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Il terzo incomodo.

Ovvero, l’altra religione monoteista che reclama la Terra Santa, ma che da qualche secolo mantiene un profilo basso, a parte qualche visita di cortesia. (Le strade di accesso a Gerusalemme sono tappezzate di messaggi di benvenuto a Papa Francesco, in ebraico e inglese.)

C’e’ una minoranza cristiana non piccola tra gli arabi, e questo e’ uno dei pochi posti nel mondo arabo (forse l’unico?) in cui cristiani e musulmani vivono in armonia. [1]
C’e’ una quantita’ impressionante di chiese di qualunque confessione cristiana in qualunque luogo in Israele e nei Territori Occupati, molte delle quali costruite dalle Potenze Occidentali, che per un certo periodo storico hanno combattuto una proxy war in Palestina a colpi di costruzioni di grosse chiese. (La disputa era anche sul controllo delle vecchie chiese. Per esempio, la causa scatenante della Guerra di Crimea fu la disputa su chi dovesse avere le chiavi della Chiesa della Nativita’ a Betlemme.)

Il sentimento ebraico verso i cristiani sembra molto eterogeneo.
E’ noto che gli ebrei ultra-ortodossi non amano i cristiani [2] (si dice che non sia raro che degli haredi sputino addosso ai preti nella Citta’ Vecchia), e ogni tanto si possono leggere editoriali denuncianti il fatto che l’anti-semitismo e’ una feature inestricabile ed eterna del cristianesimo.
E gli attacchi vandalici cosiddetti di “price tag” sono spesso rivolti contro chiese e villaggi cristiani [3] (ad es.: The walls were spray painted with messages such as “America is Nazi Germany”, “price tag”, “monkey Jesus” and “cow Maria”).
Ma durante alcune rare discussioni con israeliani ebrei di destra ho notato un pattern ricorrente: considerare ebrei e cristiani come alleati naturali contro la minaccia islamica [4].

Un buon esempio e’ il testo di un volantino che un signore mi ha distribuito domenica mentre passeggiavo in un centro commerciale:

UJFA is a global grassroots pro-Israel pro-freedom and justice advocacy movement. UJFA’s mission is promoting the maintenance of United Jerusalem, as the exclusive undivided Capital of the State of Israel.

  • Conquering Jerusalem is the central strategic goal of the Islamic Supremacist Movement (ISM). Their desired goal is re-establishing an Islamic Caliphate (Muslim Empire) ruled by Sharia law (Islamic law) and is the central mission of Jihad. Understanding the Jihadists call for “millions of martyrs” to march on Jerusalem, in order to “liberate” it and make it the Capital of their Sharia Compliant Caliphate is essential knowledge.
  • Allah has delivered Temple Mount and the Church of the Holy Sepulcher Judaism’s and Christendom’s holiest places in our hands, is the last message we who are free want to hear broadcast from every Mosque in the world. In order to show domination over the Jewish & Christian free world it is a necessity for the Jihadists to control these places.
  • Understanding the strategic goal of those that are waging war against us is vital in understanding why the status of Jerusalem is critical and why it must remain United, exclusively under Israel’s sovereignty.
  • The refusal by the Nations of the free world to recognize Israel’s sovereign rights in her United Jerusalem is the greatest inspiration for the Islamic Jihad. The time to remove the inspiration is now, we must stop empowering and emboldening the enemies of peace and freedom.

Maggiori informazioni sul loro sito. [5]

Attendiamo con una certa ansia l’arrivo di Papa Francesco tra pochi giorni.

[1] Questo non vuol dire che non esistano delle tensioni latenti, probabilmente almeno in parte di origine sociale (i cristiani sono in media piu’ benestanti e piu’ educati – la prima cosa forse conseguenza della seconda che e’ a sua volta forse conseguenza del grandissimo numero di scuole cristiane gestite da religiosi stranieri), ma non sembrano lontanamente paragonabili a quelle di Libano, Egitto o Siria.
E in generale sembra che i palestinesi di Cisgiordania, per quanto riguarda il conflitto con Israele, nonostante quello che comunemente credono occidentali e israeliani, mettano il fattore religioso molto al di sotto del fattore nazionale.
Recentemente in Israele gli arabi cristiani sono stati definiti una minoranza a parte rispetto agli arabi musulmani [link], in una mossa ovviamente definita di “divide et impera” dai leader palestinesi. Come gia’ detto, in Israele il servizio militare non e’ obbligatorio per gli arabi, ma l’esercito ha appena lanciato una campagna di reclutamento specificamente per i giovani arabi cristiani [link].

