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Intifadah silenziosa.

Negli ultimi tempi della nostra residenza a Gerusalemme, quando gia’ sapevamo del nostro imminente ritorno nelle campagne franco-svizzere, capitava molto spesso che gli amici e conoscenti europei ci chiedessero se eravamo contenti di tornare. E la risposta era imbarazzante da dare, perche’ la domanda non era mai intesa come una vera domanda ma sottintendeva un “dimmi quanto intensamente sei sollevato dall’andartene da quel posto spaventoso”, ma la nostra risposta non era quella attesa. Rispondevamo, infatti, che a noi stare li’ piaceva, e anche molto. E infatti dopo il ritorno abbiamo continuato ad averne nostalgia di un posto bellissimo e interessante su moltissimi livelli, dove abbiamo vissuto tutto sommato molto bene, giusto con qualche periodo di ansia e abbastanza amarezza nel verificare cosa succede alla psiche collettiva durante una guerra, ma insomma, quale posto al mondo e’ perfetto?

Comincio pero’ a sospettare che forse non siamo stati li’ in un momento “normale”, ma anzi in uno dei periodi di calma maggiore della storia recente. Giusto prima della sua fine.

Oggi, per la seconda volta in 15 giorni, una macchina guidata da uno di Hamas si e’ lanciata sulla folla nel tratto di strada tra le due fermate di tram che usavamo noi (link). (La volta precedente e’ corrisposta al mio post precedente.) [1]
Questo in un contesto in cui gia’ da qualche tempo si parla di “Intifadah silenziosa” o “Intifadah calma”, intendendo un aumento delle rivolte di strada nei quartieri arabi [2] e degli atti di violenza tipo sassi o molotov, e in polemica con le ripetute affermazioni delle forze dell’ordine che “comunque questa non e’ la Terza Intifadah”.

Il riassunto della situazione recente da parte di un influente giornalista israeliano [3], il giorno prima di questo attentato:

We are stuck with the settlers, with the hatred of Arabs, with the fears and anxieties our leaders are instilling in us; they are stuck with the refugees, with the hatred of Jews, with the illusion that we can still be thrown into the sea.
(…)
The negotiations are resumed from time to time precisely because the hidden assumption on both sides is that nothing will come out of them.
(Nahum Barnea, da qui)

[1] Per una strana ironia del destino stavolta l’attentatore ha ucciso un arabo, ma di religione era druso e quindi suppongo che dal punto di vista di Hamas, che e’ un movimento esplicitamente islamico [a], la sua morte sia comunque meglio che niente.

[2] Sia questo che l’attentato molto simile di due settimane fa sono stati compiuti da membri di Hamas, ma dubito che le rivolte spontanee che capitano ormai quasi quotidianamente nei quartieri arabi di Gerusalemme siano organizzate da Hamas, sebbene Hamas le elogi. Un piccolo dettaglio a supporto della mia speculazione: nelle foto di rivoltosi si vedono spesso capigliature alla mohicana. Orbene, un dettaglio che mi aveva colpito quando mi era stato raccontato di come Hamas governa Gaza e’ che proibisce tassativamente i capelli alla mohicana. (Il dettaglio mi aveva colpito perche’ e’ una capigliatura estremamente alla moda tra i giovani arabi dei quartieri piu’ miserabili di Gerusalemme Est.)

[3] Nahum Barnea e’ un giornalista di centro-destra. Dopo il linciaggio di Ramallah del 2000 propose il “test del linciaggio” per attaccare i giornalisti di sinistra. Ha perso un figlio sedicenne in un attentato suicida nel 1996. Esponente di un “pacifismo pragmatico”, tende spesso a premettere che dei palestinesi non gliene frega niente e/o che considera i loro leader dei farabutti, ma ritiene e spiega che se gli israeliani vogliono vivere in pace devono prendere a calci in culo la lobby delle colonie (link a un ottimo articolo) e dare via un grosso pezzo dei Territori Occupati in fretta, anche senza negoziare. [d]

[a] I movimenti nazionalisti palestinesi “storici” (Hamas e’ relativamente recente, essendo stato fondato nel 1987) sono in generale laici, e spesso hanno avuto tra i loro leader dei cristiani (che hanno sempre avuto la tendenza almeno dall’800 a essere sovrarappresentati tra le elite palestinesi; ipotizzo perche’ in media piu’ istruiti grazie all’abbondanza di scuole cristiane gestite da europei).
Sembra strano, in questi tempi recenti in cui la questione israelo-palestinese sembra essere dominata sul piano verbale da argomenti religiosi [b], pensare che per la maggior parte del tempo il conflitto non e’ stato visto in questi termini dalle sue parti in causa, se non come “effetto al second’ordine”.

[b] Esattamente nel mezzo tra questi due attentati nel mio ex quartiere, c’e’ stato un altro atto terroristico di rilevanza (pero’ a Gerusalemme Ovest): un palestinese ha cercato di ammazzare un certo Rabbino Glick, un noto attivista di un movimento religioso secondo cui e’ opportuno, anzi necessario, andare periodicamente a pregare sul Monte del Tempio (cosa vietata ai non musulmani dalle forze dell’ordine israeliane, preoccupate di evitare provocazioni, per non parlare del fatto che il Rabbinato d’Israele vieta tout court a ogni ebreo di mettere piede sul Monte del Tempio, per la sua eccessiva santita’ – ne parlai qui). [c]

[c] E giusto per dimostrare come in quel paese niente e’ semplice, niente puo’ essere spiegato senza iniziare la frase con “e’ complicato”: e’ venuto fuori un video di Glick, girato poche settimane prima dell’attentato in cui, dopo essere entrato nella Spianata delle Moschee, canta una preghiera in arabo con alcuni musulmani, poi verso la fine del video (se capisco bene) gli insegna come tradurre in ebraico una frase che ha prima detto in arabo (non conosco nessuna delle due lingue ma in una ha detto Allah e nell’altra Adonai), e sembrano essere tutti molto di buon umore.

