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Il signore che conta i morti a Gaza.

C’e’ un funzionario del Ministero della Salute di Gaza che passa il suo tempo auto-sepolto vivo in un ospedale, dorme (di rado) su un materasso nel suo ufficio e non vede la famiglia da tre settimane. La sua deontologia professionale e’ messa in dubbio da circa meta’ dell’opinione pubblica e data per scontata dall’altra meta’. In ogni caso, anche per chi ne e’ scettico, i suoi dati sono preziosi perche’ qualunque altro tipo di dato e’ ancora meno affidabile. Alcune fonti secondarie, come l’ONU o altre che linko qui, possono essere preferibili in termini pragmatici perche’ si sono date la briga di verificare nei limiti del possibile e ripulire dai doppioni, ma mi sembra di capire che la fonte primaria e’ una sola ed e’ lui coi suoi assistenti.

La metodologia ONU e’ spiegata ad esempio qua:

“the Protection Cluster collects and verifies information regarding fatalities in Gaza, and these preliminary figures are used by the humanitarian community in situation reports. In terms of methodology, the UN Office of High Commissioner for Human Rights (as Protection Cluster) compiles initial reports of fatalities from the media and other sources, and works with Palestinian and Israeli human rights organizations to cross-check and verify these reports, and whether the individuals are civilians or combatants. Fatality figures are only included once they have been corroborated by more than one organization.”

Dallo stesso articolo, un cross-check dettagliato fatto dal lato israeliano su un sotto-campione:

Reuven Ehrilch of the Meir Amit Intelligence and Information Center, an Israeli think tank, told The Media Line that its comparison study of the names of the Palestinians killed in Operation Protective Edge and the relationship between terror groups and uninvolved citizens revealed that out of 152 names checked, 71 were identified as terror agents and 81 were uninvolved citizens.

Trovo degno di nota che questo venga usato per rassicurare il lettore che quindi le cose vanno benone e la moralita’ dell’IDF e’ matematicamente dimostrata. A me pero’ 81 innocenti certificati su 152 casi verificati non sembra una percentuale tanto bella (53%), ne’ qualitativamente molto diversa dal circa 75% che viene citato normalmente. Smentisce solo l’ipotesi che la stragrande maggioranza delle vittime siano innocenti, la quale d’altra parte e’ un’ipotesi che solo un supporter pro-palestinese molto ottenebrato potrebbe prendere in considerazione (come dicono gli americani, “your strawman is too easy to knock down”). C’e’ addirittura una pagina di wikipedia dedicata a spiegare che chi fa questo e’ uno stronzo.

In questi ultimi giorni mi sono imbattuto in vari articoli di gente che ha fatto delle semplici analisi statistiche sui dati funebri di Gaza. I grafici di questo post vengono tutti da questo articolo, segnalato da un collega israeliano (con cui di solito discuto di analisi di altri tipi di dati); non e’ molto up-to-date (i dati sono di una settimana fa, quando i morti erano solo circa 500; al momento di scrivere, sono piu’ di 1200) ma e’ ben fatto. Si tratta di un autore che, se ha un bias, ce l’ha pro-israeliano (basta dare un’occhiata all’homepage) ma conclusioni essenzialmente identiche le raggiunge questo articolo in italiano, basato su dati un po’ piu’ recenti (l’articolo e’ di due giorni fa e usa dati di due giorni prima) e il cui autore, se ha un bias, potrebbe averlo pro-palestinese a giudicare dal sito su cui scrive. [1]

L’analisi piu’ semplice che fa e’ basata su questo grafico:

Cliccare la figura per andare all’articolo.

