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Cartoline dal Negev.

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Nel Negev (55% della superficie internazionalmente riconosciuta di Israele e 8% della sua popolazione) si trovano:

  • Molti carri armati:
  • Meraviglie naturali ed archeologiche a go go
  • Tanti beduini (argomento di un prossimo post)
  • Tanti kibbutz di tutti i tipi, alcuni dei quali comprendono guesthouse per i turisti (vale la pena), piscine, centri di water shiatzu, centri di produzione lattiera
  • Una percentuale di fricchettoneria molto piu’ alta della media israeliana (ad es.)
  • Bombe atomiche (ssshhhhhh, e’ un segreto)
  • Il culto della personalita’ di David Ben Gurion, padre fondatore dello stato di Israele. Scolaresche sono portate a visitare la sua casa (in cui si ritiro’ per dare il buon esempio), la sua tomba, e il Centro Studi Bengurioniani dove il personale e’ di una gentilezza incredibile e si puo’ vedere un bel video (descritto qui; noi abbiamo avuto il privilegio della sala solo per noi) in cui un ragazzo e una ragazza partecipano alla finale di un quiz sulle scelte cruciali di Ben Gurion che regalera’ al vincitore una grossa cifra, da utilizzare imperativamente solo o per studiare a Oxford o per fondare un kibbutz nel Negev. Tramite le loro risposte (tra cui quella che spiega perche’ non volle che Israele fosse uno stato laico) il visitatore scopre perche’ Ben Gurion fu un Grande Leader, e si emoziona per la loro vittoria ex-aequo e la loro scelta di iniziare un kibbutz (e un amore) nel Negev insieme.
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Piaceri in Palestina.

Viene fuori che una delle mamme del gruppo facebook “Jerusalem expat babies and toddlers” con cui eravamo entrati in contatto e diventati amici virtuali (ci ha fornito il contatto di un’ottima bambinaia) e’ un astro nascente della fotografia palestinese, e adesso il New York Times le dedica un articolo:

Since the mid-1980s, the visual narrative of Palestinians in the West Bank and Gaza has been predictable: photographs of stone-throwing teenagers confronting Israeli soldiers, refugee camps, mothers mourning children killed in conflicts, and long lines at border crossing points. Particularly dramatic variations on these visual tropes make the front pages and win awards.

Tanya Habjouqa, a Jordanian-born photographer, looks for subtler strategies to explore today’s Palestinian experience.

“I really felt like I needed to find another way to tell a story, not only just to make sense of it for myself but to make sense of it for how I’m going to present it to my children as well, since this is going to be their home too,” said Ms. Habjouqa, who lives in East Jerusalem with her husband, a Palestinian lawyer with Israeli citizenship, and their two children.

She focused on pleasure instead of suffering.

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La didascalia dice che la pecora e’ in macchina perche’ il signore sta andando a una celebrazione della fine del Ramadan (quindi dovrebbero essere le ultime ore di vita di quella pecora), ma secondo me lo sguardo di entrambi, e quella sigaretta, ci suggeriscono ben altra storia.

L’articolo completo, e il suo sito. Dal quale apprendo dell’esistenza di una vibrante scena di femminielli della Citta’ Santa, che fa particolarmente impressione in una citta’ che attira i piu’ esaltati bigotti di ognuna delle principali religioni monoteistiche.