[d] E siccome, di nuovo, non si puo’ dire niente senza dover aggiungere da qualche parte un “e’ complicato”: contrariamente a quanto il lettore potrebbe pensare, l’idea di andare via dai Territori unilateralmente non e’ “di sinistra”. Si tratta infatti della dottrina di Ariel Sharon buonanima, che ritiro’ unilateralmente da Gaza proprio perche’ trovava aberrante negoziare con la controparte, e in contrasto con la mini-tradizione laburista (Rabin, Peres, Barak) di chiacchierare troppo e di troppe cose con Arafat.
Attualmente la sinistra israeliana dice che il ritiro da Gaza non porto’ pace proprio perche’ non fu parte di una negoziazione completa (cioe’ che includesse anche garanzie di sicurezza, oltre ad aspetti di mutuo interesse e mutuo controllo), la destra dice che fu una cazzata perche’ tenerci 7000 coloni e 1500-2000 soldati secondo loro era molto meglio, e insomma non so quanti siano rimasti a parte Barnea in Israele a difendere quella scelta, 10 anni dopo.

[nota bonus] Un po’ dopo essere stato raggiunto dalla notizia dell’attentato ho avuto uno strano presentimento, e ho visitato la pagina delle statistiche di questo sito. C’erano 4 visite oggi dal Regno Unito, cifra inusuale tranne quando litigo con il signor R.A.Z., che vive nel Regno Unito e si prefigge di monitorare l’antisemitismo nella blogosfera.
Insomma sembra molto in ansia di sapere il mio parere sulle novita’ del giorno, e io ne sono come al solito molto lusingato.

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Effetto soglia.

Tornato ormai stabilmente nel cuore della Fortezza Europa, e quindi esposto maggiormente (tramite radio, giornali cartacei, amici di facebook che linkano cose) alle notizie dei paesi europei con i quali ho a che fare direttamente (Italia, Francia, Svizzera, Belgio) che a quelle da Israele/Palestina, come normale vengo a sapere solo gli eventi dalla Terra Santa che passano una soglia molto alta.
Giovedi’ solo grazie a una guardata casuale a repubblica.it ho saputo di un attentato vicino a dove abitavamo. Un palestinese affiliato ad Hamas [1] si e’ lanciato sulla piccola folla che attendeva il tram alla fermata Collina delle Munizioni, uccidendo una bambina di tre mesi.

Per avere piu’ dettagli sono andato a leggere la stessa notizia su ynetnews, dove si puo’ anche vedere il video preso da una telecamera di sorveglianza.
La fermata della Collina delle Munizioni era la piu’ vicina a casa nostra assieme a Shimon HaTzadik, dove poco prima della nostra partenza era avvenuto un evento in qualche senso simile, di cui scrissi qua [2]. Quand’ero li’, ogni giorno in macchina passavo almeno due volte da quello stesso incrocio da cui il terrorista ha deviato per lanciarsi sulla folla, e le rare volte che prendevo il tram lo prendevo da una di quelle due fermate. Ricordo quando avevamo una babysitter senza macchina [3] che andava a prendere nostra figlia al nido e la riportava a casa col tram. All’inizio l’idea ci stressava un po’ (non avevamo pero’ facili alternative), poi a furia di essere presi in giro dai locali ci eravamo rilassati. Negli ultimi mesi, dagli eventi di luglio in poi, sembra invece che i locali di entrambe le etnie usino molto meno il tram. (Questo articolo lo conferma.)

Una volta che la mia attenzione e’ riportata su Gerusalemme dal singolo evento sopra-soglia, continuo a leggere e mi faccio un’idea di tensioni che sono diventate sempre piu’ pesanti da quando siamo partiti, pur rimanendo sotto la soglia necessaria a meritare, per esempio, un articolo su repubblica.it [4].
Ad esempio, stasera mentre scrivo c’e’ Gerusalemme Est in fiamme (dalla descrizione sembra comparabile con la settimana di inizio luglio in cui ci barricammo in casa), ieri un ragazzino palestinese e’ stato abbattuto vicino Ramallah mentre tirava molotov sulle auto dei coloni, qualche giorno fa un colono ha messo sotto una bambina palestinese di 5 anni in Cisgiordania, uccidendola (incidente, pare) [5, 5bis], qualche settimana fa le tensioni nel quartiere arabo di Silwan (accanto alla Citta’ Vecchia) sono salite alle stelle quando un’organizzazione di destra ebraica che si prefigge la giudaizzazione del quartiere ha acquistato un gran blocco di case tramite un prestanome palestinese per impiantarci un numero record di coloni ebrei [6], creando uno shock sul lato palestinese (e minacce di morte ai proprietari che hanno venduto, che dovranno dimostrare agli ex vicini di non essere stati conniventi) e vari dibattiti tra destra e sinistra israeliana sul tema se sia veramente opportuno lasciare che organizzazioni come questa continuino a rompere i coglioni agli arabi di Gerusalemme, mettendo a dura prova lo status quo. Ma nessuno di questi eventi sembra passare la soglia per un articolo on-line su Repubblica.
L’effetto soglia è insidioso perché fa perdere il contesto, e ogni azione violenta, di una parte o dell’altra, sembra spuntare dal nulla a rompere uno status quo tutto sommato soddisfacente. E siccome le soglie sono soggettive [7], favorisce le proprie convinzioni pregresse su chi sia il popolo più cattivo nel conflitto. Spiega anche perché persino i guerrafondai locali (di entrambi i lati) abbiano spesso opinioni meno nette dei loro supporter occidentali.

Piantina del tram, da ynetnews.com

Appropriatissima pubblicita' scelta dall'algoritmo di ynetnews per tutti gli articoli relativi all'attentato della stazione del tram.

Appropriatissima pubblicita’ scelta dall’algoritmo di ynetnews per tutti gli articoli relativi all’attentato della stazione del tram.

[1] I vertici di Hamas l’hanno lodato per il suo atto, ma le autorita’ israeliane ritengono che non abbia agito secondo i loro ordini, ne’ che fosse in coordinamento con altri appartenenti al movimento, e che il suo sia stato un gesto spontaneo. Mi pare di capire che sia il modus operandi abituale dei membri di Hamas in Cisgiordania e Gerusalemme Est, di agire come cani sciolti. Vedasi l’assassinio dei tre ragazzi ebrei a giugno che ha causato l’inizio dell’Operazione Guardiano del Fratello.

[2] Ma dallo status meno chiaro come attentato terroristico. Mentre adesso si e’ trattato di un nazionalista gia’ noto per atti violenti, quella volta le notizie parlavano di una persona priva di affiliazioni politiche note, e proveniente da una famiglia che tradizionalmente “coesisteva”. Anche quella volta c’era un video, ma era stato preso con un telefonino da un testimone oculare dopo che il casino era iniziato, per cui non era utile a concludere che cosa fosse successo esattamente (se l’uccisione fosse stata volontaria), mentre stavolta mi sembra che il video non lasci dubbi. Anche quella volta il protagonista era stato sparato alla testa.

