Effetto soglia.

Tornato ormai stabilmente nel cuore della Fortezza Europa, e quindi esposto maggiormente (tramite radio, giornali cartacei, amici di facebook che linkano cose) alle notizie dei paesi europei con i quali ho a che fare direttamente (Italia, Francia, Svizzera, Belgio) che a quelle da Israele/Palestina, come normale vengo a sapere solo gli eventi dalla Terra Santa che passano una soglia molto alta.
Giovedi’ solo grazie a una guardata casuale a repubblica.it ho saputo di un attentato vicino a dove abitavamo. Un palestinese affiliato ad Hamas [1] si e’ lanciato sulla piccola folla che attendeva il tram alla fermata Collina delle Munizioni, uccidendo una bambina di tre mesi.

Per avere piu’ dettagli sono andato a leggere la stessa notizia su ynetnews, dove si puo’ anche vedere il video preso da una telecamera di sorveglianza.
La fermata della Collina delle Munizioni era la piu’ vicina a casa nostra assieme a Shimon HaTzadik, dove poco prima della nostra partenza era avvenuto un evento in qualche senso simile, di cui scrissi qua [2]. Quand’ero li’, ogni giorno in macchina passavo almeno due volte da quello stesso incrocio da cui il terrorista ha deviato per lanciarsi sulla folla, e le rare volte che prendevo il tram lo prendevo da una di quelle due fermate. Ricordo quando avevamo una babysitter senza macchina [3] che andava a prendere nostra figlia al nido e la riportava a casa col tram. All’inizio l’idea ci stressava un po’ (non avevamo pero’ facili alternative), poi a furia di essere presi in giro dai locali ci eravamo rilassati. Negli ultimi mesi, dagli eventi di luglio in poi, sembra invece che i locali di entrambe le etnie usino molto meno il tram. (Questo articolo lo conferma.)

Una volta che la mia attenzione e’ riportata su Gerusalemme dal singolo evento sopra-soglia, continuo a leggere e mi faccio un’idea di tensioni che sono diventate sempre piu’ pesanti da quando siamo partiti, pur rimanendo sotto la soglia necessaria a meritare, per esempio, un articolo su repubblica.it [4].
Ad esempio, stasera mentre scrivo c’e’ Gerusalemme Est in fiamme (dalla descrizione sembra comparabile con la settimana di inizio luglio in cui ci barricammo in casa), ieri un ragazzino palestinese e’ stato abbattuto vicino Ramallah mentre tirava molotov sulle auto dei coloni, qualche giorno fa un colono ha messo sotto una bambina palestinese di 5 anni in Cisgiordania, uccidendola (incidente, pare) [5, 5bis], qualche settimana fa le tensioni nel quartiere arabo di Silwan (accanto alla Citta’ Vecchia) sono salite alle stelle quando un’organizzazione di destra ebraica che si prefigge la giudaizzazione del quartiere ha acquistato un gran blocco di case tramite un prestanome palestinese per impiantarci un numero record di coloni ebrei [6], creando uno shock sul lato palestinese (e minacce di morte ai proprietari che hanno venduto, che dovranno dimostrare agli ex vicini di non essere stati conniventi) e vari dibattiti tra destra e sinistra israeliana sul tema se sia veramente opportuno lasciare che organizzazioni come questa continuino a rompere i coglioni agli arabi di Gerusalemme, mettendo a dura prova lo status quo. Ma nessuno di questi eventi sembra passare la soglia per un articolo on-line su Repubblica.
L’effetto soglia è insidioso perché fa perdere il contesto, e ogni azione violenta, di una parte o dell’altra, sembra spuntare dal nulla a rompere uno status quo tutto sommato soddisfacente. E siccome le soglie sono soggettive [7], favorisce le proprie convinzioni pregresse su chi sia il popolo più cattivo nel conflitto. Spiega anche perché persino i guerrafondai locali (di entrambi i lati) abbiano spesso opinioni meno nette dei loro supporter occidentali.

Piantina del tram, da ynetnews.com

Appropriatissima pubblicita' scelta dall'algoritmo di ynetnews per tutti gli articoli relativi all'attentato della stazione del tram.

Appropriatissima pubblicita’ scelta dall’algoritmo di ynetnews per tutti gli articoli relativi all’attentato della stazione del tram.

