sesso. Questa mi sembra convincente per il segmento 11-17, ma non tanto per 0-10.

Vedremo con piu’ dati. (Si prevedono almeno altre due settimane di guerra, perche’ questo e’ quanto l’IDF stima necessario per la distruzione di tutti i tunnel, quindi avremo sicuramente abbastanza statistica da dirimere il dubbio se sia solo una fluttuazione.)

Al di la’ di questo dettaglio che non capisco (che ha buone probabilita’ di non essere importante), un punto sicuramente importante che puo’ alterare l’interpretazione di questi dati, e che purtroppo credo sia impossibile da quantificare: la stessa struttura d’eta’ “simil-militante” ce l’ha non solo il campione dei veri militanti, ma anche un sotto-campione delle vittime innocenti, gli uomini che sono scambiati per militanti proprio perche’ hanno quel profilo d’eta’. Sempre in quel post linkavo un articolo dove si racconta tra le altre cose:

“In the morning we identified four men, aged 25 – 40, with keffiyehs, standing outside the house talking. It was suspect. We reported it to intelligence, specifying the house they were about to enter.

Intelligence passed this on to the Shabak (Israeli Security Agency) who reported that this was known as a Hamas activist’s house. This is automatically acted upon. I don’t remember what we used – whether it was a helicopter or something else, but the house was bombed while these guys were inside.

A woman ran out of the house holding a child, and escaped southward. That is to say, there had been innocent people inside.”

A parte l’ultimo paragrafo (che si riallaccia al problema dell’ammazzare innocenti per la colpa di essere nella stessa casa di terroristi o presunti terroristi), notare che non e’ detto che i due uomini “sospetti” fossero terroristi. La probabilita’ era piu’ alta che per persone sorteggiate a caso, ma esaminiamo i criteri per cui lo Shabak ha preso questa decisione: erano tra i 25 e i 40 anni, chiacchieravano accanto alla casa di un attivista e poi ci entravano dentro. Il primo criterio e’ bastato per attirare l’attenzione inizialmente, il terzo ha determinato la loro morte. Non sappiamo se alla fine erano davvero complici dell’attivista o giusto parenti o amici non implicati in azioni belliche. Inoltre, rilevante anche notare che non c’erano prove che fossero in procinto di sparare un razzo. La morale comune ammette di uccidere un potenziale assassino quando pone una minaccia immediata; uccidere a freddo un omicida o un potenziale omicida e’ a sua volta omicidio.

Comunque, la risposta alla domanda se l’IDF stia commettendo crimini di guerra non potra’ venire (se mai verra’) molto facilmente, come per esempio da analisi inclusive dei dati. Necessariamente dovra’ essere basata su singoli casi, in ognuno dei quali ci sara’ un certo livello di soggettivita’ nella valutazione della proporzionalita’ dell’attacco.

In qualsiasi azione, idealmente qualunque militare vorrebbe simultaneamente massimizzare l’efficienza (frazione dei target che vengono uccisi) e massimizzare anche la purezza (frazione degli uccisi che appartengono al target; ovvero equivalentemente minimizzare la frazione degli uccisi che sono innocenti). Le due cose sono in contraddizione, e quindi ogni singola scelta e’ un compromesso tra i due obiettivi. Su qualunque punto dello spettro si trovi il compromesso scelto, ci sara’ sempre chi lo difendera’ come una scelta di buon senso e chi lo chiamera’ un crimine di guerra. [2]

Per alcuni uccidere quei due signori di 25-40 anni e’ stata una scelta prudente e per altri una barbarie (“meglio un civile morto che un terrorista vivo” contraddice un principio base a cui siamo educati.)

La fascia rosa e' la zona ai cui abitanti e' stato detto dall'IDF di evacuare.

La fascia rosa e’ la zona ai cui abitanti e’ stato detto dall’IDF di evacuare. (Fonte: ONU)

[1] La lista degli autori e’ sul fondo dell’homepage, e tutti i nomi che riconosco sono di sinistra.

Un altro autore di quel sito, la cui simpatia pro-palestinese sembra dichiarata apertamente (in passato ha fatto volontariato a Betlemme), ha scritto anche lui, pur senza analisi di dati, in un articolo ben scritto per spiegare che Israele non ammazza indiscriminatamente i civili.

Gli rubo qualche paragrafo, giusto per stimolare a leggere tutto il resto:

Ci sono tre comportamenti, nei riguardi dei civili, in guerra: il primo è quello di cercare di ridurre al minimo le vittime civili, anche a costo di fare operazioni militari meno efficaci; il secondo è quello di ignorare la quantità di vittime civili che un’operazione militare possa comportare; il terzo è quello di cercare di fare più morti civili possibile.