Vale la pena menzionare anche la controversa vicenda della ragazza cristiana di Betlemme che nel 2012 si era fatta intervistare da una tv americana per denunciare l’Apartheid, il Muro, e come gli israeliani danneggiavano la sua famiglia, e nel 2014 ha rilasciato un video per denunciare la persecuzione dei musulmani contro la sua famiglia e parlare degli israeliani come vittime e che hanno fatto benissimo a costruire il Muro.
La vicenda e’ riassunta ad esempio in questo sito israeliano e in questo sito palestinese (in entrambi si trovano pure i video).
Gli israeliani in generale raccontano la storia come evidenza del fatto che la povera ragazza ha potuto raccontare la verita’ solo dopo essere andata a studiare in Inghilterra, lontana da pericoli per la sua incolumita’, mentre gli arabi vedono nella povera ragazza la vittima di lavaggio del cervello da parte del gruppo cristiano fondamentalista che le sta pagando l’universita’.

[2] Qualche esempio dalle notizie recenti:

Israeli threatens to kill Arab Christians unless they leave the Country: In a letter delivered to the Latin Patriarch in the Holy Land, Paul Marcuzzo of Nazareth, an Israeli man has said that all Christian priests, and Christians in Israel, must leave the country “or else a 100 Christians will be killed every hour of delay”. The Israeli police in the northern part of historic Palestine said that a 40-year old Israeli man, from Safad, was apprehended. The police added that the man actually went to the home of Marcuzzo, and handed one of his housekeepers a letter containing death threats to Christians, priests and every person who works for a church in the country. The letter demanded Marcuzzo to inform all priests, except for Protestants and Evangelicals, to leave the country by sunset of May 5, 2014. The letter also mentioned that a 100 Christians will be killed “for every hour of delay” after the deadline, adding that Christians are “desecrating the land of Israel even by breathing its pure air”. “Priests,starting with the Patriarch, even workers in Churches, except for Protestant and Evangelical, and every person who considers himself a Christian, must leave the country by May 5, 2014”, the letter reads. It also said that “Christians desecrated the name of God, persecuted his people, and defiled his Torah,” and added: “That is why they will be killed on the hands of the heavens.” (International Middle East Media Center)

Non so perche’ Protestanti ed Evangelici verranno risparmiati. Forse per il fenomeno dei Fondamentalisti Cristiani americani che fanno il tifo per il Sionismo perche’ pensano che il prerequisito per la Seconda Venuta di Gesu’ sia il ritorno di tutti gli ebrei in Palestina [link].

Hundreds of ultra-Orthodox Jews gathered Monday near the reputed scene of Jesus’ last supper in Jerusalem demanding that Israel keep sovereignty over the site where Pope Francis will celebrate mass. Jews revere the site as the tomb of King David, which is on the ground floor of the same building. The site is also important for Muslims. “As soon as they touch the ‘status quo’ of this place, bad things will happen,” said rabbi Avraham Goldstein, accusing the Israeli government of wanting to hand the Upper Room over to the Vatican. Sovereignty over the Cenacle, which was renovated by Franciscans in the 14th century before the group was forced out, is a highly sensitive issue. Israeli President Shimon Peres told an Italian newspaper during a visit to the Vatican last April that a compromise had been reached on the Cenacle, and that “99 percent” of the issues concerning the site had been addressed. However, no official agreement has been announced. “When ‘the crusaders’ come here making the sign of the cross and all kinds of rituals, this place will become idolatrous for us, and we will not have the right to pray there any more,” ultra-Orthodox Jewish protester Yitzhak Batzon told AFP. (AFP)

Pero’ il signor Yitzhak Batzon e’ poco informato o di memoria corta, perche’ gia’ nel 2009 il Cenacolo fu dissacrato da Papa Benedetto XVI nella sua visita. La cosa e’ menzionata qui (gia’ linkato sopra).

[3] All’improvviso, in questi giorni, il tema del vandalismo ebraico contro le minoranze e’ diventato politicamente caldissimo, con i ministri centristi come Tzipi Livni (Ministro della Giustizia, e negoziatrice con i palestinesi) che vogliono punizioni esemplari e tutta la destra che dice che ben altri sono i problemi.
E sebbene il fatto che se ne parli sia indubbiamente un buon segno, cio’ che non trovo un gran bel segno e’ che se ne parli solo adesso. E’ da quando siamo arrivati che leggiamo quasi quotidianamente, nel famoso bollettino di sicurezza di mia moglie, di attacchi e vandalismi contro proprieta’ e luoghi di culto sia musulmani che cristiani in Cisgiordania soprattutto e occasionalmente in Gerusalemme Est. Nessuno se n’e’ mai fottuto niente nel mondo politico. Se ne sono accorti solo quando un numero significativo di attacchi sono avvenuti in Israele propriamente detto, cioe’ guarda caso dove gli arabi sono cittadini dello stato. (Gli arabi di Gerusalemme Est non sono cittadini, anche se hanno una “Jerusalem ID” che gli permette l’accesso ai servizi pubblici e il voto municipale. Gli arabi di Cisgiordania non hanno accesso a nessun servizio israeliano, e votano nelle elezioni dell’Autorita’ Palestinese.)