[1] I vertici di Hamas l’hanno lodato per il suo atto, ma le autorita’ israeliane ritengono che non abbia agito secondo i loro ordini, ne’ che fosse in coordinamento con altri appartenenti al movimento, e che il suo sia stato un gesto spontaneo. Mi pare di capire che sia il modus operandi abituale dei membri di Hamas in Cisgiordania e Gerusalemme Est, di agire come cani sciolti. Vedasi l’assassinio dei tre ragazzi ebrei a giugno che ha causato l’inizio dell’Operazione Guardiano del Fratello.

[2] Ma dallo status meno chiaro come attentato terroristico. Mentre adesso si e’ trattato di un nazionalista gia’ noto per atti violenti, quella volta le notizie parlavano di una persona priva di affiliazioni politiche note, e proveniente da una famiglia che tradizionalmente “coesisteva”. Anche quella volta c’era un video, ma era stato preso con un telefonino da un testimone oculare dopo che il casino era iniziato, per cui non era utile a concludere che cosa fosse successo esattamente (se l’uccisione fosse stata volontaria), mentre stavolta mi sembra che il video non lasci dubbi. Anche quella volta il protagonista era stato sparato alla testa.

[3] Una delle poche babysitter non palestinesi che abbiamo avuto, e che purtroppo ci e’ stata sottratta dalla severita’ delle leggi israeliane sull’immigrazione. Del tutto inaspettatamente, visto che era per il 25% di sangue ebraico [a] e ambiva a fare l’aliyah in Israele (non per motivi religiosi, visto che era cattolica come il restante 75% della sua famiglia, ma perche’ diceva che le piaceva moltissimo il clima). Alcuni israeliani a cui l’abbiamo raccontato erano molto sorpresi, perche’ e’ noto il principio del nonno ebreo per avere la cittadinanza, per cui rimane il mistero di cosa possa esserci stato di sbagliato nel suo dossier.

[4] Mi viene in mente che il corrispondente di Repubblica da Gerusalemme, ho scoperto al nostro arrivo mentre visitavo un appartamento che ci interessava [b], vive dal lato ebraico di un quartiere (Abu Tor) diviso a meta’ dalla Linea Verde (la frontiera dell’armistizio del ’49).

[5] Personalmente, da quel che ho letto, mi sembra abbastanza verosimile che la versione ufficiale sia corretta, cioe’ che sia stato un incidente e non un atto motivato da rabbia nazionalistica anti-palestinese. E anche che il guidatore sia scappato non per sottrarsi alle sue responsabilita’ ma perche’ temeva il linciaggio da parte della folla che si era gia’ assembrata. Maggiori informazioni qui, in un blog sionista (Elder of Ziyon) che mi capita abbastanza spesso di linkare perche’ il suo autore fa moltissimo lavoro di ricerca sulle fonti primarie di ogni notizia. Anche se non raccomanderei di prenderlo troppo per oro colato, perche’ e’ abbastanza ottenebrato dall’ossessione che il mondo sia anti-israeliano e anti-semita da cadere (spero in buona fede) nella ripetizione identica delle malefatte comunicative che in maniera tanto convincente smaschera dall’altra parte. Per esempio, in quello stesso post che ho appena linkato, sembra cercare di dare il messaggio che i palestinesi lanciano macchine sulla folla abitualmente, e che entrare in un quartiere arabo di Gerusalemme con una macchina di targa israeliana sia una condanna al linciaggio. (In effetti, solo macchine di targa israeliana possono circolare a Gerusalemme, che sia in quartieri ebraici o in quartieri arabi. A quelle di targa palestinese l’ingresso in citta’ e’ vietato, come d’altronde in qualunque posto a ovest della Linea Verde e in alcune strade della Cisgiordania. Ma a parte quello, i quartieri arabi sono attraversati ogni giorno da migliaia di macchine di ebrei, molti dei quali riconoscibilissimi come tali dalla kippah o dall’abbigliamento ultra-ortodosso, per andare al lavoro o altrove, e sebbene le notizie di pietre o molotov contro di loro non siano rare, non sono nemmeno la norma.)
La piu’ probabile spiegazione dell’agguato palestinese alla macchina israeliana che mostra nella parte finale del suo post, e’ che non sia una macchina ebraica che entra nel quartiere di Silwan, ma quella di qualche colono gia’ presente nel quartiere, e quindi noto agli aggressori. L’atto e’ comunque criminale e desecrabile, ma visto che il buon Anziano di Sion insiste tanto che la stampa cattiva ignora sistematicamente il contesto, colpisce che lo stia occultando anche lui.