[3] Una delle poche babysitter non palestinesi che abbiamo avuto, e che purtroppo ci e’ stata sottratta dalla severita’ delle leggi israeliane sull’immigrazione. Del tutto inaspettatamente, visto che era per il 25% di sangue ebraico [a] e ambiva a fare l’aliyah in Israele (non per motivi religiosi, visto che era cattolica come il restante 75% della sua famiglia, ma perche’ diceva che le piaceva moltissimo il clima). Alcuni israeliani a cui l’abbiamo raccontato erano molto sorpresi, perche’ e’ noto il principio del nonno ebreo per avere la cittadinanza, per cui rimane il mistero di cosa possa esserci stato di sbagliato nel suo dossier.

[4] Mi viene in mente che il corrispondente di Repubblica da Gerusalemme, ho scoperto al nostro arrivo mentre visitavo un appartamento che ci interessava [b], vive dal lato ebraico di un quartiere (Abu Tor) diviso a meta’ dalla Linea Verde (la frontiera dell’armistizio del ’49).

[5] Personalmente, da quel che ho letto, mi sembra abbastanza verosimile che la versione ufficiale sia corretta, cioe’ che sia stato un incidente e non un atto motivato da rabbia nazionalistica anti-palestinese. E anche che il guidatore sia scappato non per sottrarsi alle sue responsabilita’ ma perche’ temeva il linciaggio da parte della folla che si era gia’ assembrata. Maggiori informazioni qui, in un blog sionista (Elder of Ziyon) che mi capita abbastanza spesso di linkare perche’ il suo autore fa moltissimo lavoro di ricerca sulle fonti primarie di ogni notizia. Anche se non raccomanderei di prenderlo troppo per oro colato, perche’ e’ abbastanza ottenebrato dall’ossessione che il mondo sia anti-israeliano e anti-semita da cadere (spero in buona fede) nella ripetizione identica delle malefatte comunicative che in maniera tanto convincente smaschera dall’altra parte. Per esempio, in quello stesso post che ho appena linkato, sembra cercare di dare il messaggio che i palestinesi lanciano macchine sulla folla abitualmente, e che entrare in un quartiere arabo di Gerusalemme con una macchina di targa israeliana sia una condanna al linciaggio. (In effetti, solo macchine di targa israeliana possono circolare a Gerusalemme, che sia in quartieri ebraici o in quartieri arabi. A quelle di targa palestinese l’ingresso in citta’ e’ vietato, come d’altronde in qualunque posto a ovest della Linea Verde e in alcune strade della Cisgiordania. Ma a parte quello, i quartieri arabi sono attraversati ogni giorno da migliaia di macchine di ebrei, molti dei quali riconoscibilissimi come tali dalla kippah o dall’abbigliamento ultra-ortodosso, per andare al lavoro o altrove, e sebbene le notizie di pietre o molotov contro di loro non siano rare, non sono nemmeno la norma.)
La piu’ probabile spiegazione dell’agguato palestinese alla macchina israeliana che mostra nella parte finale del suo post, e’ che non sia una macchina ebraica che entra nel quartiere di Silwan, ma quella di qualche colono gia’ presente nel quartiere, e quindi noto agli aggressori. L’atto e’ comunque criminale e desecrabile, ma visto che il buon Anziano di Sion insiste tanto che la stampa cattiva ignora sistematicamente il contesto, colpisce che lo stia occultando anche lui.

[5bi, aggiunto il 6/11/2014] Al momento di scrivere questo post non conoscevo la recente storia di Raed al Jabari (scoperta oggi tramite il blog di una lettrice di questo blog), raccontata qui, il cui confronto con la storia della nota [5] illustra l’inestricabile asimmetria tra un residente israeliano e uno palestinese della Cisgiordania (asimmetria gia’ discussa qui).

[6] Riguardo questa storia, offro due fonti di bias opposto.
La storia raccontata da un giornale israeliano. (Focus sulla rabbia nazionalistica diffusa degli abitanti palestinesi del quartiere, sulle minacce di morte ai proprietari che hanno venduto, e insinuazione che comunque abbiano venduto a prezzo sovra-mercato.)
La storia raccontata da un blogger israeliano di sinistra e anti-colonizzazione. (Focus sull’ideologia razzista/messianica dell’organizzazione colonizzatrice che ha compiuto l’operazione.)
A proposito di contesto mancante, la storia di questo quartiere di Silwan e della sua ri-colonizzazione ebraica e’ un altro fantastico esempio in cui entrambi i lati del conflitto riescono a dare prova di una malafede nauseante. Dal lato arabo (o occidentale pro-palestinese) troverete facilmente innumerevoli descrizioni della nequizia dei coloni, dell’equivoca organizzazione ELAD e del supporto che riceve dalle istituzioni israeliane. Il che sembra essere tutto vero, solo che non c’e’ mai neanche una nota a pie’ di pagina menzionante la presenza tra il 1881 e il 1936 di un centinaio di coloni ebraici yemeniti nel quartiere di Silwan (colonia di Kfar Hashiloah). Questa nota a pie’ di pagina e’ invece un punto centrale della narrazione da parte della destra israeliana pro-colonie. Un dettaglio mancante in questa narrativa e’ che pero’ tutti loro, nessuna eccezione, sono stati risarciti dallo Stato d’Israele, mentre la stragrande maggioranza dei profughi arabi del 1947-49 (47-48: guerra civile durante gli ultimi spasmi del Mandato Britannico, 48-49: Prima Guerra Arabo-Israeliana, aka Guerra d’Indipendenza Israeliana) si sono presi un bel cazzo di niente (anche dai fratelli arabi, intendo), a parte l’insulto di sentirsi dire “furono convinti ad andarsene dai loro stessi leader”. (Il che sembra implicare che ci si possa fregiare della qualifica di profugo solo se al momento di uscire di casa si e’ a pochi metri da un paramilitare che sgozza la tua famiglia. O comunque, sembra una definizione che invaliderebbe lo statuto di profugo di tutti i siriani e iraqeni che stanno scappando terrorizzati dall’avanzata di ISIL.)
Da entrambi i lati e’ molto raro trovare una descrizione che non sia volutamente vaga di cosa sia successo nel 1936 in quel quartiere. Nella narrazione destrorsa, gli ebrei sono stati cacciati via dal quartiere dai loro vicini arabi nel corso della “Rivolta Araba” che scoppio’ quell’anno in tutto il paese. La stessa narrazione si applica al rione di Shimon HaTzadik di cui parlo ricorrentemente (perche’ ci abitavo accanto e ci passavo spesso). Il dettaglio che viene omesso da entrambe le parti e’ che gli abitanti di Kfar Hashiloah furono consigliati dalle autorita’ inglesi di sgomberare, perche’ gli inglesi non avevano piani di assicurare la sicurezza di tutte le comunita’ ebraiche sparpagliate in giro, ma solo di quelle piu’ grosse. Agli arabi non conviene raccontarlo per ovvi motivi (dimostra chiaramente che gli ebrei erano esposti a un rischio mortale concreto), ma non conviene nemmeno agli ebrei, perche’ si sono basati un po’ troppo sulla narrazione auto-assolutoria del “non sono stati cacciati in punta di baionetta” nel parlare degli ex villaggi arabi.
(Ovviamente, e lo dico giusto nel caso che qualcuno non avesse colto il punto, anche chi non parte in punta di baionetta ma per semplice timore, o anche solo perche’ le condizioni di vita sono diventati sgradevoli, merita ogni empatia indipendentemente da quale sia la sua etnia, e idealmente anche una compensazione economica.)
(E comunque alcuni villaggi arabi e quartieri di citta’ arabe o miste furono effettivamente sgomberati in punta di baionetta, anche se la frazione e’ motivo di un asprissimo dibattito. Comunque, un fatto che non sembra essere controverso tra gli storici – sebben controversissimo tra i blogger – e’ che il massacro di Deir Yassin ebbe un effetto psicologico immenso sulla popolazione palestinese, e gioco’ un ruolo nella scelta di molti di scappare. Poi, che si aspettassero di “tornare nelle loro case sull’onda di armate arabe trionfanti” e’ forse plausibile – il wishful thinking e’ un fenomeno diffuso – ma e’ un altro discorso, che non ho mai capito perche’ dovrebbe invalidare il loro diritto a lagnarsi visto che questo non e’ avvenuto.)

