L’importanza del pezzo di carta.

[Disclaimer: Questo post l’ho scritto tra domenica 9 e martedi’ 11, con lentezza estenuante perche’ fatico a trovare ritagli di tempo. Ho provato ad incorporare nel testo tutte le notizie (brutte) che arrivavano, poi mi sono arreso. Quindi tutte le notizie che menziono sono obsolete gia’ in partenza. D’altra parte, penso, se siete interessati alle notizie non le starete cercando qui.]

L’Intifadah silenziosa sembra diventare sempre piu’ chiassosa, e la frequenza tra un omicidio e l’altro si accorcia (tre in due giorni: link, link, e ancora link). Sono morti piu’ israeliani nell’ultimo mese che nei due anni precedenti (fonte). La spirale di violenza va troppo piu’ veloce della mia scrittura, non riesco mai a finire un post prima che ne sia successo un altro, o un altro paio. [1]

Quasi tutti i fatti violenti di queste ultime settimane hanno un protagonista palestinese (compreso l’evento di lunedi’ alla stazione di Tel Aviv: l’assassino e’ un ragazzo di 18 anni di Nablus infiltrato senza permesso attraverso il confine tra la Cisgiordania e “Israele propriamente detto”). [2]
Nell’evento violento del weekend, invece, la dinamica e’ stata diversa. Una pattuglia della polizia israeliana stava entrando a Kafr Kanna (un villaggio arabo nei dintorni di Nazareth) per arrestare qualcuno, e un ragazzo arabo (non la persona che dovevano arrestare) munito di coltello si e’ lanciato contro la macchina e li ha minacciati sbattendo il coltello contro il finestrino della camionetta.
Il primo comunicato della polizia narrava che i poliziotti gli avevano sparato per difendere la propria vita da una minaccia immediata, ma poi e’ spuntato questo video da cui si vede che il ragazzo, in quel momento, stava arretrando e gia’ non era piu’ a distanza tale da poter costituire pericolo mortale immediato:


(Oltre allo sparo in se’, notare come viene afferrato e trascinato il moribondo. Una volta ho fatto un corso di pronto soccorso, e decisamente non raccomandavano di portare cosi’ uno ferito al torso.)

Si direbbe quindi il tipico episodio in cui con “autodifesa” si intende “eccesso di reazione”. E’ un piccolo equivoco che capita ogni tanto ai poliziotti di tutto il mondo, e in tutto il mondo causa discussioni accese tra chi pensa che il poliziotto debba passare un grosso guaio e chi tifa per l’abbattimento senza se e senza ma di chi disturba il suo pubblico ordine.

L’episodio sarebbe abbastanza tipico se fosse successo in Cisgiordania (dove la risposta sproporzionata fa parte di una tradizionale dottrina di deterrenza – ad es.), ma e’ molto inusuale in Galilea, dove gli arabi sono cittadini israeliani.
Si confronti in particolare questo evento violento con l’evento violento di Bitunya, in Cisgiordania, durante l’ultimo Nakba Day, di cui parlai nella nota 1 di questo vecchio post, anch’esso caratterizzato da abbattimento a sangue freddo + versione ufficiale basata sull’autodifesa da pericolo immediato + video che la smentisce.

Avevo gia’ notato in alcuni post precedenti come faccia una grossa differenza avere la cittadinanza o no.
Che faccia una differenza legale e’ ovvio, ma a quanto pare fa anche una grossa differenza mediatica. Di abbattimenti in Cisgiordania ne ho letti tanti in questi mesi; tipicamente la “minaccia immediata” per il militare o per il poliziotto della Polizia di Frontiera (la polizia normale non opera la’) sono sassi, e l’autodifesa e’ di solito uno sparo alla testa o al torso. Di solito i giornali israeliani con l’esclusione di Haaretz [3] non menzionano ne’ il nome ne’ l’eta’ della vittima (di solito minorenne) e non danno, o danno con scetticismo (come nel caso di Bitunya gia’ menzionato sopra), la versione dei fatti delle persone vicine alla vittima. In questo caso invece tutti i principali quotidiani davano il nome, l’eta’, mostravano volentieri il video che smentiva la versione della polizia (anche quelli piu’ falchi come il Jerusalem Post), e qualche opinionista criticava il fatto, a sinistra perche’ ingiusto e a destra perche’ e’ inopportuno per le forze dell’ordine fare incazzare gli arabi buoni in giorni gia’ molto delicati con gli arabi cattivi.
In estrema sintesi: la reazione globale e’ stata tutto sommato molto simile a quella dei giornali occidentali in casi simili (si pensi ai giornali italiani per il caso Cucchi, ai giornali americani per l’abbattimento di Michael Brown a Ferguson). [7update]

Un altro esempio di questo filtro psicologico dei giornalisti israeliani (o almeno di quelli dei giornali che conosco e che hanno una versione in inglese) l’avevo notato un paio di settimane e mezzo fa. Ero indeciso se farci un post o no (poi comunque me lo scordai), ma il titolo l’avevo gia’ scelto:

“Io mangio cipolla, e a te piangono gli occhi?”
(Modo di dire siciliano.)