[5bi, aggiunto il 6/11/2014] Al momento di scrivere questo post non conoscevo la recente storia di Raed al Jabari (scoperta oggi tramite il blog di una lettrice di questo blog), raccontata qui, il cui confronto con la storia della nota [5] illustra l’inestricabile asimmetria tra un residente israeliano e uno palestinese della Cisgiordania (asimmetria gia’ discussa qui).

[6] Riguardo questa storia, offro due fonti di bias opposto.
La storia raccontata da un giornale israeliano. (Focus sulla rabbia nazionalistica diffusa degli abitanti palestinesi del quartiere, sulle minacce di morte ai proprietari che hanno venduto, e insinuazione che comunque abbiano venduto a prezzo sovra-mercato.)
La storia raccontata da un blogger israeliano di sinistra e anti-colonizzazione. (Focus sull’ideologia razzista/messianica dell’organizzazione colonizzatrice che ha compiuto l’operazione.)
A proposito di contesto mancante, la storia di questo quartiere di Silwan e della sua ri-colonizzazione ebraica e’ un altro fantastico esempio in cui entrambi i lati del conflitto riescono a dare prova di una malafede nauseante. Dal lato arabo (o occidentale pro-palestinese) troverete facilmente innumerevoli descrizioni della nequizia dei coloni, dell’equivoca organizzazione ELAD e del supporto che riceve dalle istituzioni israeliane. Il che sembra essere tutto vero, solo che non c’e’ mai neanche una nota a pie’ di pagina menzionante la presenza tra il 1881 e il 1936 di un centinaio di coloni ebraici yemeniti nel quartiere di Silwan (colonia di Kfar Hashiloah). Questa nota a pie’ di pagina e’ invece un punto centrale della narrazione da parte della destra israeliana pro-colonie. Un dettaglio mancante in questa narrativa e’ che pero’ tutti loro, nessuna eccezione, sono stati risarciti dallo Stato d’Israele, mentre la stragrande maggioranza dei profughi arabi del 1947-49 (47-48: guerra civile durante gli ultimi spasmi del Mandato Britannico, 48-49: Prima Guerra Arabo-Israeliana, aka Guerra d’Indipendenza Israeliana) si sono presi un bel cazzo di niente (anche dai fratelli arabi, intendo), a parte l’insulto di sentirsi dire “furono convinti ad andarsene dai loro stessi leader”. (Il che sembra implicare che ci si possa fregiare della qualifica di profugo solo se al momento di uscire di casa si e’ a pochi metri da un paramilitare che sgozza la tua famiglia. O comunque, sembra una definizione che invaliderebbe lo statuto di profugo di tutti i siriani e iraqeni che stanno scappando terrorizzati dall’avanzata di ISIL.)
Da entrambi i lati e’ molto raro trovare una descrizione che non sia volutamente vaga di cosa sia successo nel 1936 in quel quartiere. Nella narrazione destrorsa, gli ebrei sono stati cacciati via dal quartiere dai loro vicini arabi nel corso della “Rivolta Araba” che scoppio’ quell’anno in tutto il paese. La stessa narrazione si applica al rione di Shimon HaTzadik di cui parlo ricorrentemente (perche’ ci abitavo accanto e ci passavo spesso). Il dettaglio che viene omesso da entrambe le parti e’ che gli abitanti di Kfar Hashiloah furono consigliati dalle autorita’ inglesi di sgomberare, perche’ gli inglesi non avevano piani di assicurare la sicurezza di tutte le comunita’ ebraiche sparpagliate in giro, ma solo di quelle piu’ grosse. Agli arabi non conviene raccontarlo per ovvi motivi (dimostra chiaramente che gli ebrei erano esposti a un rischio mortale concreto), ma non conviene nemmeno agli ebrei, perche’ si sono basati un po’ troppo sulla narrazione auto-assolutoria del “non sono stati cacciati in punta di baionetta” nel parlare degli ex villaggi arabi.
(Ovviamente, e lo dico giusto nel caso che qualcuno non avesse colto il punto, anche chi non parte in punta di baionetta ma per semplice timore, o anche solo perche’ le condizioni di vita sono diventati sgradevoli, merita ogni empatia indipendentemente da quale sia la sua etnia, e idealmente anche una compensazione economica.)
(E comunque alcuni villaggi arabi e quartieri di citta’ arabe o miste furono effettivamente sgomberati in punta di baionetta, anche se la frazione e’ motivo di un asprissimo dibattito. Comunque, un fatto che non sembra essere controverso tra gli storici – sebben controversissimo tra i blogger – e’ che il massacro di Deir Yassin ebbe un effetto psicologico immenso sulla popolazione palestinese, e gioco’ un ruolo nella scelta di molti di scappare. Poi, che si aspettassero di “tornare nelle loro case sull’onda di armate arabe trionfanti” e’ forse plausibile – il wishful thinking e’ un fenomeno diffuso – ma e’ un altro discorso, che non ho mai capito perche’ dovrebbe invalidare il loro diritto a lagnarsi visto che questo non e’ avvenuto.)