[7] Ad esempio, è soggettivo decidere che la bambina di cinque anni messa sotto dal colono non meriti un articolo in Italia mentre quella di tre mesi ammazzata dal palestinese sì.
Una regola generale che ho notato e’ che i palestinesi che muoiono di morte violenta hanno meno probabilita’ di essere riportati nei media italiani mainstream (ovviamente invece i media “militanti” fanno esattamente il contrario, all’epoca dei tre ragazzi rapiti a Hebron mi sono imbattuto in qualche sito di “contro-informazione” che insisteva nel definirli “i tre soldati israeliani catturati”, basandosi probabilmente sulla prima versione distorta che era circolata all’inizio tra i palestinesi). A naso lo attribuisco a due possibili cause, non mutuamente esclusive: primo, la percezione che tra le due parti in causa siano i meno “occidentali” (su questo punto avro’ forse qualcosa di interessante da dire in qualche lungo post futuro) e quindi il giornalista occidentale empatizza meno naturalmente, persino quando magari e’ ideologicamente dalla loro parte; e secondo, il banale fatto che ne muoiano di piu’, quindi nella fredda logica giornalistica devono morirne tanti simultaneamente, o morire in maniera particolarmente orribile o particolarmente ingiusta, perche’ un giornale straniero possa trovare spazio per parlarne.

[a] Ogni volta che scrivo un post mi chiedo a cosa si attacchera’ il lehavista R.A.Z. (uso questo acronimo per tutelare la sua privacy, visto che e’ una persona importante) per dimostrare il mio antisemitismo. Ogni volta mi sorprende, come questa volta che nei commenti potete trovare che il riferimento al 25% di sangue ebraico l’ha scandalizzato. Pero’ ho gia’ spiegato che questa legge non ha niente a che fare col razzismo. La Legge del Ritorno deriva dal fatto che l’intera ragione dell’esistenza dello Stato d’Israele e’ offrire un rifugio dall’odio antiebraico. L’emendamento del 1970, di cui qua parliamo, deriva dalla considerazione che e’ storicamente esistito uno stato (la Germania nazista) in cui l’avere un nonno ebreo era la soglia oltre la quale si era perseguitati (anche se di religione diversa da quella giudaica) e quindi, come calco di questo, la legge d’immigrazione israeliana garantisce cittadinanza automatica a chi puo’ provare un nonno ebreo. Se domani uno nuovo stato antiebraico decidesse per legge di perseguitare tutti i cognomi con suffisso -stein, lo spirito della legge israeliana deve necessariamente seguire con la garanzia della cittadinanza a chi ha questi cognomi.

[b] Molto tempo dopo, quando ho scoperto l’estensione dell’antipatia israeliana verso gli onusiani (qua raccontai il primo episodio, poi ce ne sono stati altri, che forti di quell’esperienza siamo riusciti a rendere meno antipatici), mi e’ venuto il dubbio che la mancata chiusura dell’accordo col padrone di quell’appartamento potesse avere a che fare con le sue idee politiche. Come gia’ detto, appena arrivati cercavamo casa simultaneamente con agenti ebraici ed arabi, a Ovest e ad Est. Tutti ci chiedevano di sapere che facevamo (per sapere quanto ci potevamo permettere di pagare e se saremmo stati solventi) e a quell’epoca non ci sembrava strano spiegare che eravamo li’ per mia moglie che lavorava con UNESCO e che ci interessava sapere se da li’ era facile arrivare a Ramallah.
A Ovest avevamo una agente molto simpatica, che per qualche motivo ci ha subito detto che era di sinistra e credeva nella soluzione a due stati (anche quello, che sul momento ci sembro’ un po’ incongruo – perche’ un agente immobiliare ci tiene tanto a dirti cosa vota? – potrebbe essere conseguenza del suo sapere il lavoro di mia moglie). Quel particolare appartamento che visitammo nella stessa palazzina del corrispondente di Repubblica (mi cadde l’occhio sulla targhetta del citofono) era un po’ costosetto ma spazioso e relativamente ben posizionato per le nostre necessita’ (essendo vicino alla Linea Verde non era troppo complicato arrivare a Ramallah da li’) e apparteneva a un certo signor Yacov che possedeva vari appartamenti ed era da anni in contatto con questo agente. L’agente insisteva che aveva indizi del fatto che il signor Yacov avrebbe accettato in realta’ un affitto piu’ basso, e che comunque li’ a Gerusalemme e’ normale che tutti si aspettano di negoziare e che si puo’ facilmente tirare giu’ un 20-30%. Il signor Yacov pero’ con me fu gelido e ostile, e continuava a insistere che lui non negoziava mai, e che l’appartamento valeva quei soldi, punto, e se ci sembrava caro allora buona fortuna per trovare di meglio. L’agente era talmente costernata che nel riaccompagnarmi a casa continuava a balbettare delle scuse.
Sul momento pensai solo che il signor Yacov poteva avere ottime ragioni ma insomma non era proprio simpaticissimo. Ora mi chiedo se non fosse che in realta’ aveva deciso di odiarmi.