Residents in the Mount Scopus area were experiencing difficulties breathing because of tear gas that was fired in clashes between security forces and Palestinians in Isawiya and Silwan in East Jerusalem. (link)

L’area di Monte Scopus, abitata al 100% da ebrei, e’ molto vicina a dove abitavamo noi, quindi se fossimo ancora la’ avremmo probabilmente scoperto che effetto fanno i gas lacrimogeni [4]. Ma uno si chiede: se i residenti di Monte Scopus hanno problemi a respirare per i lacrimogeni sparati a Isawiya e Silwan, non sara’ lecito chiedersi se hanno problemi a respirare anche i residenti di Isawiya e Silwan? [5]
Vedere mappa (Monte Scopus e’ tra French Hill e Sheikh Jarrah; notare quanta strada deve aver fatto il gas proveniente da Silwan per arrivare li’):

Mappa creata con il tool online di Terrestrial Jerusalem: http://t-j.org.il/JerusalemAtlas.aspx

Mappa creata con il tool online di Terrestrial Jerusalem: http://t-j.org.il/JerusalemAtlas.aspx

Ok, nulla di troppo diverso da, per dire, i giornali italiani quando assumono il punto di vista della maggioranza in vicende coinvolgenti zingari (italiani) o immigrati. Pero’ sorprende in confronto con l’attenzione israeliana per il politicamente corretto, ad esempio anche in documenti ufficiali, musei, parchi, ecc.
(Gia’ avevo notato che c’e’ un surreale scollamento, da quelle parti, tra cio’ che i governanti/amministratori di entrambi i lati dicono e quello che in realta’ fanno; fortunatamente, anche se non sempre, quello che fanno e’ generalmente piu’ pacifico e cooperativo di quello che dicono. Poi e’ da vedere quanto dura.)

A volte uno si chiede se non sarebbe stato meglio per i palestinesi se Israele si fosse semplicemente annesso tutti i Territori Occupati (non solo Gerusalemme Est e Golan) dopo la Guerra dei Sei Giorni, e gli avesse dato la cittadinanza. L’annessione non c’e’ stata perche’ Israele non la voleva, perche’ ad abitare li’ erano troppi: l’annessione avrebbe cambiato l’equilibrio demografico e rischiato sul lungo termine che lo stato avesse una maggioranza araba. (E’ un’ossessione latente dei politici israeliani dal ’48 ai giorni nostri.)
E probabilmente anche la stragrande maggioranza dei palestinesi avrebbero rifiutato, come fecero i residenti di Gerusalemme Est nel 1980 quando la loro parte di citta’ fu formalmente annessa (anche se l’annessione non e’ riconosciuta da nessun altro stato, nemmeno dagli USA), e Israele coerentemente gli offri’ la possibilita’ di richiedere la cittadinanza: il ragionamento fu probabilmente che accettare la cittadinanza sarebbe stato consolidare il nuovo status quo. Con il senno di poi non fu una buona idea, e si aggiunge ai molti episodi a supporto della popolare battuta “i palestinesi non perdono mai un’occasione per perdere un’occasione”.
Lo statuto dei palestinesi di Gerusalemme Est e’ di residenti permanenti, con vari vantaggi rispetto agli altri palestinesi – voto alle municipali, possibilita’ di muoversi liberamente sia in Israele-propriamente-detto che in Cisgiordania (compresa l’Area A), possibilita’ di immatricolare l’auto con la targa gialla israeliana e quindi usarla dove gli pare [6], ecc. – ma possono perdere questo privilegio se qualcuno puo’ provare che il loro “centro di vita” non e’ piu’ a Gerusalemme (ad es., se non lavorano piu’ a Gerusalemme, o se hanno una residenza in Cisgiordania in cui passano la maggior parte del tempo e usano la casa di Gerusalemme solo occasionalmente o per affittarla ad altri). Molti degli espropri di case sono stati basati su questa regola.