[7] Ad esempio, è soggettivo decidere che la bambina di cinque anni messa sotto dal colono non meriti un articolo in Italia mentre quella di tre mesi ammazzata dal palestinese sì.
Una regola generale che ho notato e’ che i palestinesi che muoiono di morte violenta hanno meno probabilita’ di essere riportati nei media italiani mainstream (ovviamente invece i media “militanti” fanno esattamente il contrario, all’epoca dei tre ragazzi rapiti a Hebron mi sono imbattuto in qualche sito di “contro-informazione” che insisteva nel definirli “i tre soldati israeliani catturati”, basandosi probabilmente sulla prima versione distorta che era circolata all’inizio tra i palestinesi). A naso lo attribuisco a due possibili cause, non mutuamente esclusive: primo, la percezione che tra le due parti in causa siano i meno “occidentali” (su questo punto avro’ forse qualcosa di interessante da dire in qualche lungo post futuro) e quindi il giornalista occidentale empatizza meno naturalmente, persino quando magari e’ ideologicamente dalla loro parte; e secondo, il banale fatto che ne muoiano di piu’, quindi nella fredda logica giornalistica devono morirne tanti simultaneamente, o morire in maniera particolarmente orribile o particolarmente ingiusta, perche’ un giornale straniero possa trovare spazio per parlarne.

[a] Ogni volta che scrivo un post mi chiedo a cosa si attacchera’ il lehavista R.A.Z. (uso questo acronimo per tutelare la sua privacy, visto che e’ una persona importante) per dimostrare il mio antisemitismo. Ogni volta mi sorprende, come questa volta che nei commenti potete trovare che il riferimento al 25% di sangue ebraico l’ha scandalizzato. Pero’ ho gia’ spiegato che questa legge non ha niente a che fare col razzismo. La Legge del Ritorno deriva dal fatto che l’intera ragione dell’esistenza dello Stato d’Israele e’ offrire un rifugio dall’odio antiebraico. L’emendamento del 1970, di cui qua parliamo, deriva dalla considerazione che e’ storicamente esistito uno stato (la Germania nazista) in cui l’avere un nonno ebreo era la soglia oltre la quale si era perseguitati (anche se di religione diversa da quella giudaica) e quindi, come calco di questo, la legge d’immigrazione israeliana garantisce cittadinanza automatica a chi puo’ provare un nonno ebreo. Se domani uno nuovo stato antiebraico decidesse per legge di perseguitare tutti i cognomi con suffisso -stein, lo spirito della legge israeliana deve necessariamente seguire con la garanzia della cittadinanza a chi ha questi cognomi.