L’autore fa l’assunzione (probabilmente ragionevole) che le donne militanti siano rare. (Hamas non e’ noto per la sua difesa della parita’ dei sessi). Assume quindi, come fanno anche gli anti-guerra, che in prima approssimazione tutte le circa 100 donne di questo grafico siano vittime innocenti. Argomenta che, dato che le donne sono circa il 50% della popolazione, e nel sample in questione invece solo il 22%, questo dimostra la falsita’ dell’affermazione che l’IDF cerca intenzionalmente di uccidere civili. Ripeto quindi il commento di cui sopra sullo “strawman argument”. Cio’ che io ho appreso invece da questo grafico e’ che le vittime innocenti sono circa il 40% di quel campione (circa 100 donne, piu’ secondo la nostra assunzione un numero uguale di uomini innocenti, fa circa 200 su 500). Date le molte incertezze su questi numeri, e i possibili bias statistici non considerati (come suggerisce lui, forse le donne sono protette di piu’, mandate nei rifugi prima, mentre gli uomini devono lavorare), il risultato di questa “analisi inclusiva” e’ tutto sommato abbastanza compatibile col 53% dall'”analisi esclusiva” fatta dal Meir Amit Intelligence and Information Center (il quale puo’ a sua volta avere dei bias statistici sottili, non necessariamente in malafede.)

Trae le stesse conclusioni anche da questo grafico, piu’ ricco di informazione:

Dalla stessa fonte.

L’autore confronta con la struttura demografica di Gaza (fonte, anche se purtroppo non ha lo stesso “binning”) per dimostrare che i segmenti di eta’ corrispondenti al profilo tipico del militante sono sovra-rappresentati rispetto alla popolazione generale.

Incidentalmente: con lo stesso grafico, grazie al fatto che mostra simultaneamente la divisione per eta’ e per sesso, abbiamo l’opportunita’ di potere usare un “campione di controllo” (in questo caso, le donne) per verificare l’assunzione che la distribuzione di eta’ delle vittime innocenti segue grosso modo la demograzia generale di Gaza. (E’ naturale aspettarselo, ma e’ sempre utile verificare tutte le assunzioni che si puo’, anche quelle che sembrano ovvie.)

C’e’ un dettaglio in questo grafico che non ho visto commentato da nessuna parte finora. Lo faccio io, perche’ non ho affatto una spiegazione, ma forse e’ proprio per questo (il non avere una spiegazione ovvia) che non viene commentato cosi’ spesso (di solito alla gente piace spiegare le cose per cui si ha una spiegazione).

La differenza maschi-femmine, che abbiamo usato sopra per la stima naif delle vittime innocenti usando i numeri sommati per tutte le eta’, e’ molto grande anche nella fascia d’eta’ 0-10: 40 maschi e 20 femmine. Potrebbe benissimo essere una fluttuazione statistica, ovviamente, in fondo se non sbaglio il calcolo si tratta solo di piu’ di una deviazione standard di differenza. Cioe’ giusto un po’ improbabile ma non raro. Se consideriamo tutti i minorenni (0-17) siamo a circa 70 contro circa 30, e se non erro siamo a circa 4 deviazioni standard, cioe’ l’ipotesi che sia solo una fluttuazione statistica diventa molto improbabile. Attenzione, avendo esteso il range fino a 17 anni abbiamo indebolito la validita’ dell’approssimazione che siano tutti non combattenti, visto che ci sono notoriamente anche militanti minorenni. (Per la morale occidentale sarebbero comunque vittime innocenti).

Io punto il dito su questa anomalia, ma francamente non ho idea di come spiegarla. Da notare come non abbia senso in nessuna delle due ipotesi estreme: se l’IDF avesse una discriminazione perfetta tra militanti e civili e si astenesse sempre da un attacco quando c’e’ il rischio di coinvolgere innocenti, non ci sarebbe nessuna vittima nel range 0-10; se l’IDF cercasse intenzionalmente di uccidere civili, maschi e femmine sarebbero 50% in tutti i segmenti d’eta’, compreso quello.