Israele si comporta in un modo che rientra nello spettro fra il primo e il secondo, a seconda dell’opinione che se ne ha. Hamas si comporta inequivocabilmente nel terzo modo. Israele vuole uccidere il meno possibile o se ne frega. Hamas vuole uccidere il più possibile.

(…)

Naturalmente la distinzione fra Israele e Hamas è ben lontana dall’esaurire la questione, perché fra ”cerca di uccidere il meno possibile” e “se ne frega” c’è uno spazio enorme, che va dalla condotta esemplare ai crimini contro l’umanità.

Lo stesso autore spiega anche la sua interpretazione del perche’ Hamas si comporta come si sta comportando, che e’ la domanda piu’ ricorrente per tutti gli occidentali.

[2] Chiaramente, l’empatia per un popolo diverso dal proprio e’ piu’ bassa che per il proprio, e ancora piu’ bassa e’ quella per un popolo nemico. E’ quindi ragionevole aspettarsi che il punto di compromesso ottimale sia considerato diverso da un popolo in guerra che dagli osservatori esterni. (E infatti il 95% degli ebrei israeliani supporta questa guerra, e il 45% ritiene che l’IDF dovrebbe andarci ancora piu’ duro, mentre solo 3-4% pensa che dovrebbero andarci piu’ piano – fonte – mentre la maggior parte della comunita’ internazionale invece e’ orripilata.)

E’ interessante quindi leggere che compromessi che errano verso il lato poco piacevole possono fare parte della prassi dell’IDF anche riguardo ai propri stessi uomini: wikipedia ci racconta della Direttiva Annibale, che ufficialmente non esiste (come d’altronde le bombe atomiche) e che ha molto senso, razionalmente: Hamas, Hezbollah e altri gruppi cercano continuamente di catturare vivi dei soldati israeliani per usarli come pedina di scambio, sfruttando l’emotivita’ collettiva (sorprendentemente, in questo Israele infatti in passato si e’ dimostrato piu’ mollacchione dell’Italia!), per cui un soldato catturato fa molto piu’ danno che se morisse. (Secondo questo signore questo principio sarebbe gia’ stato applicato durante questa guerra, alcuni giorni fa.)


[Update dell’1 agosto]:

Mi sono appena imbattuto nella notizia di un giornalista italiano che testimonia che la strage del parco giochi di Shati e’ stato un incidente di Hamas e non dell’IDF (e che non riteneva salubre dirlo finche’ la sua sicurezza era nelle mani di, appunto, Hamas), confermando la ricostruzione dell’IDF.

Questo si riallaccia al punto 1 del caveat che avevo gia’ linkato.

Ovviamente tutti i pro-IDF staranno in questo momento furiosamente forwardando la notizia (e quasi tutti gli anti-IDF se ne staranno astenendo) per dimostrare che non e’ vero che tutti i morti civili sono dovuti all’IDF (strawman argument, again) e ho gia’ visto qualcuno fare confusione tra la strage del parco giochi di Shati e le varie scuole ONU colpite (tra cui questa che invece, a quanto so, al momento e’ attribuita all’IDF e secondo l’ONU anche criminalmente.)

In effetti sembra che i razzi di Hamas e dei loro (attuali) alleati della Jihad Islamica siano molto imprecisi, come gia’ scrivevo qualche mese fa.

Siccome dire solo questo senza fornire numeri puo’ significare tutto e niente, e siccome se mi mettessi a quantificare senza dare qualche dettaglio su come ho contato mi esporrebbe al sospetto di contare le cose come mi pare a me [a], ho appena sbattuto su dropbox un file di testo col copia-incolla dei dati del bollettino di sicurezza, raccolti in “tempo di pace”. La statistica tra i primi di gennaio e i primi di giugno, come potete vedere, non e’ neanche troppo piccola, grazie ai razzi che ogni tanto la Jihad Islamica sparacchiava un po’ per esercizio e un po’ per rompere i coglioni. (Mi sono fermato ai primi di giugno perche’ poi il formato delle mail e’ cambiato. L’unico edit che ho fatto e’ stato, per la comodita’ di conteggio del lettore, spezzare su piu’ righe gli eventi avvenuti in posti diversi o in giorni diversi, che talvolta erano riuniti in una sola riga.) In quel particolare momento storico l’interpretazione degli eventi (compresa la fiammata di attivita’ di meta’ marzo) era che Hamas stava formalmente rispettando il cessate il fuoco in corso dal 2012, ma volutamente chiudendo un occhio sulle attivita’ della Jihad Islamica in modo da fare qualche pressione su Israele. Per questo Israele minacciava Hamas ma limitava le sue risposte ad attacchi di precisione chirurgica (in quel caso in effetti le vittime innocenti erano molto rare).

[a] Da quando questo blog ha cominciato ad essere sharato selvaggiamente su facebook, gia’ mi sono beccato un po’ di accuse di bias sia pro-sionista che pro-palestinese. Meno di quante temessi ma piu’ di quante sperassi. Per fortuna in numero equo, il che mi rassicura.