[b] Molto tempo dopo, quando ho scoperto l’estensione dell’antipatia israeliana verso gli onusiani (qua raccontai il primo episodio, poi ce ne sono stati altri, che forti di quell’esperienza siamo riusciti a rendere meno antipatici), mi e’ venuto il dubbio che la mancata chiusura dell’accordo col padrone di quell’appartamento potesse avere a che fare con le sue idee politiche. Come gia’ detto, appena arrivati cercavamo casa simultaneamente con agenti ebraici ed arabi, a Ovest e ad Est. Tutti ci chiedevano di sapere che facevamo (per sapere quanto ci potevamo permettere di pagare e se saremmo stati solventi) e a quell’epoca non ci sembrava strano spiegare che eravamo li’ per mia moglie che lavorava con UNESCO e che ci interessava sapere se da li’ era facile arrivare a Ramallah.
A Ovest avevamo una agente molto simpatica, che per qualche motivo ci ha subito detto che era di sinistra e credeva nella soluzione a due stati (anche quello, che sul momento ci sembro’ un po’ incongruo – perche’ un agente immobiliare ci tiene tanto a dirti cosa vota? – potrebbe essere conseguenza del suo sapere il lavoro di mia moglie). Quel particolare appartamento che visitammo nella stessa palazzina del corrispondente di Repubblica (mi cadde l’occhio sulla targhetta del citofono) era un po’ costosetto ma spazioso e relativamente ben posizionato per le nostre necessita’ (essendo vicino alla Linea Verde non era troppo complicato arrivare a Ramallah da li’) e apparteneva a un certo signor Yacov che possedeva vari appartamenti ed era da anni in contatto con questo agente. L’agente insisteva che aveva indizi del fatto che il signor Yacov avrebbe accettato in realta’ un affitto piu’ basso, e che comunque li’ a Gerusalemme e’ normale che tutti si aspettano di negoziare e che si puo’ facilmente tirare giu’ un 20-30%. Il signor Yacov pero’ con me fu gelido e ostile, e continuava a insistere che lui non negoziava mai, e che l’appartamento valeva quei soldi, punto, e se ci sembrava caro allora buona fortuna per trovare di meglio. L’agente era talmente costernata che nel riaccompagnarmi a casa continuava a balbettare delle scuse.
Sul momento pensai solo che il signor Yacov poteva avere ottime ragioni ma insomma non era proprio simpaticissimo. Ora mi chiedo se non fosse che in realta’ aveva deciso di odiarmi.

Sempre a proposito di Abu Tor e della nostra agente ebraica di sinistra, durante quella stessa giornata, ma prima di conoscere il signor Yacov, lei aveva parcheggiato in una via poco lontano anche per farmi vedere da fuori altri appartamenti che gestiva, casomai ci interessassero, e giusto per dare un po’ di contesto aveva aggiunto “questa e’ una strada diplomaticamente corretta! infatti da quel lato ci vivono ebrei e dall’altro lato arabi!”. Sebbene ancora io sapessi molto poco, avevo gia’ l’intuizione che non fosse una feature desiderabile. Ricordo che notai che c’era un gruppetto di gente dall’aria seria che ascoltava una guida che gli raccontava qualcosa (ero troppo lontano per sentire cosa) indicando una casa dall’aspetto del tutto normale. Mi chiesi se non fosse per caso uno di quei tour di “turismo politico” di cui avevo vagamente sentito parlare, in cui ti portano a vedere i luoghi dove succede o e’ successo casino.
Mesi dopo ho sentito varie volte di scontri nella zona mista di Abu Tor e quindi credo che la mia prima intuizione fosse corretta.

26 pensieri su “Effetto soglia.

    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Bentornato!
      Grazie mille per il link, lo dicevo io che quello era un tipaccio!
      Ho il sospetto che non leggi le mie risposte (visto che non rispondi mai alle mie domande!) quindi ti segnalo che avevo gia’ scritto qua che secondo me quello li’ meritava come minimo la galera:
      https://unfisicoagerusalemme.wordpress.com/2014/08/25/dove-perse-le-scarpe-u-signuruzzu/comment-page-1/#comment-241

      E sempre su questo tema, mi aiuteresti a tradurre questo cartoncino? Come sai non parlo l’ebraico, capisco solo l’alfabeto.

      Capisco alcune cose ma non tutto. Mi sembra che sia l’invito a un matrimonio a Ramallah, tra un arabo e una ebrea. Sembra molto gioioso. Ma e’ firmato Lehava, e com’e’ questo fatto, non erano contro queste cose? Forse mi sono sbagliato su di loro, e in realta’ sono del tutto d’accordo con i matrimoni misti purche’ siano dettati dall’amore e non, come in quella storiaccia che mi linki, dall’abuso e dalla tossicodipendenza!