Sempre a proposito di Abu Tor e della nostra agente ebraica di sinistra, durante quella stessa giornata, ma prima di conoscere il signor Yacov, lei aveva parcheggiato in una via poco lontano anche per farmi vedere da fuori altri appartamenti che gestiva, casomai ci interessassero, e giusto per dare un po’ di contesto aveva aggiunto “questa e’ una strada diplomaticamente corretta! infatti da quel lato ci vivono ebrei e dall’altro lato arabi!”. Sebbene ancora io sapessi molto poco, avevo gia’ l’intuizione che non fosse una feature desiderabile. Ricordo che notai che c’era un gruppetto di gente dall’aria seria che ascoltava una guida che gli raccontava qualcosa (ero troppo lontano per sentire cosa) indicando una casa dall’aspetto del tutto normale. Mi chiesi se non fosse per caso uno di quei tour di “turismo politico” di cui avevo vagamente sentito parlare, in cui ti portano a vedere i luoghi dove succede o e’ successo casino.
Mesi dopo ho sentito varie volte di scontri nella zona mista di Abu Tor e quindi credo che la mia prima intuizione fosse corretta.

Comunicazione di servizio.

[Questo post sparira’ dal cyberspazio quando avra’ assolto la sua funzione.]

Se sei la persona che da un paio di giorni cerca su google, in italiano, informazioni sugli affitti a Gerusalemme Est e continua a inciampare in questo blog (o se sei un’altra persona che cerca la stessa informazione) puoi lasciare un messaggio qua, specificando l’indirizzo mail nell’apposito campo (sara’ visibile solo a me, non ad altri lettori), visto che cerchiamo appunto qualcuno che prenda il nostro appartamento dopo che ce ne andiamo.

Tutti gli altri: circolare, non c’e’ nulla da vedere.

Se Parigi avesse il deserto…

…sarebbe una piccola Gerusalemme

Ho appreso dell’esistenza di un luogo alla periferia di Parigi chiamato Piccola Gerusalemme (ci hanno fatto pure un film) tramite la radio francese alcuni giorni fa. Il giorno prima, infatti, li’ si era svolta una delle varie manifestazioni pro-palestinesi francesi degenerate in violenza. Alcuni gruppi di immigrati arabi avevano picchiato e inseguito dei contro-manifestanti ebrei costringendoli a rifugiarsi in una sinagoga (link).
La radio intervistava un residente ebreo del quartiere, che spiegava con costernazione che quel quartiere, popolato in gran misura sia da ebrei che da musulmani, era sempre stato considerato un modello di coesistenza, e per questo veniva chiamato Petite Jerusalem.
Mi ha fatto sorridere, perche’ per me Gerusalemme e’ la citta’ della coesistenza tossica, in cui la mescolanza tra ebrei e arabi e’ come acqua e olio. Quel commento mi e’ sembrato naif come le magliette “Gerusalemme citta’ della Pace” con la croce, la stella di David e la mezzaluna: l’assunzione e’ che le religioni predichino la pace (cosa che tra varie cose fanno, in effetti, ma quanto questo aspetto sia enfatizzato dipende dal momento storico), ma Gerusalemme e’ la citta’ del Conflitto, e lo e’ proprio perche’ ci sono troppe religioni.
Invece in Israele quando qualcuno vuole citarti un modello di coesistenza riuscita ti cita Haifa, citta’ bi-etnica e guarda caso laicissima (l’unico monumento religioso degno di nota ad Haifa e’ la tomba del Baha’u’llah, sacra ai 5 milioni di baha’i del mondo, quasi nessuno dei quali, peraltro, vive in Israele).
Certo, non che tutto vada sempre a meraviglia neanche li’.

god-middleeast

Buonanotte, buonanotte, fiorellino sinistro

Manifestazioni contro la guerra di Gaza avvengono in continuazione nelle principali citta’ israeliane, con ebrei di sinistra e arabi israeliani spesso uniti nella protesta. Ma ci sono anche tante manifestazioni di destra a favore della guerra, e ci sono vari casi di squadrismo contro manifestanti di sinistra (ad es.). E giusto per sconvolgere tutto cio’ che pensavo di aver capito dell’estrema destra israeliana, ecco che scopro l’esistenza degli skinhead ebrei (ad es.) e di una moda copiata para para (con appena un tocco di photoshop a differenziarla) dai neonazisti tedeschi:

goodnight-leftside

Sometimes I feel we are in a different country

Mentre noi siamo belli paciarotti alla periferia di Ginevra (io per lavoro, mia moglie per vacanza, entrambi per sbrigare anche delle faccende pratiche), il nostro padrone di casa (arabo) di Gerusalemme si preoccupa per noi:

Hi Xxx
I hope everything is alright with you and the family
Yyy

Ma come, noi siamo quasi sul punto di buttare le schede telefoniche nella spazzatura per il fastidio di continuare a sentirci dire da persone care che secondo loro non e’ il caso di tornare laggiu’, e lui che e’ laggiu’ si preoccupa di come stiamo quaggiu’?
Rispondo quindi:

Dear Yyy,
thanks a lot for your concern; we are all fine, right now in Geneva […]
Actually, *we* are constantly concerned for you and your family: is everything ok in Jerusalem? We check the awful news every day, and we understand that there have not been any rockets towards Jerusalem lately, but we just noticed a title on the Haaretz website saying that, again, mobs attacked some Palestinians in Jerusalem. How is it now? Is it dangerous for Arabs or Arab-looking people? We hope that everything is ok.
Cheers,
Xxx

(Tra l’altro, anche il nostro tassista di fiducia – anche lui arabo – riporta vari episodi di sassate contro il suo taxi e insulti contro lui e famiglia, da quando sono iniziati gli “eventi di luglio”.)