(Peccato che le accuse espresse in maniera piu’ pittoresca siano avvenute su facebook e non nei commenti qui, perche’ non posso riportarle senza violare la privacy.)


[Update del 2 agosto, in riferimento alla nota 2]:

Ieri qualunque speranza di una soluzione diplomatica imminente e’ andata a farsi fottere, in un’ennesima spettacolare dimostrazione della follia omicida di Hamas (omicida nei fatti piu’ verso il proprio stesso popolo che verso il nemico). I fatti sono noti a chiunque legga i giornali, per cui riassumo piu’ che altro a beneficio dei lettori provenienti dal futuro: Hamas aveva dato l’accordo a un cessate il fuoco di 72 ore, da usare per negoziare al Cairo un cessate il fuoco di lunga durata. Entro due ore dall’inizio del cessate il fuoco, soldati israeliani sono stati attaccati, alcuni uccisi, uno (Hadar Goldin) catturato.

Avevo gia’ dimenticato la Direttiva Annibale (pur avendola linkata io stesso quando ho scritto questo post) ma me l’ha ricordata questo paragrafo dell’articolo stesso in cui ho appreso la notizia del rapimento:

These hours are the golden hours and the IDF and Shin Bet will do their best to obtain the “golden knowledge” in order to make sure Israel doesn’t have another Gilad Shalit on its hands, or to verify that the suspected kidnap victim is no longer alive – which makes it easier, no matter how painful that might be.

(Fonte: ynetnews.com)

La parte che ho grassettato mi ha fatto venire in mente la Direttiva Annibale, ma mi sono chiesto se e’ complottismo di bassa lega o se c’e’ qualcuno dall’apparenza seria che scrive nei media mainstream che lo prende sul serio. Per cui per curiosita’ ho googlato la stringa “hadar goldin hannibal directive”, e vedo che sembra che sia un’ipotesi presa abbastanza sul serio. Interessante anche restringere la ricerca ai siti israeliani (per chi non lo sapesse, c’e’ un’opzione su google che restringe la ricerca a un dominio di primo, secondo, terzo livello: “hadar goldin hannibal directive site:il” ricerca solo nei siti che finiscono con .il, ovvero israeliani.)

[Update, 31/12/2014]: a mesi di distanza, nei media israeliani si parla apertamente dell’applicazione della Direttiva Annibale in quello specifico caso, e ci si chiede se il massacro di civili conseguente sia stato appropriato (link).

Incidentalmente, e senza nessuna intenzione di voler sembrare un apologeta di Hamas (non lo sono, li considero degli assassini sia nell’ideologia che nella prassi), e solo perche’ mi ha sorpreso tantissimo quando l’ho letto qualche tempo fa, linko qui un articolo del Jerusalem Post (giornale di destra) di quando Gilad Shalit e’ stato liberato, che racconta che le condizioni in cui fu tenuto in cattivita’ non erano quelle che uno si immagina. Se Hadar Oldin e’ ancora vivo mi auguro che le sue condizioni siano comparabili, entro i limiti di quello che e’ possibile in questo momento in un’enclave sotto attacco e senza acqua potabile. [Mini-update del 3 agosto: non era gia’ piu’ vivo. Le circostanze non sono ancora molto chiare, e il corpo non e’ stato ritrovato. Questo ha fatto pensare ancora piu’ gente alla Direttiva Annibale, pero’ contestualmente e’ anche venuto fuori che Oldin era parente del Ministro della Difesa, quindi si puo’ arguire che e’ improbabile che lui possa aver dato quell’ordine.]

I paragrafi piu’ sorprendenti del racconto di Gilad Shalit:

Schalit remembers his time in captivity clearly. He was not held in basements and he was not tortured other than slight “annoyances” in his first days of captivity. Though they hit him a bit and tied him to bars, they quickly understood that he was fragile and would die in their hands if they beat him too badly. They did not want him to die, that would have been a catastrophe. At that point, Schalit was the Palestinian people’s greatest asset.

During his captivity he was passed among several Palestinian families around the Gaza Strip. He watched television, listened to the radio and was even occasionally allowed to surf the internet. He heard all of the news reports during “Operation Cast Lead” in winter 2008-9, and watched all of the 2010 World Cup games. He specifically remembers the game he saw when he was moved from one family to another – it was a game featuring Spain, the world champions. All in all, he was treated reasonably.

The main problem was food. There were not many culinary options and Schalit was forced to eat what Gazans eat, which is mainly humus. Understandably he was in a depressed state, which affected his appetite, which in turn caused a dramatic drop in his weight. He did not go on a hunger strike, and indeed never considered the option. One day he ate with a family on their rooftop in Khan Yunis and from their roof he could see the Mediterranean. Under other circumstances, he could have believed that he was on vacation.