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      1. Il Contadino della Galilea

        Ma, amico!, visto che conosci molti ebrei, sai mica spiegarmi come mai sono cosi’ razzisti? Come mai non vogliono accontentarsi di vivere da ospiti, protetti dalla calda ospitalita’ araba? Eppure noi abbiamo preparato per loro dei confortevoli ghetti! Davvero non capisco da dove venga tutto il loro sospetto verso di noi.
        Inoltre vedo che parli di percentuali di sangue, proprio come nella legislazione mussoliniana della tua Patria Italia, dove gli ebrei si sono sempre trovati bene e hanno sempre avuto giustizia (davvero, come te, non capisco che bisogno avrebbero di uno Stato, mah…) Pero’ non riesco a trovare nella legislazione dello Stato di Israele alcun riferimento alla razza o al sangue. Come mai? E’ roba nascosta?
        Quanto al volantino, mi sembra chiaro che e’ una porcata razzista. Ma d’altronde, cosa vuoi, sono ebrei, che altro c’e’ da aspettarsi…

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        1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

          So che molti dei miei camerati non saranno d’accordo, ma lo devo dire: purtroppo il Duce fece anche degli errori…

          Non so come mai non trovi il riferimento alla faccenda del 25% (assumendo che tutti abbiano 4 nonni, e quindi un nonno conti 25% del “sangue”), io l’ho trovata facilmente partendo da wikipedia, in una pagina governativa tradotta in inglese:

          The rights of a Jew under this Law and the rights of an oleh under the Nationality Law, 5712-1952***, as well as the rights of an oleh under any other enactment, are also vested in a child and a grandchild of a Jew, the spouse of a Jew, the spouse of a child of a Jew and the spouse of a grandchild of a Jew, except for a person who has been a Jew and has voluntarily changed his religion.
          http://www.mfa.gov.il/mfa/mfa-archive/1950-1959/pages/law%20of%20return%205710-1950.aspx

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          1. Il Contadino della Galilea

            Accidenti, ma si parla anche di conversioni! La tecnologia israeliana e’ davvero avanzata, convertono anche il sangue. Deve essere perche’ ne hanno bevuto molto, da bambini cristiani e bambini arabi…
            Pero’ non rispondi alla mia domanda. Come mai gli ebrei sono cosi’ razzisti? Come mai non si accontentano di vivere come ospiti? Pretendono uno Stato per loro. Ma ti sembra possibile? Eppure sono sempre stati trattati bene, anche dopo il Fascismo, lo Stato italiano li ha risarciti e tutti, proprio tutti, quelli che hanno fatto carriera grazie alle leggi razziali hanno rinunciato al loro stipendio. Eh, ma a loro non basta… Lo vedi che sono razzisti?

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            1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

              Sulla faccenda delle conversioni mi sa che hai fatto confusione tra parti diverse dell’emendamento (quella che parla di chi di base ha diritto alla cittadinanza, e quella che parla di chi perde questo diritto). Ma non importa, e’ del tutto normale che una persona semplice si perda in questo legalese.

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              1. Il Contadino della Galilea

                Pero’ continui a non rispondermi! Gli ebrei sono sempre stati accolti con amicizia e favore da parte di tutti, e che quelle rarissime volte che avviene qualcosa di anti-ebraico (non diciamo antisemita, l’antisemitismo e’ il razzismo che colpisce i palestinesi, quindi Israele e’ uno Stato antisemita). Quindi che se ne fanno di uno Stato? Non basta a loro il grande onore di essere ospiti presso i non ebrei?
                Certo, tu ne conosci molti, e molto meglio di me, e quindi saprai sicuramente che essere ebrei e’ una questione di sangue e di razza, e che non e’ vero che ci si puo’ convertire e non e’ nemmeno vero che chi diventa ebreo puo’ diventare cittadino di Israele.

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                1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

                  Eh tu mi poni una domanda la cui risposta non entra nel ristretto margine di questa pagina. Ma abbi pazienza, sto tessendo post dopo post una confutazione completa e matematicamente inattaccabile del diritto ebraico non solo ad avere uno stato, ma anche a permanere nei paesi ariani! Che se ne vadano in Madagascar, come gli avevamo offerto a suo tempo (ed essi rifiutarono).

                  Riguardo all’altro punto, mi permetti di prenderlo come spunto per farti una critica costruttiva? Siccome vedo che sei molto attivo su tutti i blog e forum di lingua italiana del mondo per far conoscere la verita’ sul Sionismo alla gente ignara, voglio aiutarti a evitare certi errori ricorrenti che ho riscontrato nei tuoi commenti al mio blog.

                  Per esempio, un sionista potrebbe adesso farti notare che nel corso di questo thread sei saltato di palo in frasca, e potrebbe per questo farti fare la figura di quello in mala fede. (Lo so che non lo sei, ma lo sai bene come ragionano quelli! Sono capziosi!)