Ho pensato alle seguenti spiegazioni:

  • Dati truccati alla fonte, con eta’ delle vittime abbassate sistematicamente? Questa e’ la prima spiegazione che ho pensato (ci sarebbe quindi un “feed-down” dal picco della distribuzione, e sarebbe quindi piu’ forte per i maschi che per le femmine). Ma non ho visto questo riportato dai vari “think tank” israeliani che verificano le persone una a una, quindi non sembra plausibile che sia una cosa frequente.
  • Gli uomini di Hamas, per motivi culturali, vanno in giro preferibilmente con i figli maschi che con le femmine? Boh, ma anche se fosse, l’IDF non ci aveva detto che rinunciano ad attaccare un obiettivo se ci sono innocenti vicino? (Vedasi il mio commento qui sul fatto che sembra che tutti considerino assolutamente ok ammazzare un bambino e una vecchia se si trovano in macchina con un obiettivo verosimilmente legittimo.)
  • La presenza di piu’ militanti minorenni di quanto io pensi? Potrebbe spiegare parte del segmento 11-17, ma e’ improbabile per il segmento 0-10. E come detto sopra, sarebbe lecito comunque considerarli non punibili come gli adulti, come facciamo nei nostri sistemi legali. (Incidentalmente: la discussione su quello che ne pensate di quest’ultima frase non puo’ prescindere dal dirimere preliminarmente la questione se questa sia una guerra o un’operazione anti-terrorismo. Ufficialmente, per l’IDF e’ la seconda, o almeno lo era all’inizio.)
  • Dalla distanza e’ difficile capire l’eta’, mentre e’ piu’ facile capire il sesso. Questa mi sembra convincente per il segmento 11-17, ma non tanto per 0-10.

Vedremo con piu’ dati. (Si prevedono almeno altre due settimane di guerra, perche’ questo e’ quanto l’IDF stima necessario per la distruzione di tutti i tunnel, quindi avremo sicuramente abbastanza statistica da dirimere il dubbio se sia solo una fluttuazione.)

Al di la’ di questo dettaglio che non capisco (che ha buone probabilita’ di non essere importante), un punto sicuramente importante che puo’ alterare l’interpretazione di questi dati, e che purtroppo credo sia impossibile da quantificare: la stessa struttura d’eta’ “simil-militante” ce l’ha non solo il campione dei veri militanti, ma anche un sotto-campione delle vittime innocenti, gli uomini che sono scambiati per militanti proprio perche’ hanno quel profilo d’eta’. Sempre in quel post linkavo un articolo dove si racconta tra le altre cose:

“In the morning we identified four men, aged 25 – 40, with keffiyehs, standing outside the house talking. It was suspect. We reported it to intelligence, specifying the house they were about to enter.

Intelligence passed this on to the Shabak (Israeli Security Agency) who reported that this was known as a Hamas activist’s house. This is automatically acted upon. I don’t remember what we used – whether it was a helicopter or something else, but the house was bombed while these guys were inside.

A woman ran out of the house holding a child, and escaped southward. That is to say, there had been innocent people inside.”

A parte l’ultimo paragrafo (che si riallaccia al problema dell’ammazzare innocenti per la colpa di essere nella stessa casa di terroristi o presunti terroristi), notare che non e’ detto che i due uomini “sospetti” fossero terroristi. La probabilita’ era piu’ alta che per persone sorteggiate a caso, ma esaminiamo i criteri per cui lo Shabak ha preso questa decisione: erano tra i 25 e i 40 anni, chiacchieravano accanto alla casa di un attivista e poi ci entravano dentro. Il primo criterio e’ bastato per attirare l’attenzione inizialmente, il terzo ha determinato la loro morte. Non sappiamo se alla fine erano davvero complici dell’attivista o giusto parenti o amici non implicati in azioni belliche. Inoltre, rilevante anche notare che non c’erano prove che fossero in procinto di sparare un razzo. La morale comune ammette di uccidere un potenziale assassino quando pone una minaccia immediata; uccidere a freddo un omicida o un potenziale omicida e’ a sua volta omicidio.

Comunque, la risposta alla domanda se l’IDF stia commettendo crimini di guerra non potra’ venire (se mai verra’) molto facilmente, come per esempio da analisi inclusive dei dati. Necessariamente dovra’ essere basata su singoli casi, in ognuno dei quali ci sara’ un certo livello di soggettivita’ nella valutazione della proporzionalita’ dell’attacco.