Ovviamente, una vacanza di 5 anni e’ una cosa spaventosa di per se’, indipendentemente da quanto affettuose siano le tue guardie. Ma questo vale anche per i prigionieri in un carcere (il confronto piu’ fair e’ con i palestinesi in attesa di giudizio da anni, che probabilmente ricevono un trattamento “occidentale” nel senso di non essere torturati, ma differentemente dagli occidentali e dai cittadini israeliani – arabi compresi – non hanno diritto ne’ a vedere un giudice ne’ a sapere esattamente quali sono le accuse – link.)

Un’altra cosa che ho appena imparato sulle guerre asimmetriche.

Da ragazzino ero un appassionato ludologo. A un certo punto ho scoperto l’esistenza di un’intera famiglia di giochi da tavolo asimmetrici. Dall’Africa alla Scandinavia, diverse civilta’ nel corso di alcuni millenni hanno inventato giochi in cui i due avversari hanno un numero diverso di pedine, soggette a regole di movimento e cattura diverse. Un altro esempio di giochi asimmetrici, in questo caso molto moderni, sono i vari boardgames basati sull’emulazione di effettive battaglie o campagne militari del passato. Siccome questi boardgames sono destinati a un pubblico di nicchia che da’ simile importanza alla verosimiglianza storica e alla giocabilita’, e siccome spesso quando una parte del conflitto ha perso, al prim’ordine, e’ perche’ era meno forte, e’ prassi che questo squilibrio di forze sia riflettuto nel gioco, e i due giocatori abbiano obiettivi finali diversi: ad es. il giocatore che impersona Napoleone a Waterloo ha vinto se riesce a non perdere entro N turni di gioco, ed e’ patta se all’N-esimo turno la differenza di forze in campo e’ un tot.

Questa introduzione solo per dire che in una vera guerra asimmetrica la definizione di chi vince o perde non ha niente di normale. Gia’ ho scritto in passato (in tempi di “pace”, cioe’ quando i razzi verso Israele erano solo ogni tanto, e Israele rispondeva solo contro il punto del lancio) della mia sorpresa per la strategia di Hamas consistente nel far morire N dei suoi militanti, piu’ M civili a caso, giusto per sperare che ogni tanto un razzo bucasse un marciapiede israeliano, e proclamare vittoria in quel caso.
Ora immagino che i vertici di Hamas stiano proclamando la vittoria e festeggiando a champagne, visto che l’arrivo di un razzo al suolo, senza fare alcun danno, a 5 km dall’aeroporto Ben Gurion (quindi passando per la prima volta tra le maglie del Duomo di Ferro) ha inpanicato le compagnie aeree straniere, conseguentemente causando una reazione mediatica in Israele piu’ forte che la morte nello stesso giorno di vari suoi soldati:

Bomba o non bomba.

[Colonna sonora]

Chirurgia con l’ascia bipenne

L’IDF ha una fama di serieta’, onesta’ e umanita’ talmente forte tra gli israeliani che finisco con l’esitare tantissimo ogni volta che sto per parlarne male. E’ comune leggere articoli israeliani che si riferiscono all’IDF come “l’esercito piu’ morale del mondo”. Ho quindi esitato tantissimo prima di scrivere la seguente frase: ma su che cacchio e’ basata questa fama?
Le cifre fornite dall’ONU al momento di scrivere questo post sono di 375 palestinesi morti, di cui almeno 270 civili, di cui 83 bambini e 36 donne. Sono cifre considerate per difetto, avverte questa fonte, perche’ sono solo i casi verificati. Pero’ ho avvertito io stesso nel post precedente che durante lo svolgimento di una guerra tutte queste cifre sono da prendere con le pinze, in particolare le fonti primarie sono sempre meno affidabili che in tempi di pace.
Per cui, come valore conservativo volevo prendere quello stimato dall’IDF stessa, ma purtroppo l’IDF non sembra interessata a fornire questo numero al pubblico, dice solo il numero di operazioni.
A testimonianza di quanto io stesso sia (fossi) inconsciamente influenzato da pregiudizi positivi nei confronti dell’IDF, davo per scontato che nel suo sito di propaganda ci fosse qualche menzione dei propri stessi errori. Per la strana storia dei quattro ragazzi che giocavano a pallone sulla spiaggia, morti bombardati da una nave, almeno nei giornali si dice che l’IDF “sta investigando”. Ho cercato invano sul loro sito qualcosa riguardo questa investigazione.
Ammetto anche di aver almeno parzialmente creduto, nei primissimi giorni dell’Operazione Margine Protettivo (nome molto piu’ tranquillizzante del terribile Operazione Piombo Fuso del 2008-2009, pero’ sembra che questa sia molto piu’ mortale e devastante), alla storia degli attacchi mirati con precisione chirurgica. Piu’ passavano i giorni, e anche prima del carnaio di questo weekend, e piu’ mi veniva da dire “precisione chirurgica un paio di coglioni”. E’ finita che l’ha detto, quasi verbatim, pure il Segretario di Stato americano, ed e’ tutto dire. (Una delle sue affermazioni piu’ ricorrenti e’ “ho un record di 29 anni consecutivi di voti sempre favorevoli a Israele al Congresso”.)