La mail successiva e’ cio’ che mi ha spinto a scrivere questo post, perche’ credo che nella sua semplicita’ sia un’eccellente descrizione di come la vita continui:

Hi Xxx
We are fine, unhappy to see what is happening in Gaza. Jerusalem is fine, there are isolated events here and there against arab boys and girls but all in all things are ok till now. As you know our neighborhood is very quiet, we hear fire crackers here and there, that’s all.
Sometimes I feel we are in a different country.
Kalandia crossing to Ramallah sees demonstration only at night, during the day people are going back and forth to work as if nothing is happening.
[…]
Do not worry about your wife and daughter being here.
Yyy

Incidentalmente, comunque, poco dopo ho letto nel bollettino di sicurezza che non sono solo gli Arab-looking ad avere qualche fastidio a Gerusalemme Est in questo particolare momento storico:

On 21 July 14, 1935 hrs, an ISF soldier reportedly assaulted and injured a UN staff member with a rifle stock in Shu’fat. Another soldier reportedly opened fire at him, though the bullet didn’t hit him.

On 22 July 14, 0800 hrs, an Israeli woman reportedly spat at a UN staff member on a UN marked vehicle on Bar Kochva Street in French Hill in East Jerusalem.

(Ed ecco come pietosamente viene ridicolizzata la mia assunzione costante, ripetuta varie volte anche su questo blog, che se mai come stranieri avessimo avuto da temere personalmente dei fastidi etnici, sarebbero probabilmente venuti da arabi che ci prendono per ebrei.)

(Incidentalmente, noto che le aggressioni arabe contro ebrei, che al nostro arrivo erano grosso modo in pari o superiori, sembrano in netto calo ultimamente. Non ho spiegazioni al riguardo, mi aspetterei che seguissero l’escalation. Cerchero’ di essere quantitativo un giorno quando avro’ il tempo di automatizzare la cosa, o in alternativa di riempire una tabellozza a mano.)

Dopo la tempesta e’ quiete.

[Colonna sonora]

Dall’ultimo post il numero di sommosse e’ gradualmente andato a diminuire, fino a sparire anche a Shu’afat (il quartiere del ragazzo arabo ammazzato mercoledi’ mattina, Mohammed Abu Khdeir), che stamattina e’ stato riaperto al traffico.

Anche il tram ha ripreso a fare il percorso completo, fino ai quartieri-colonia della periferia nord-est (per arrivarci, deve fare tre fermate consecutive in quartieri arabi, tra cui Shu’afat). Parlando di tram, i racconti di chi c’era nella sera di follia di martedi’ sembrano abbastanza rivoltanti.

Era la sera prima del rapimento e dell’omicidio incredibile del ragazzo (nel frattempo l’autopsia ha dimostrato che era ancora vivo, anche se col cranio fratturato, quando gli hanno dato fuoco). Quella sera, oltre alla storia del treno e varie altre simili, oltre a un paio tentativi di linciaggio di arabi, oltre ai cortei che cantavano “morte agli arabi”, una notizia che non era mai stata molto enfatizzata era quella di un tentativo di rapimento andato a vuoto. Confesso che ero arrivato alla conclusione che si trattasse probabilmente di una leggenda metropolitana, emersa post-facto in seguito al rapimento vero. Invece, adesso che hanno arrestato i probabili colpevoli, viene fuori (anche sui media israeliani) che avevano in effetti tentato un rapimento la sera di martedi’. In quel caso si trattava di un ragazzino molto piu’ piccolo (10 anni), ma la madre l’aveva salvato. Ieri c’era stata un’altra notizia di tentativo di rapimento di un arabo da parte di ebrei (link), in questo caso in Cisgiordania (zona di Nablus), ma non ho visto la notizia riportata da nessun’altra parte quindi propendo ancora per l’ipotesi isteria collettiva. (Anche se spero di non risultare insultante nel supporlo. I palestinesi si sono sentiti giustamente insultati dal fatto che dall’istante del rapimento di Mohammed Abu Khdeir fino a poche ore fa tutti i media israeliani, persino l’empatico Haaretz, davano se andava bene il 50% di probabilita’ alla possibilita’ che gli assassini fossero ebrei, ipotizzando altrimenti gia’ dal titolo che non fosse altro che “la tipica disputa familiare tra arabi”; per un commentatore letto da qualche parte, la notizia che secondo l’autopsia il ragazzo e’ stato bruciato vivo era un’ulteriore prova della pista araba; per confronto, quasi tutti i media israeliani titolavano fin dall’inizio del rapimento di Gilad Shaer, Naftali Frenkel e Eyal Yifrach che era stata Hamas, sebbene non ci fosse in quel momento alcuna prova).

Gli estremisti ebrei arrestati, incastrati da alcune telecamere di sorveglianza, sono tutti ultra’ del Beitar Gerusalemme. Uno dei primi post di questo blog era stato dedicato alla tifoseria di questa squadra dalle peculiari regole di selezione dei giocatori. Chi si ricorda di Arkan La Tigre non sara’ sorpreso.

Il padre di Mohammed Abu Khdeir nei giorni scorsi aveva fatto un appello al governo israeliano in cui chiedeva di fare giustizia, e in cui aveva infilato una richiesta politicamente velenosetta: aveva chiesto di abbattere le case delle famiglie dei colpevoli. Anch’io avevo gia’ fatto la stessa considerazione, e amaramente scommetto che non succedera’. Per chi non lo sapesse, e’ pratica standard abbattere le case dei parenti stretti dei terroristi, ed e’ gia’ stato fatto per i due presunti assassini di Gilad Shaer, Naftali Frenkel e Eyal Yifrach (che sono ancora a piede libero, e infatti l’Operazione Guardiano del Fratello non e’ ancora chiusa – incidentalmente, il governo potra’ per una volta evitare le accuse di essere piu’ bravo a trovare gli assassini arabi che quelli ebrei).