In qualsiasi azione, idealmente qualunque militare vorrebbe simultaneamente massimizzare l’efficienza (frazione dei target che vengono uccisi) e massimizzare anche la purezza (frazione degli uccisi che appartengono al target; ovvero equivalentemente minimizzare la frazione degli uccisi che sono innocenti). Le due cose sono in contraddizione, e quindi ogni singola scelta e’ un compromesso tra i due obiettivi. Su qualunque punto dello spettro si trovi il compromesso scelto, ci sara’ sempre chi lo difendera’ come una scelta di buon senso e chi lo chiamera’ un crimine di guerra. [2]

Per alcuni uccidere quei due signori di 25-40 anni e’ stata una scelta prudente e per altri una barbarie (“meglio un civile morto che un terrorista vivo” contraddice un principio base a cui siamo educati.)

La fascia rosa e' la zona ai cui abitanti e' stato detto dall'IDF di evacuare.

La fascia rosa e’ la zona ai cui abitanti e’ stato detto dall’IDF di evacuare. (Fonte: ONU)

[1] La lista degli autori e’ sul fondo dell’homepage, e tutti i nomi che riconosco sono di sinistra.

Un altro autore di quel sito, la cui simpatia pro-palestinese sembra dichiarata apertamente (in passato ha fatto volontariato a Betlemme), ha scritto anche lui, pur senza analisi di dati, in un articolo ben scritto per spiegare che Israele non ammazza indiscriminatamente i civili.

Gli rubo qualche paragrafo, giusto per stimolare a leggere tutto il resto:

Ci sono tre comportamenti, nei riguardi dei civili, in guerra: il primo è quello di cercare di ridurre al minimo le vittime civili, anche a costo di fare operazioni militari meno efficaci; il secondo è quello di ignorare la quantità di vittime civili che un’operazione militare possa comportare; il terzo è quello di cercare di fare più morti civili possibile.

Israele si comporta in un modo che rientra nello spettro fra il primo e il secondo, a seconda dell’opinione che se ne ha. Hamas si comporta inequivocabilmente nel terzo modo. Israele vuole uccidere il meno possibile o se ne frega. Hamas vuole uccidere il più possibile.

(…)

Naturalmente la distinzione fra Israele e Hamas è ben lontana dall’esaurire la questione, perché fra ”cerca di uccidere il meno possibile” e “se ne frega” c’è uno spazio enorme, che va dalla condotta esemplare ai crimini contro l’umanità.

Lo stesso autore spiega anche la sua interpretazione del perche’ Hamas si comporta come si sta comportando, che e’ la domanda piu’ ricorrente per tutti gli occidentali.

[2] Chiaramente, l’empatia per un popolo diverso dal proprio e’ piu’ bassa che per il proprio, e ancora piu’ bassa e’ quella per un popolo nemico. E’ quindi ragionevole aspettarsi che il punto di compromesso ottimale sia considerato diverso da un popolo in guerra che dagli osservatori esterni. (E infatti il 95% degli ebrei israeliani supporta questa guerra, e il 45% ritiene che l’IDF dovrebbe andarci ancora piu’ duro, mentre solo 3-4% pensa che dovrebbero andarci piu’ piano – fonte – mentre la maggior parte della comunita’ internazionale invece e’ orripilata.)

E’ interessante quindi leggere che compromessi che errano verso il lato poco piacevole possono fare parte della prassi dell’IDF anche riguardo ai propri stessi uomini: wikipedia ci racconta della Direttiva Annibale, che ufficialmente non esiste (come d’altronde le bombe atomiche) e che ha molto senso, razionalmente: Hamas, Hezbollah e altri gruppi cercano continuamente di catturare vivi dei soldati israeliani per usarli come pedina di scambio, sfruttando l’emotivita’ collettiva (sorprendentemente, in questo Israele infatti in passato si e’ dimostrato piu’ mollacchione dell’Italia!), per cui un soldato catturato fa molto piu’ danno che se morisse. (Secondo questo signore questo principio sarebbe gia’ stato applicato durante questa guerra, alcuni giorni fa.)