Il sito dell’IDF, cosi’ come il governo, tantissimi giornalisti e anche gente comune, ripetono un mantra che probabilmente e’ basato sulla realta’: che Hamas usa spesso scudi umani, e cerca di usare scuole, ospedali, moschee, aree densamente abitate come scudo. Tutto probabilmente vero, e infatti pochi giorni fa l’UNRWA (agenzia ONU specifica per i rifugiati palestinesi) ha denunciato la scoperta di una ventina di razzi nascosti in una delle sue scuole, e ha emesso un comunicato molto duro contro Hamas perche’ cosi’ facendo ha messo a rischio gli 80mila profughi rifugiati nei locali delle sue scuole, facendole diventare obiettivi potenziali di attacchi. Pero’ le varie interviste a piloti che raccontano di vari casi in cui non hanno bombardato obiettivi militari chiarissimi sembrano stonare un po’ con vari dettagli.
Per esempio, annegata tra varie notizie di operazioni in cui molti piu’ civili o presunti civili erano stati ammazzati quel giorno, ce n’era una relativamente minore:

“Palestinians reported at least three people were killed in a strike on a car in Khan Younis. The IDF confirmed the strike, saying terrorists were traveling in the vehicle. A man, that was probably the strike’s target, was killed, along with a 10-year-old boy and an elderly woman.” Da http://www.ynetnews.com (cliccare la foto per l’articolo)

Questa qui non ha attratto molta attenzione, visto che almeno uno dei morti era probabilmente un terrorista. E colpisce in effetti la chirurgica precisione dell’attacco, capace di fare esplodere una singola automobile e basta. (Capita abbastanza spesso, anche in tempi “di pace” nei mesi scorsi ho letto vari casi del genere, comprese motociclette.)
Se erano in grado di determinare con precisione l’identita’ del terrorista dentro la macchina, probabilmente erano in grado di determinare l’eta’ e il sesso degli altri passeggeri. L’IDF insiste che persegue la minimizzazione delle vittime innocenti. E’ possibile conciliare con la notizia di cui sopra, solo considerando che la parentela con un militante faccia uscire dalla categoria “innocenti”, anche se si hanno 10 anni.

(Vedere anche questo articolo scritto da un israeliano che ha fatto il servizio militare in un corpo speciale di paracadutisti durante la Seconda Intifada, e racconta varie cose di cui non e’ fiero, piu’ un episodio raccontatogli da un amico dall’Operazione Piombo Fuso. E questi erano casi in cui il protagonista eseguiva gli ordini. Esistono anche i casi come quello di Bitunya, o altri che emergono ogni tanto, in cui atti atroci sono commessi da soldati “ideologicamente motivati” per iniziativa personale. Si tratta quasi certamente di una piccola minoranza dei soldati, ma colpisce il fatto che siano sistematicamente negati dall’IDF o al massimo relegati alla categoria “investigheremo l’accaduto” e poi quasi sempre dimenticati.)

Circola su facebook.

Circola su facebook [1].

I meccanismi dell’empatia

Ho precedentemente raccontato della sera in cui scrutavo compulsivamente i thread su facebook di stranieri residenti a Gerusalemme per capire se le esplosioni sentite da mia moglie fossero razzi, se fossero esplosi al suolo o intercettati, ecc.; ho anche gia’ fatto intuire, in quel post, di come facebook fosse essenzialmente usato da questa comunita’ come sfogatoio per una situazione per tutti noi inusuale.

Tra gli stranieri che ho tra i contatti, non pochi hanno contatti palestinesi, alcuni anche a Gaza [1]. E in un thread in cui tutti (genitori stranieri a Gerusalemme) forwardavano informazioni, si scambiavano consigli su come comportarsi se fosse arrivata la bomba, si dicevano l’un l’altro quanto e’ terribile questa ansia, e si lagnavano di questo e di quello (ad es., del fatto che non esistono rifugi anti-missile nei quartieri arabi; per chi vive nella parte nord di Gerusalemme Est i piu’ vicini sono nei quartieri-colonia ebraici di French Hill e Pisgat Ze’ev [2]), ecco il piccolo dettaglio che istantaneamente fa sentire una merda:

messaggio-da-gaza

Ovviamente ero infinitamente molto piu’ stressato per il piccolissimo rischio corso da mia moglie e mia figlia (io ero lontano) che non per il rischio molto piu’ reale corso da quella donna sconosciuta e i suoi bambini. Ma inoltre, per il solo fatto che c’era un solo grado di separazione tra quella donna e me su facebook, ero anche molto piu’ stressato per lei e per i suoi figli che per la maggior parte della popolazione di Gaza.