[4] Su questo sono certamente d’accordo moltissimi cristiani occidentali, e anche molti atei di destra à la Giuliano Ferrara, che non possono non dirsi cristiani quando c’e’ da fare uno Scontro di Civilta’.
Sospetto siano d’accordo anche quelli della congregazione francese che gestisce il sito archeologico di Emmaus (dove Nostro Signore si manifesto’ per la prima volta dopo la resurrezione), che abbiamo visitato qualche mese fa. Il depliant all’ingresso spiegava la loro missione: migliorare la comprensione tra cristiani ed ebrei. I musulmani non erano mai menzionati, sembra che la comprensione con loro non gli interessi specificamente. E uno puo’ dire vabbe’, ognuno puo’ avere le priorita’ che gli pare, questo non vuol dire niente. Pero’ poi abbiamo notato che tutti i cartelli esplicativi erano scritti in ebraico, inglese e francese, tranne qualcuno che aggiungeva anche russo, italiano e tedesco. E nessun cartello conteneva l’arabo. Il che e’ veramente strano se si considera che l’arabo e’ la seconda lingua ufficiale di Israele (e in generale musei e siti archeologici sono abbastanza attenti alla sensibilita’ linguistica), che gli unici cristiani nativi della regione parlano arabo, che per giunta il sito di Emmaus si trova in Cisgiordania (anche se e’ a ovest del Muro di Separazione), e che – giusto per mettere la ciliegina sulla torta – in tempi moderni e fino al 1967 proprio li’ si trovava un villaggio arabo di popolazione mista musulmano-cristiana, raso al suolo su ordine di Itzhak Rabin (proprio quello che poi vinse il Nobel per la Pace) assieme ad altri villaggi della zona in seguito alla Guerra dei Sei Giorni perche’ troppo vicino allo strategico asse di comunicazione Gerusalemme – Tel Aviv.

[5] Sono da sempre affascinato dalla figura dell’uomo col megafono che sfida il ridicolo per lanciarsi in battaglie solitarie nel convincimento delle folle. Per esempio nei miei anni pisani ho avuto varie volte l’occasione di incrociare Filippo Bellissima, che odiava il Papa, l’Universita’, l’Autorita’ e Antonino Zichichi e per questo le sue parole risuonavano cosi’ bene con le mie corde.
Questo omino solitario pero’ era molto diverso. Attirava l’attenzione solo per cappellino e camicia coi colori israeliani (cosa comunque non del tutto eccezionale dato il nazionalismo medio), non aveva un megafono e non urlava, ma anzi al contrario letteralmente sussurrava: si avvicinava alla gente da dietro, e fingendo di parlare nel microfono wireless del suo cellulare diceva in inglese di non dividere Gerusalemme. Quando l’ha fatto a me non sono stato sicuro che parlasse davvero a me, e non al cellulare, e l’ho capito solo quando l’ho visto in azione con altri. (Passeggiavo su e giu’ mia figlia dormiente e quindi avevo troppo tempo libero per osservare.)
Aveva lo sguardo duro del militante, e a un certo punto vedendo che si avvicinava un gruppo di giovinastri arabi ho temuto che li avrebbe provocati e sarebbe finito in pandemonio; invece li ha ignorati, e ho notato anzi che tendeva preferenzialmente ad avvicinare ebrei con la kippah, cioe’ una categoria che non ha in genere bisogno di essere convinta della necessita’ di non dividere Gerusalemme. Ma sebbene al tipo piacesse predicare al proprio stesso gregge, la gente non lo cagava.
Dopo l’ennesima volta che l’ho visto implorare invano qualcuno di prendergli il volantino, mi sono avvicinato e gliel’ho chiesto io (visto che comunque ero curioso), rendendolo felice. L’ho avvertito che non sono israeliano e mi ha chiesto se sono ebreo; alla risposta negativa ha detto che era ancora meglio, perche’ il mondo deve sapere.
Sto ancora riflettendo se il mio gesto possa essere catalogato alla voce “buona azione”.

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Sindrome di Gerusalemme del Terzo Tipo.