[Update dell’1 agosto]:

Mi sono appena imbattuto nella notizia di un giornalista italiano che testimonia che la strage del parco giochi di Shati e’ stato un incidente di Hamas e non dell’IDF (e che non riteneva salubre dirlo finche’ la sua sicurezza era nelle mani di, appunto, Hamas), confermando la ricostruzione dell’IDF.

Questo si riallaccia al punto 1 del caveat che avevo gia’ linkato.

Ovviamente tutti i pro-IDF staranno in questo momento furiosamente forwardando la notizia (e quasi tutti gli anti-IDF se ne staranno astenendo) per dimostrare che non e’ vero che tutti i morti civili sono dovuti all’IDF (strawman argument, again) e ho gia’ visto qualcuno fare confusione tra la strage del parco giochi di Shati e le varie scuole ONU colpite (tra cui questa che invece, a quanto so, al momento e’ attribuita all’IDF e secondo l’ONU anche criminalmente.)

In effetti sembra che i razzi di Hamas e dei loro (attuali) alleati della Jihad Islamica siano molto imprecisi, come gia’ scrivevo qualche mese fa.

Siccome dire solo questo senza fornire numeri puo’ significare tutto e niente, e siccome se mi mettessi a quantificare senza dare qualche dettaglio su come ho contato mi esporrebbe al sospetto di contare le cose come mi pare a me [a], ho appena sbattuto su dropbox un file di testo col copia-incolla dei dati del bollettino di sicurezza, raccolti in “tempo di pace”. La statistica tra i primi di gennaio e i primi di giugno, come potete vedere, non e’ neanche troppo piccola, grazie ai razzi che ogni tanto la Jihad Islamica sparacchiava un po’ per esercizio e un po’ per rompere i coglioni. (Mi sono fermato ai primi di giugno perche’ poi il formato delle mail e’ cambiato. L’unico edit che ho fatto e’ stato, per la comodita’ di conteggio del lettore, spezzare su piu’ righe gli eventi avvenuti in posti diversi o in giorni diversi, che talvolta erano riuniti in una sola riga.) In quel particolare momento storico l’interpretazione degli eventi (compresa la fiammata di attivita’ di meta’ marzo) era che Hamas stava formalmente rispettando il cessate il fuoco in corso dal 2012, ma volutamente chiudendo un occhio sulle attivita’ della Jihad Islamica in modo da fare qualche pressione su Israele. Per questo Israele minacciava Hamas ma limitava le sue risposte ad attacchi di precisione chirurgica (in quel caso in effetti le vittime innocenti erano molto rare).

[a] Da quando questo blog ha cominciato ad essere sharato selvaggiamente su facebook, gia’ mi sono beccato un po’ di accuse di bias sia pro-sionista che pro-palestinese. Meno di quante temessi ma piu’ di quante sperassi. Per fortuna in numero equo, il che mi rassicura.

(Peccato che le accuse espresse in maniera piu’ pittoresca siano avvenute su facebook e non nei commenti qui, perche’ non posso riportarle senza violare la privacy.)


[Update del 2 agosto, in riferimento alla nota 2]:

Ieri qualunque speranza di una soluzione diplomatica imminente e’ andata a farsi fottere, in un’ennesima spettacolare dimostrazione della follia omicida di Hamas (omicida nei fatti piu’ verso il proprio stesso popolo che verso il nemico). I fatti sono noti a chiunque legga i giornali, per cui riassumo piu’ che altro a beneficio dei lettori provenienti dal futuro: Hamas aveva dato l’accordo a un cessate il fuoco di 72 ore, da usare per negoziare al Cairo un cessate il fuoco di lunga durata. Entro due ore dall’inizio del cessate il fuoco, soldati israeliani sono stati attaccati, alcuni uccisi, uno (Hadar Goldin) catturato.

Avevo gia’ dimenticato la Direttiva Annibale (pur avendola linkata io stesso quando ho scritto questo post) ma me l’ha ricordata questo paragrafo dell’articolo stesso in cui ho appreso la notizia del rapimento:

These hours are the golden hours and the IDF and Shin Bet will do their best to obtain the “golden knowledge” in order to make sure Israel doesn’t have another Gilad Shalit on its hands, or to verify that the suspected kidnap victim is no longer alive – which makes it easier, no matter how painful that might be.