Gia’ recensii qui quel documentario che spiegava che, secondo alcuni giudici di Corte Suprema attualmente in pensione che avevano contribuito a costruire l’ossatura legale del bizzarro sistema legale militare dei Territori, l’opzione di applicare semplicemente la legge israeliana tale e quale era stata scartata fin dall’inizio perche’ “se applichi la legge di uno stato a quella popolazione, di fatto la annetti, e se la annetti poi la devi fare votare”.
Si dedurrebbe quindi che c’e’ stato un certo scivolamento verso destra (o almeno verso il fottersene della forma delle cose) negli anni trascorsi tra il 1967 e oggi, perche’ adesso fa parte del discorso politico israeliano l’opzione di annettere la Cisgiordania e dare ai palestinesi cisgiordani lo stesso statuto di quelli di Gerusalemme Est (l’opzione fa parte del programma di uno dei partiti attualmente al governo, Casa Ebraica, che a quanto capisco rappresenta gli interessi e le idee dei coloni religiosi – link).
E qualche giorno fa il consiglio dei ministri ha approvato una legge controversa, che estenderebbe la legge israeliana ai Territori pero’ con un meccanismo sufficientemente complicato da aggirare le obiezioni della Corte Suprema (link). Se capisco bene, il comando militare che funge da legislatore nei Territori sarebbe tenuto da questa legge ad incorporare entro 45 giorni ogni nuova legge israeliana (ma non vale per quelle vecchie) tra le leggi dei Territori.
Chi la propone dice che sara’ vantaggioso sia per i coloni (che gia’ sono cittadini israeliani, ma a quanto pare nei Territori non godono di tutte le tutele israeliane, ad esempio delle leggi sul lavoro) che per i palestinesi; chi la critica sospetta che sara’ usata in modo sufficientemente perverso da fare comunque la differenza. Forse sara’ una mistura delle due cose (dubito che una lobby che ha a cuore gli interessi dei coloni abbia simultaneamente anche a cuore quelli dei palestinesi, pero’ il Levitico (24:22) dice chiaramente “Avrete una stessa legge tanto per lo straniero quanto per il cittadino; poiché io sono l’Eterno, l’Iddio vostro”.)

Immagine completamente off-topic. Cercavo, come illustrazione del post, un’immagine del passaporto israeliano (giusto casomai qualcuno fosse cosi’ tonto da non capire a quale “pezzo di carta” il titolo si riferisce) e sono inciampato in questa immagine, da qui. E’ carina e quindi la lascio.

[1] Oltre agli atti di violenza contro le persone, sono in crescita quelli contro le cose.
Tra vari vandalismi reciproci, passano la soglia della notizia internazionale, simmetricamente, una moschea bruciata in un villaggio palestinese cisgiordano vicino a una colonia, e una molotov contro una sinagoga in Galilea.
Certo, ovviamente che i colpevoli del primo atto siano dei coloni e’ al momento soltanto una congettura:

Shomron Regional Council Head Gershon Mesika, responded to accusations that settlers were behind the torching of the mosque and said: “The person who did this act is a pyromaniac who deserves to be condemned. However, it is important to note that as yet, no Jews have ever been arrested for torching a mosque, which calls for further investigation into the incident.”
(Fonte)

[Shomron e’ la Samaria, cioe’ la parte nord della Cisgiordania.]

Pero’ non e’ una congettura cosi’ campata in aria, visto che lo stesso articolo menziona un caso di incendio di un’altra moschea in un auto-dichiarato caso di “price tag attack”.
In effetti, l’argomento che nessun ebreo sia mai stato arrestato per atti del genere gli si potrebbe ritorcere contro (e sono quasi sicuro infatti di averlo gia’ visto usato dalla propaganda di opposta fazione.)

(Quello che ho capito e’ che non tutti i coloni sono dediti al vandalismo di proprieta’ arabe, anzi molti se non la maggioranza coesistono pacificamente. Pero’ il fenomeno, per quanto probabilmente minoritario, non e’ affatto marginale. Incidentalmente, trovo molto apprezzabile l’Anti-Defamation League che, sebbene la sua missione sia difendere il punto di vista ebraico, a differenza di molti di quelli che si prefiggono di difendere lo stesso punto di vista, non prova affatto a minimizzare il problema o a ribattere con un “eh ma loro invece”.)

[2] Qui si analizza il profilo tipico degli attentatori degli ultimi tempi, per dedurne che in generale sono dei cani sciolti: giovani, single e disorganizzati.
Sebbene questo sembri confermare il mio personale bias (basato su nulla piu’ che l’impressione superficiale ottenuta dalla lettura delle notizie originali), avvertirei pero’ di prendere l’accuratezza dell’articolo con delle grosse pinze, visto che del primo caso dice “He struck and killed a 29-year-old coworker”. Ma come coworker? Leggere il mio post corrispondente e i link al suo interno.