Similmente, mi ha fatto un effetto molto forte leggere, nella mail di un collega, che un nostro altro collega sta ospitando a casa sua (nel distretto di Tel Aviv, dove i razzi di Hamas sono frequenti ma non come al Sud) alcuni parenti fuggiti da una delle citta’ israeliane vicine al confine con Gaza. Se non conoscessi nessun israeliano, sospetto che non proverei molta empatia (se non su un piano molto astratto) con gli abitanti di Sderot o Ashdod o Ashqelon che stanno impazzendo per le sirene che suonano in continuazione; presumo che penserei che il rischio che corrono e’ comunque infimo rispetto a quello delle loro controparti a Gaza, e che quindi la mia empatia (sempre astratta) sarebbe piu’ giustamente spesa per questi ultimi. Ma una cosa che ho imparato e’ che quando conosci “persone vere” su entrambi i lati di un conflitto, non c’e’ nulla di strano ne’ di innaturale nel provare strette allo stomaco per entrambi, senza che sappia di cerchiobottismo.

Quando le bombe cadevano su mia madre di quattro anni

A Catania da qualche anno c’e’ un bel museo dedicato allo sbarco degli Alleati in Sicilia. Se e’ ancora aperto vi consiglio di visitarlo (non e’ molto noto, o almeno non lo era quando ci sono stato, quindi c’e’ anche il bonus della poca folla). Una delle feature, nella sezione dedicata ai bombardamenti (era il tempo in cui la parola “terrorismo” era usata per il massacro di civili da parte di eserciti regolari, ed il suo uso era molto meno carico di emozioni di adesso), e’ una stanza che riproduce un rifugio collettivo dell’epoca, che trema in maniera realistica mentre altoparlanti mimano il fragore delle bombe. Carina, eppure non ho provato una connessione emotiva veramente significativa con le persone che ci si erano trovate dentro nel 1943. E questo nonostante il fatto che mio padre e mia madre avessero 6 e 4 anni a quell’epoca e siano effettivamente stati testimoni di quei bombardamenti. La prima volta nella mia vita che ho provato dei veri brividi al pensare cosa devono aver provato queste due persone cosi’ vicine a me, e’ stato pochi minuti fa durante l’associazione di idee che mi ha spinto a scrivere il paragrafo che state leggendo. A fare il link emotivo non e’ stata un’esperienza vissuta in prima persona ma quella in interposta persona di altre persone care, mia moglie e mia figlia, che erano presenti durante tre sirene d’allarme (due a Gerusalemme, la terza all’aereoporto Ben Gurion mentre aspettavano di partire per Ginevra, quando per la prima volta hanno avuto un rifugio in cui entrare – con calma e disciplina, e il volo non ha avuto nemmeno un minuto di ritardo: difficilissimo su queste basi arguire che sia stata un’esperienza traumatica. E’ stata solo un’esperienza spiacevole. E per quanto minima, avrei voluto che non gli fosse capitata. Il racconto di mia figlia sulle “grosse ambulanze” che le facevano paura mi ha squagliato il cuore.)
Questo dimostra ancora di piu’ l’importanza di conoscere persone sui due lati del conflitto. Qualche volta i razzi di Hamas fanno qualche danno sulle citta’ israeliane (di solito indirettamente, tramite i detriti del loro intercettamento in aria), e se conosci qualcuno in quelle citta’, la prima cosa che pensi non e’ “si’ ma non e’ niente in confronto a Gaza”, quello che pensi e’ che speri che non succeda niente a loro, alle loro famiglie e ai loro amici, e maledici Hamas forse tanto quanto la maledicono loro.

Palermo bombardata non sembrava troppo diversa da Gaza, in queste foto. Mia madre viveva in citta’, mio padre di solito vedeva i bombardieri dalla distanza, da Bagheria.

Un piccolo test collegato a quanto detto sopra: che sensazioni vi trasmette questo video girato a Gaza pochi giorni fa durante dei bombardamenti israeliani? Immagino che la media delle persone prive di collegamento diretto o indiretto con il conflitto non provino nessuna particolare emozione per questa sequenza di luci nel buio, anche se vi ho appena informato di cosa sono quelle luci. Un anno fa di questi tempi sarebbe stato lo stesso per noi. Adesso io, che non conosco l’autrice del video, ne sono un po’ scosso, e mia moglie che la conosce ne e’ sconvolta. Eppure non si vede nessuna scena shock, solo delle luci nel buio.