Accennavo nel mio ultimo post al sollievo perche’ il figlio adolescente della nostra babysitter e’ sano e salvo, ed ha inoltre evitato saggiamente di partecipare alle sommosse. Tristemente viene fuori che pero’ Mohammed era suo cugino, e tra i suoi cugini quello a cui era piu’ legato. E che un altro cugino, temporaneamente in visita dall’America, e’ diventato famoso per avere invece partecipato alle sommosse ed essersi preso un sacco di botte dalla polizia, registrate da altre telecamere di sorveglianza (e’ gia’ la seconda volta nello stesso post che cito telecamere di sorveglianza, e le avevo citate nella nota [1] di quest’altro post – il Grande Fratello ci controlla, ma non e’ quello governativo immaginato da Orwell, e’ quello dei bottegai preoccupati per i loro esercizi commerciali in zone ad alta criminalita’). Caso che tra l’altro dimostra per l’ennesima volta (come gia’ discusso qua) la differenza che fa l’avere una cittadinanza e il non avercela: di ragazzini arabi pestati come tamburi negli stessi giorni ce ne sono stati innumerevoli, ma questo e’ cittadino americano e fa notizia, gli altri non hanno nessuna cittadinanza. (Incidentalmente, recentemente mi sono imbattuto piu’ volte in israeliani che non sanno che gli arabi di Gerusalemme Est non sono “arabi israeliani” ma palestinesi con la “Jerusalem ID”.)

Intanto, la Cisgiordania sorprendentemente e’ rimasta calma, mentre Gerusalemme Est impazziva e persino arabi israeliani di alcune zone a maggioranza araba della Galilea scendevano in sommossa (si dice anche trattando gli ebrei di passaggio come gli arabi di Gerusalemme erano stati trattati martedi’). Questo articolo prende lo spunto per elogiare l’esistenza stessa dell’Autorita’ Palestinese. In effetti, abbiamo pensato la stessa cosa ieri. Dopo avere consultato la comunita’ facebook di genitori stranieri per avere consigli al riguardo, abbiamo deciso di non cancellare la visita programmata da tempo a Betlemme con i miei genitori in visita. L’ONU non proibiva la visita a Betlemme e Gerico (nel resto della Cisgiordania si’), i genitori residenti a Betlemme confermavano che tutto era sempre rimasto tranquillo, e qualcuno commentava “l’Autorita’ Palestinese non permette che ci siano disturbi nei luoghi piu’ turistici”. In effetti, non oso immaginare l’indotto turistico in un posto come Betlemme. E confermiamo che la citta’ era tranquillissima, i soldati israeliani al check point sembravano addirittura annoiati.

E anche il nostro quartiere ha continuato a essere tranquillo per tutta la durata della crisi, anche nel momento apicale in cui tutti gli altri quartieri arabi a nord della Citta’ Vecchia erano in fiamme, e si sentivano anche 2-3 elicotteri circolare simultaneamente sopra le nostre teste. Il venerdi’ tardo pomeriggio andando a prendere delle pizze da asporto (“irresponsabile!”, starete pensando; ma posso assicurare che e’ la migliore pizza della citta’) ho notato gli ultra-ortodossi in visita alla Tomba di Simone il Saggio che continuavano impassibili a incrociare arabi altrettanto impassibili sui marciapiedi di Sheikh Jarrah; un contingente di poliziotti di frontiera piu’ numeroso del solito, ma molto rilassato; un signore con la kippah chiacchierava con il padrone arabo di un negozietto in cui stava facendo la spesa (forse commentavano gli avvenimenti del giorno?). Unico dettaglio a ricordare che la gente aveva paura: inusualmente per quell’ora, il parchetto di giochi infantili (dove giocano solo arabi e noi) era completamente vuoto.


Update: il tempo di passare il controllo di sicurezza (vi scrivo dall’aeroporto Ben Gurion, in procinto di andare in Europa per un mese), e cambia tutto.

22.30 Palestinians are gathering in Shu’fat, light clashes reported. ISF checking IDs of those entering to Shufat and into Beit Hanina. Settlers are gathering in Pisgat Zeev.

Ultra Orthodox Jews are gathering on route 60, at the Junction towards Ammunition Hill, near UNRWA WBFO. ISF presence as well.

Ammunition Hill (cui e’ dedicata una canzone) e’ a uno sputo di distanza da casa nostra.


Update #2: appena atterrato e arrivato in ufficio (7 a.m. circa) ricontrollo. Tutt’apposto. E per una volta, nelle notizie i segni di sanita’ mentale superano quelli di follia.


Update #3: qui sopra (prima dei vari update) concludevo menzionando la tranquillita’ del nostro quartiere in questi giorni. In realta’ dimenticavo un episodio che sembrava di nessuna importanza: sabato sera tornando da Betlemme avevamo visto un assembramento di gente, e due auto della polizia, di fronte allo stesso identico luogo della storia che narrai qui. Non sembrava una scena di grande tensione, ma per un si’ e per un no mia moglie mi ha convinto a cambiare strada, non fosse mai che volasse qualche pietra o peggio. Viene fuori che aveva ragione lei, o quantomeno l’evento ha passato la soglia per entrare nel bollettino di sicurezza, ed ecco la notizia che lo racconta (la fonte in questione e’ palestinese e la conosco come molto di parte, quindi e’ plausibile che sia esagerata; nessun giornale online israeliano sembra riportare nulla al riguardo).


Update #4 (ovvero #1b): scoperta la ragione della protesta ultra-ortodossa vicino a casa nostra ieri sera (vedasi primo update): protestavano contro il disturbo dello Shabbat da parte del rumore degli elicotteri.

Mi ricorda l’episodio menzionato da questo bel libro, di quando un comandante del proto-esercito israeliano della guerra del ’48-’49 riusci’ a convincere la comunita’ ultra-ortodossa a lasciare che i giovani studenti della Torah partecipassero allo sforzo bellico, ma i rabbini lo facevano ammattire continuando a insistere che le battaglie fossero sospese durante lo Shabbat.

Ti telefono da una guerra.

[Colonna sonora]

Vari amici chiedono, attraverso diversi mezzi informatici, se devono preoccuparsi per noi.

Non e’ facile rispondere. Siamo piu’ tranquilli di quanto chiunque si aspetti e meno di quanto vorremmo. In un certo senso mi ricorda quando ero piccolo e ci chiamavano gli amici dei miei genitori dal Nord preoccupati perche’ l’Etna era in eruzione. (Pero’ ok, muore piu’ gente in media durante una manifestazione a Gerusalemme che durante un secolo di eruzioni sull’Etna.)