Da wikipedia:

Type III

Jerusalem syndrome as a discrete form, uncompounded by previous mental illness. This describes the best-known type, whereby a previously mentally balanced person becomes psychotic after arriving in Jerusalem. (…)

  1. Anxiety, agitation, nervousness and tension, plus other unspecified reactions.
  2. Declaration of the desire to split away from the group or the family and to tour Jerusalem alone. Tourist guides aware of the Jerusalem syndrome and of the significance of such declarations may at this point refer the tourist to an institution for psychiatric evaluation in an attempt to preempt the subsequent stages of the syndrome. If unattended, these stages are usually unavoidable.
  3. A need to be clean and pure: obsession with taking baths and showers; compulsive fingernail and toenail cutting.
  4. Preparation, often with the aid of hotel bed-linen, of a long, ankle-length, toga-like gown, which is always white.
  5. The need to shout psalms or verses from the Bible, or to sing hymns or spirituals loudly. Manifestations of this type serve as a warning to hotel personnel and tourist guides, who should then attempt to have the tourist taken for professional treatment. Failing this, the two last stages will develop.
  6. A procession or march to one of Jerusalem’s holy places, ex:The Western Wall.
  7. Delivery of a sermon in a holy place. The sermon is typically based on a plea to humankind to adopt a more wholesome, moral, simple way of life. Such sermons are typically ill-prepared and disjointed.

Bar-El et al. reported 42 such cases over a period of 13 years, but in no case were they able to actually confirm that the condition was temporary.

Da un’altra fonte:

An interesting sub-group consists of patients who have no previous psychiatric problems whatsoever. “Something just happened to me,” is a common response when such tourists begin psychotherapy. Bar El believes that the shock of facing the earthly Jerusalem can cause a psychiatric reaction which helped bridge the reality with the dream city.

In effetti, fa veramente uno strano effetto (non solo a Gerusalemme ma quasi ovunque in Israele e Palestina) far coesistere l’immagine mentale di un luogo biblico e il suo aspetto reale. Gerico e’ nome associato a mura possenti, assedi epocali, eventi sovrannaturali, e fa veramente strano ritrovarsi a dire “passiamo da Gerico a comprare frutta e verdura, che costa meno”. Un momento in cui sono stato vicino a soccombere alla Sindrome, ieri durante una caccia alle uova pasquali organizzata dall’asilo di mia figlia in un prato sul Monte degli Olivi, quando la direttrice ha cominciato a raccontare ai bimbi il significato della Pasqua Cristiana [1] e a un certo punto ha detto “Gesu’ predicava ai discepoli proprio qui, sul Monte degli Olivi, dove ci troviamo adesso!” [2] Realizzare all’improvviso che, per quel che ne sappiamo, poteva in effetti essere esattamente questo prato su cui adesso un grosso coniglio rosa distribuiva uova di cioccolato ai mocciosi, mi faceva una strana impressione. (E sono ateo.)

Altro posto dove stride il contrasto tra cio’ che vedi e cio’ che il subconscio collettivo immagina, e’ il fiume Giordano, oggigiorno un rigagnolo putrido.
Fino al 2011 l’esercito israeliano rendeva complicato l’accesso dei pellegrini al presunto sito battesimale di Gesu’ Cristo, ma da allora uno stretto passaggio e’ stato liberato in mezzo ai campi minati, e migliaia di pellegrini vanno li’ a farsi ribattezzare. Il luogo e’ attrezzato con delle cabine in cui i fedeli possono cambiarsi e mettersi in costume da bagno con sopra una tunica, e poi pluff nell’acqua inquinata. Un paio di soldati israeliani osservano annoiati, incaricati di controllare che nessuno approfitti per passare illegalmente la frontiera (una rete in mezzo al fiume).

Cliccare sulle foto per vederle in grande:

Campo minato.

Campo minato.

Rovina (post-1967) di una struttura d'accoglienza giordana sul lato attualmente occupato da Israele.

Rovina (post-1967) di una struttura d’accoglienza giordana sul lato attualmente occupato da Israele.

Altra rovina post-1967.

Altra rovina post-1967.

Pellegrini si avviano verso il sito battesimale. Sullo sfondo, le strutture religiose della sponda giordana.

Pellegrini si avviano verso il sito battesimale, circondati da campi minati. Sullo sfondo, le strutture religiose della sponda giordana.

Pellegrini ri-battezzanti.

Il momento del ri-battesimo. Accanto al prete che sta per immergere la signora al centro della foto, si nota la rete che costituisce la frontiera tra Territori Palestinesi Occupati e Giordania.

[1] Sebbene, in realta’, quel giorno fosse la Pasqua Ebraica.

[2] Tra l’altro, ascoltando per la prima volta da quando avevo 6 anni la storia della morte e resurrezione di Cristo in versione per bambini, mi sono reso conto che un po’ stride, in quest’era in cui aborriamo l’esposizione dei minorenni alla violenza e le fiabe tradizionali vengono ripulite da ogni minimo accenno alla morte, che la storia di Gesu’ comprenda la morte del protagonista (anche se poi c’e’ il lieto fine). Per fortuna mia figlia e’ ancora troppo piccola per capire, ma al personale del suo prossimo asilo spieghero’ che preferisco che dicano che era solo svenuto.