[3] Ma anche Haaretz a volte da’ acriticamente la versione dei fatti dell’Ordine Costituito. L’avevo notato per esempio nel caso del giudice di cui parlai qui.
Secondo uno studio che una volta era riassunto su wikipedia (poi qualcuno edito’) e che chi paga puo’ leggere qui, Haaretz tende ad avere un bias anti-palestinese piu’ spesso che pro-.
(Nonostante cio’ e’ evidente che il giornale ha una linea pro-pace, pro-due-stati, e anti-colonie. Lo stesso articolo dice che e’ meno pro-israeliano del New York Times.)

[4] Una volta qualcuno mi disse che se fossi andato al consolato italiano avrei avuto diritto a una maschera anti-gas da tenere in casa. Pero’ per pigrizia non l’ho mai fatto, considerando che Hamas non sembra avere gas letali e che Bashar al-Assad ha cose piu’ urgenti da fare che bombardare Israele. Non pensavo ai banali lacrimogeni.

[5] Un altro mezzo “anti-riot” molto usato e’ il classico idrante, che si usa pure da noi (ma da noi e’ praticamente alla parte superiore dello spettro, li’ mi sembra piu’ sulla parte bassa), in una variante che quando non ci sei di fronte puo’ anche fare ridere un po’ (lo confesso: io la prima volta ho riso un po’): invece dell’acqua, il camion cisterna spruzza liquidi maleodoranti. Pur non essendo mai stato presente mentre veniva spruzzato, so che odore ha e posso assicurare che e’ veramente mefitico. Avevo sentito questo odore a Betlemme e vicino alla citta’ vecchia di Gerusalemme, in entrambi i casi era il luogo di una protesta sedata la sera prima, e la prima volta avevo inizialmente immaginato che ci fosse una qualche fogna a cielo aperto (ammetto con vergogna di avere dei bias inconsci neocoloniali verso le municipalita’ gestite da arabi, come Betlemme – a mia discolpa va detto che Betlemme non assomiglia a un villaggio svizzero), poi mi era stato spiegato.

[6] Le macchine con targa verde, immatricolate dall’Autorita’ Palestinese, possono circolare solo in Cisgiordania e Gaza, e non in tutte le strade di Cisgiordania perche’ alcune strade che connettono le colonie tra loro e con la madrepatria, per motivi di sicurezza (dei coloni) sono solo riservate alle targhe gialle.
Un esempio e’ la statale 443, che prendevo ogni tanto per andare al lavoro come alternativa alla congestionata autostrada, prima che la statale diventasse abituale bersaglio di bombe molotov palestinesi, dopo di che mia moglie si preoccupo’ e me lo proibi’.

[7update] Update del 10/12/2014: un mese dopo, in un articolo che parla dell’arresto di alcuni dei rioters che nelle proteste seguite all’omicidio del ragazzo arabo avevano lanciato ordigni improvvisati, si legge il seguente riassunto della vicenda:

Israeli police said Hamdan had threatened the life of police officers as he tried to stab them with a knife while they were inside their cruiser. However, video footage of the incident led some people to interpret the events differently, and claimed Hamdan had tried to run away from the vehicle when he was shot.

Boh non so, francamente ditemi voi se dopo aver visto il video sopra formulereste la seconda meta’ del paragrafo allo stesso modo.

2 pensieri su “L’importanza del pezzo di carta.

  1. Finrod

    al resto ci penserà il contadino :-))) nel frattempo imho non è mica vero che “[gli israeliani che vivono nella West Bank] non godono di tutte le tutele israeliane, ad esempio delle leggi sul lavoro” perché persino i “Palestinians who are employed in industrial zones in West Bank Jewish settlements are entitled to the salaries and fringe benefits provided by Israeli law”, anche se per carità la citazione è di un articolo su ha-ha-Haaretz ;-) però dato che l’ho letta qui:
    http://londonalcatraz.blogspot.it/2014/02/bollicine-quer-pasticciaccio-brutto-di.html
    mi sembra affidabile.
    Adesso vado a noleggiare l’auto per fine mese :-)

    Rispondi
    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Hmmm, mi sembrava strano in effetti. Pero’ quel paragrafo, come avrai visto, era un riassunto dell’articolo di ynet linkato li’. In particolare, la frase in questione voleva riassumere questo paragrafo:

      According to its sponsors, the bill is intended to extend basic rights to settlers, for example, labor laws which currently do not apply to the areas.

      Quindi boh? Uno dei due giornali ha torto, oppure hanno ragione entrambi ma qualcosa e’ andato “Lost in translation” (e cosi’ mi riaggancio a Scarlett Johansson e ho lo spunto per commentare il post che mi hai linkato, e dire: mi e’ piaciuto molto.)

      Rispondi

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