Un razzo al cerchio, una bomba alla botte?

Se finora ho dato l’impressione che allora, se sono tutti giustificati ad aver paura, allora c’e’ si’ una simmetria (emotiva, a differenza dell’asimmetria di mezzi bellici, organizzativi, comunicativi, ecc.), meglio specificare che non penso esattamente questo. Comunque qualcuno sta provando molta piu’ paura di qualcun altro.
Inoltre, mi dispiacerebbe se qualcuno pensasse che per me la conseguenza logica di empatizzare per le paure di chi abita in posto sia giustificare azioni di vendetta, punizioni collettive, ecc.; ne’ la mentalita’ di faida, che sembra egualmente presente tra le due parti del conflitto, ne’ la legge della giungla per cui il piu’ forte ha diritto a qualunque azione che aumenti la sua sicurezza, a detrimento di quella altrui. (Il “diritto all’autodifesa”, quando e’ menzionato a sproposito, passa dallo status di cosa ovvia e condivisibile allo status di chiagni e futti.)
Ho gia’ raccontato un episodio su piccola scala in cui la parte forte (io) aveva paura della parte debole (un bambino che soppesava dei sassi e ci guardava con sospetto). Avrei certamente fatto uso della disproporzione di forze a mio vantaggio se la parte debole avesse fatto o tentato di fare un qualsiasi danno a me e ai miei cari. Non avrei pero’ risposto a un sasso con una pistolettata in testa. Senza esagerare, ci sono gruppi d’opinione (non solo in Israele) che considererebbero invece la pistolettata in testa giustificata, sia dentro che fuori della metafora.

Inoltre: non sono di quelli che vedono di default una maggiore moralita’ nelle vittime: qualche giorno fa, un blogger israeliano che leggo da mesi e con cui ho scambiato qualche mail ha postato qualcosa che condivido, risparmiandomi la fatica di ulteriore verbosita’.

Digressioni:

[1] Che in questo momento storico sia normale avere una connessione a banda larga perfettamente funzionante anche sugli altopiani etiopi (true story) o, appunto, nel mezzo di un’enclave assediata e sotto bombardamento, e’ una cosa che non finira’ mai di affascinarmi. Come potremo mai, io e mia figlia quando sara’ adulta, capire l’un l’altro le rispettive visioni del mondo visto che avremo avuto le nostre adolescenze in due lati della storia separati da uno spartiacque di una portata tale che Gutenberg in confronto non e’ stato nessuno? (Perche’ si’, ok, e’ stato molto importante per la civilta’ moderna permettere ai poveri di leggere libri a buon mercato, ma vuoi mettere il permettere a qualunque perditempo di qualunque popolo in guerra di andare a trollare sui commenti di youtube?)

[2] Su questo ci faro’ un post un’altra volta, sia perche’ abbisogno di piu’ dati per evitare di propagare (in buona fede) un dato fuorviante, sia perche’ gia’ questo post e’ troppo lungo.

Tutto quello che sai e’ falso.

[Il titolo e’ ovviamente una citazione del grande bestseller internazionale di qualche anno fa. A scanso di equivoci: se richiesto del mio pacato parere su quel libro, rispondo che e’ indegno di essere usato per nettarsi il culo quando si fa la merda sciolta.]

Ogni volta che qualche grande evento polarizza l’opinione pubblica, i tifosi delle opposte parti in causa cominciano a forwardare, postare, twittare, etc., qualunque materiale che si suppone metta in luce la malvagita’ di una parte e la sofferenza dell’altra.
Ci sono due grandi fenomeni collettivi che mi fanno andare ai matti:

1) La maggioranza delle persone con una forte opinione non si pongono mai il problema dell’attendibilita’ delle fonti. La quasi totalita’ delle informazioni o foto farlocche si possono sgamare con pochi minuti di ricerca su google, e il mio approccio e’: se non perdi quel tempo tu prima di postare una cosa a cui sembri tenere, costringi me a perderlo perche’ l’argomento mi interessa e se mi interessa voglio essere sicuro di non ripetere a mia volta cazzate; e avendo tu perso il mio tempo invece del tuo, sei veramente uno stronzo. In alcuni casi anche la scarsa coerenza logica interna della notizia avrebbe dovuto farti scattare un campanello d’allarme prima di ritrasmetterla.

2) Nella minoranza di persone che spiccano al di sopra della massa del punto 1), ahime’, la maggioranza cade in un’altra fallacia: controllare attentamente solo cio’ che contraddice la propria convinzione sulla moralita’ di una parte. Questo tipo di persone credono sinceramente che ci sia una delle parti in causa (una che molti anni fa hanno deciso di odiare) che, senza vergogna alcuna, mette in atto una campagna di propaganda menzognera. Cosi’ come quella parte li’ non ha rispetto per la vita umana, il benessere dei bambini, il Bene e il Bello, figuriamoci se ha interesse per la Verita’.