E’ difficile spiegare che noi siamo abbastanza tranquilli e simultaneamente raccontare che gli elicotteri hanno volato sopra di noi tutto il giorno e la notte e continuano ancora, che noi stessi e tutti quelli che conosciamo abbiamo tenuto i bimbi chiusi in casa e continueremo a tenerceli per un po’, che alcuni quartieri sono ancora chiusi al traffico e ieri era quasi impossibile uscire ed entrare dalla citta’, che la macchina dell’ONU che porta ogni mattina mia moglie al lavoro si e’ trovata ieri nel mezzo della piu’ grossa rivolta (quella davanti a casa del ragazzo arabo rapito e ucciso) e, nel momento in cui e’ faticosamente riuscita a uscire dalla morsa della folla eccitata, si e’ trovata con dietro i manifestanti e davanti una trentina di soldati con i fucili puntati ad altezza uomo che stavano avanzando pronti a iniziare la repressione.

Puo’ inoltre non aiutare a tranquillizzarvi, amici che comprensibilmente vi preoccupate, cliccare sui link a giornali online che ho provveduto ieri in cui si descrivono anche le bande di ragazzi ebrei che martedi’ si sono prefissi come scopo di terrorizzare la popolazione araba di Gerusalemme. (Per qualche motivo, sebbene le notizie di aggressioni fisiche siano ovviamente piu’ gravi, ho trovato particolarmente disturbante il dettaglio delle bande che entrano sul tram per controllare se ci sono arabi, e quando in dubbio chiedono che ora e’ per sentire l’accento.) [1]

Pero’ rimane il fatto che siamo privilegiati, tra le varie cose, anche sul piano della sicurezza. Casa nostra ha filo spinato, cancello robusto e telecamere di sicurezza (il proprietario affitta dei locali al consolato britannico, che impone standard di sicurezza elevati; d’altronde l’ONU non avrebbe accettato che affittassimo una casa poco sicura, e hanno mandato un omino a verificare). La nostra parte di quartiere e’ abitata a stragrande maggioranza da “internationals”. La summenzionata macchina in cui viaggia mia moglie e’ corazzata e nessuno al suo interno corre rischi di beccarsi proiettili israeliani o bombe molotov palestinesi o soffocare per il gas lacrimogeno. Inoltre si capisce al volo che non siamo arabi e, a quanto pare, almeno alcuni capiscono abbastanza facilmente anche che non siamo ebrei. (Giusto ieri, entrando in un negozietto, il proprietario mi ha salutato in italiano prima che avessi potuto pronunciare una sola parola. Chiedendogli come avesse fatto a capirlo, ha risposto “boh, dall’aspetto”.)

Il tenore di una tipica discussione fra stranieri e’ questo:

facebook-july3

In parallelo pero’ sullo stesso gruppo procedono le discussioni sulle attivita’ estive per bambini pre-scolari, dove trovare prodotti di bellezza, compra-vendita di oggetti.

Sono piu’ preoccupato per altre persone. Una delle nostre babysitter abita a pochi passi dal luogo del rapimento. Ieri abbiamo scambiato qualche sms, perche’ volevo assicurarmi che tutti i suoi figli stessero bene (uno dei suoi maschi ha la stessa eta’ del ragazzo ucciso). Stamattina di nuovo, per lo stesso motivo, perche’ googlando per “jerusalem riots shuafat” su google images mi e’ venuto in mente che i suoi figli appartengono esattamente al segmento demografico palestinese che partecipa piu’ frequentemente alle proteste (e conseguentemente, che ha il tasso di mortalita’ piu’ alto). Trattandosi per giunta di una famiglia che e’ da anni sotto la spada di Damocle dell’esproprio con i soliti pretesti (permesso di lavori di rinnovo negato -> casa diventa sempre piu’ decrepita e/o lavori sono fatti illegalmente -> casa viene dichiarata pericolosa dalle autorita’ municipali e quindi da demolire -> ricorsi, contro-ricorsi, tutto lo stipendio speso in avvocati, paura che se esci di casa ti si impiantino dei coloni ebrei e se la prendano con la forza, e non ci puoi fare niente perche’ la polizia dira’ che quella casa non e’ gia’ piu’ tua), cosa che puo’ contribuire a una certa formazione della psiche di un adolescente arabo. Comunque no, per fortuna stanno tutti bene, a parte il non potersi muovere perche’ la strada e’ chiusa.

Leggo da qualche parte su facebook (ma la fonte non ha particolari credenziali di attendibilita’) che domani sara’ dichiarato (da chi?) Giorno della Rabbia Palestinese. Come si vive sapendo questo? Organizzandosi per lavorare da casa, e anticipando la spesa a oggi.

[1]

Sul cartello e’ scritto “Odiare gli arabi non e’ razzismo, e’ avere dei valori. #IsraelDemandsRevenge.”, e secondo questo sito e’ stato postato nelle ultime 24 ore. Trovare di peggio da entrambi i lati e’ facilissimo, questa immagine pero’ la trovo particolarmente iconica perche’ finche’ non leggi la traduzione non te l’aspetti.

Nessun titolo.

Coloni ebrei hanno rapito e ucciso, bruciandolo, un ragazzo arabo a Gerusalemme Est per vendicare i tre ragazzi ebrei trovati morti ieri. La citta’ e’ piena di soldati.
Gia’ ieri, pletora di micro-notizie relative ad aggressioni di bande di giovani ebrei contro arabi, manifestazioni di ebrei che diventavano violente, tentativi di linciaggio fermati dalla polizia (link 1, link 2). Oggi manifestazioni spontanee rabbiose in tutti i quartieri arabi.
Al momento di cominciare a scrivere questo post non c’e’ nulla di tutto questo sui giornali online, non sappiamo molto tranne quello che arriva dal servizio di sicurezza dell’ONU o dal passaparola.
Un buon giorno per non andare in ufficio. Lavoro nella terrazza dell’albergo di fronte a casa, la receptionist trema per lo shock, le cameriere non parlano d’altro. La bimba resta coi nonni a casa.

[Update] Cominciano ad arrivare notizie dai giornali online.

Protesta araba spontanea alla giunzione tra Shu’afat e Beit Hanina, dove il ragazzo e’ stato rapito, lungo la strada per l’asilo di nostra figlia, a pochi passi dalla casa della babysitter. Foto da http://www.ynetnews.com

Polizia israeliana porta in salvo ragazzo arabo aggredito da una folla. Da Haaretz.