(Fonte: ynetnews.com)

La parte che ho grassettato mi ha fatto venire in mente la Direttiva Annibale, ma mi sono chiesto se e’ complottismo di bassa lega o se c’e’ qualcuno dall’apparenza seria che scrive nei media mainstream che lo prende sul serio. Per cui per curiosita’ ho googlato la stringa “hadar goldin hannibal directive”, e vedo che sembra che sia un’ipotesi presa abbastanza sul serio. Interessante anche restringere la ricerca ai siti israeliani (per chi non lo sapesse, c’e’ un’opzione su google che restringe la ricerca a un dominio di primo, secondo, terzo livello: “hadar goldin hannibal directive site:il” ricerca solo nei siti che finiscono con .il, ovvero israeliani.)

[Update, 31/12/2014]: a mesi di distanza, nei media israeliani si parla apertamente dell’applicazione della Direttiva Annibale in quello specifico caso, e ci si chiede se il massacro di civili conseguente sia stato appropriato (link).

Incidentalmente, e senza nessuna intenzione di voler sembrare un apologeta di Hamas (non lo sono, li considero degli assassini sia nell’ideologia che nella prassi), e solo perche’ mi ha sorpreso tantissimo quando l’ho letto qualche tempo fa, linko qui un articolo del Jerusalem Post (giornale di destra) di quando Gilad Shalit e’ stato liberato, che racconta che le condizioni in cui fu tenuto in cattivita’ non erano quelle che uno si immagina. Se Hadar Oldin e’ ancora vivo mi auguro che le sue condizioni siano comparabili, entro i limiti di quello che e’ possibile in questo momento in un’enclave sotto attacco e senza acqua potabile. [Mini-update del 3 agosto: non era gia’ piu’ vivo. Le circostanze non sono ancora molto chiare, e il corpo non e’ stato ritrovato. Questo ha fatto pensare ancora piu’ gente alla Direttiva Annibale, pero’ contestualmente e’ anche venuto fuori che Oldin era parente del Ministro della Difesa, quindi si puo’ arguire che e’ improbabile che lui possa aver dato quell’ordine.]

I paragrafi piu’ sorprendenti del racconto di Gilad Shalit:

Schalit remembers his time in captivity clearly. He was not held in basements and he was not tortured other than slight “annoyances” in his first days of captivity. Though they hit him a bit and tied him to bars, they quickly understood that he was fragile and would die in their hands if they beat him too badly. They did not want him to die, that would have been a catastrophe. At that point, Schalit was the Palestinian people’s greatest asset.

During his captivity he was passed among several Palestinian families around the Gaza Strip. He watched television, listened to the radio and was even occasionally allowed to surf the internet. He heard all of the news reports during “Operation Cast Lead” in winter 2008-9, and watched all of the 2010 World Cup games. He specifically remembers the game he saw when he was moved from one family to another – it was a game featuring Spain, the world champions. All in all, he was treated reasonably.

The main problem was food. There were not many culinary options and Schalit was forced to eat what Gazans eat, which is mainly humus. Understandably he was in a depressed state, which affected his appetite, which in turn caused a dramatic drop in his weight. He did not go on a hunger strike, and indeed never considered the option. One day he ate with a family on their rooftop in Khan Yunis and from their roof he could see the Mediterranean. Under other circumstances, he could have believed that he was on vacation.

Ovviamente, una vacanza di 5 anni e’ una cosa spaventosa di per se’, indipendentemente da quanto affettuose siano le tue guardie. Ma questo vale anche per i prigionieri in un carcere (il confronto piu’ fair e’ con i palestinesi in attesa di giudizio da anni, che probabilmente ricevono un trattamento “occidentale” nel senso di non essere torturati, ma differentemente dagli occidentali e dai cittadini israeliani – arabi compresi – non hanno diritto ne’ a vedere un giudice ne’ a sapere esattamente quali sono le accuse – link.)

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