A beneficio di questa ampia comunita’, provvedo due link che troveranno utili:

I numeri sono tutti sbagliati, secondo l’articolo linkato dall’immagine.

Ho paura che molti di voi forwarderanno solo uno di questi due link, mi auguro che qualcuno invece capisca cosa voglio dire.
Cio’ che voglio dire: che quando c’e’ un conflitto (armato o latente) la prima cosa che ci si deve aspettare e’ che le informazioni siano manipolate; che anche se ritieni che la “tua” parte sia piu’ morale dell’altra, devi aspettarti manipolazioni anche da quel lato; che forse pero’ non c’e’ assolutamente un motivo per ritenere che una parte sia piu’ morale dell’altra; che tutti i popoli in guerra si ritengono piu’ morali del proprio nemico e, quando credi quello, sovente credi anche che diventi giustificato fare gli stessi atti immorali che attribuisci all’altro (vale per l’ammazzare civili per ritorsione per l’uccisione di civili da parte dell’altro, e vale anche per il manipolare le informazioni per controbilanciare le manipolazioni dell’altro).
E questo senza nemmeno prendere in conto il fatto ancora piu’ banale che essere oggettivi e’ estremamente difficile gia’ quando si guarda alla situazione come stranieri esterni, figuriamoci quando sei parte in causa di una guerra tribale, e probabilmente una gran parte degli errori fattuali messi in giro da privati sono in assoluta buona fede. (Per cui tendo a dare ai privati il beneficio della presunzione di innocenza. Per gli errori messi in giro da entita’ statali o para-statali, invece, partirei dalla presunzione di colpevolezza.)

Chiaramente, ci sono delle asimmetrie. Cosi’ come questa guerra e’ asimmetrica, anche i mezzi di propaganda sono asimmetrici. I palestinesi usano moltissimo l’approccio bottom-up per la propaganda, in particolare reti sociali. Nuovo contenuto propagandistico appare letteralmente dal nulla e si propaga solo in accordo con le leggi della Memetica. Purtroppo cio’ che determina la fitness di un meme rispetto ai suoi competitori ha piu’ a che fare col contenuto emotivo che con la sua completezza ed esaustivita’, per non parlare dell’accuratezza. Anche gli israeliani e i loro supporter fanno un uso massiccio delle reti sociali, ma il nuovo contenuto arriva spesso da un approccio top-down: siti ufficiali dell’esercito o dello stato (che hanno verosimilmente a disposizione tra i migliori specialisti in comunicazione del paese). I memi originati dal basso esistono pure nel caso pro-israeliano, qui arguisco solo che il materiale top-bottom e’ quasi assente per i pro-palestinesi.

(Specifico quasi, perche’ qualche tentativo ovviamente esiste, ma lascia a desiderare. Per esempio anche Hamas prova a seguire l’approccio top-down, col sito ufficiale delle brigate Al Qassam. Confrontare con il blog dell’IDF, che e’ forse il confronto piu’ mele con mele che si possa fare.)

Razzi e canguri.

Stamattina le notizie di una radio svizzera menzionavano circa 120 razzi sparati da Hamas su Israele, e circa 40 intercettati da Iron Dome. Il cronista, per enfatizzare i freddi numeri, ha aggiunto “circa uno su tre”. Mi ha fatto riflettere su quanto sia facile equivocare i dati quando non si conosce un contesto. In realta’, e’ fuorviante dire che Iron Dome ne acchiappa uno su tre. E’ piu’ corretto dire che circa due razzi su tre sono talmente imprecisi da mancare le zone densamente popolate su cui sono diretti, e di quelli che azzeccano la traiettoria giusta quasi tutti sono intercettati in aria da Iron Dome.

La lista dei danni a cose e persone provocati dai razzi finora (o meglio, di solito dai detriti di razzi intercettati) non fa piacere, ma inevitabilmente induce l’osservatore esterno al confronto con i bombardamenti di Gaza, e l’asimmetria e’ da vertigine. I giornali israeliani ne sono consapevoli, qui per esempio si paragona Hamas a un cane con la museruola legato a una catena che ringhia disperatamente perche’ non riesce a mordere; qui c’e’ un video con interviste alla gente che va in spiaggia a Tel Aviv ed e’ divertita dal diversivo provveduto dalle sirene d’allarme.

Una tv americana ha utilizzato la foto qui sopra da Gaza dicendo che era da Israele (“an Israeli family trying to salvage what they can”) [link]. Nell’universo parallelo creato da questo equivoco ed esistito nel tempo trascorso tra la messa in onda del programma e la rettifica, il conflitto e’ stato simmetrico e quello che sta succedendo a Gaza ha avuto un senso comprensibile.