                  Rileggi infatti cosa ho scritto sopra: raccontavo di una babysitter slovena la cui nonna (dice) era ebrea, e raccontavo di come tutti quelli che conoscevo in Israele ci confermassero la sua teoria che questo garantisse il suo diritto a immigrare. Ma evidentemente qualcosa ando’ storto…
                  Se io avessi avuto una babysitter che si era convertita all’ebraismo, la storia sarebbe stata la seguente: avevo una babysitter slovena che prima di arrivare in Israele si era convertita all’ebraismo, e tutti quelli che conoscevo in Israele ci confermavano la sua teoria che questo garantisse il suo diritto a immigrare. Ma evidentemente qualcosa ando’ storto…

                  Ora, fai attenzione a questo punto che e’ importante: se tu mescoli le cose, rischi di fare la figura del cretino o del malonesto, o entrambi. Quindi leggi sempre con attenzione!

                  Lo so benissimo (*) che convertirsi all’ebraismo garantisce diritto all’immigrazione. Non so quanto spesso la gente si converta all’ebraismo, escludendo motivazioni matrimoniali, ma posso chiederlo a un mio amico che fa il rabbino in Inghilterra (ha anche lui un blog).
                  Certo, chissa’ poi quanti sono i casi di gente che si e’ convertita all’ebraismo, poi pero’ si e’ sposato con una gentile, ha avuto figli e nipoti non ebrei, e uno dei nipoti poi fa domanda di cittadinanza in Israele… Nei moduli dell’immigrazione hanno infatti previsto una casellina da spuntare se si e’ specificamente in questo caso.

                  (*) Lo so benissimo perche’…. ho una procedura di conversione in corso!!! Prende un casino di tempo, ma ne vale la pena: infatti durante gli ultimi mesi a Gerusalemme ho messo gli occhi su una bella proprieta’, spaziosa (ci vive una famiglia araba di 28 persone), un investimento con un potenziale altissimo (adesso infatti e’ una zonaccia, piena di arabi, ma si prevede che entro pochi anni avra’ una composizione demografica molto diversa). Ho gia’ segnalato a ELAD di indagare, sicuramente ci sara’ qualche modo di espropriarli, tipo che il papa’ non ha un lavoro regolare entro i confini della municipalita’ o che si riesca a riesumare qualche atto di proprieta’ dei tempi di Alessandro Magno. Nel tempo che ci mettero’ ad avere il certificato di conversione e poi sbrigare tutta la burocrazia per diventare olim, penso che quella casa sara’ pronta per il mio Ritorno alla Terra Promessa.

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                  1. Il Contadino della Galilea

                    Ma, caro amico, mi racconti queste cose su quanto sono razzisti gli ebrei, che hanno creato uno Stato solo per la gente dal sangue puro, e pero’ non riesci a spiegare come mai sono cosi’ razzisti e come mai, con tutte le belle cose che succedono e la giustizia che ricevono ovunque, ancora insistano ad avere uno Stato per loro.
                    Perche’ non dici qualcosa su questo genocidio continuo, che permette di avere una popolazione araba nello Stato ebraico e invece nessun ebreo e’ rimasto nei territori che nel 1948 sono capitati in mano araba (Hebron, per esempio).
                    Insomma: come mai gli ebrei sono cosi’ razzisti? Perche’ devono avere uno Stato loro, quando non sono affatto perseguitati da nessuno? E’ una domanda semplice, e’ la stessa che ti sto chiedendo da qualche commento, ma tu non rispondi mai, mi parli di altro, cambi discorso, stai un poco facendo la figura del bimbetto beccato con le mani nella marmellata.
                    Ripeto, se non riesci a rispondere potresti chiedere a qualcuno di loro, credo che ne avrai conosciuto qualcuno, in tutti questi anni di permanenza in quella citta’ in cui gli ebrei stavano benissimo prima che arrivasse l’occupazione sionista. O no?

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                    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

                      Amico, gia’ te l’ho detto, la risposta arrivera’ piano piano: bastera’ seguirmi con attenzione in tutti i miei prossimi post (come gia’ fai) e dentro di essi cercare la presenza di sottili messaggi tra le righe (come gia’ fai).
                      I piu’ attenti (come te) stanno gia’ cominciando a intuire la mia hidden agenda, ma non cullarti sugli allori: c’e’ ancora molto da scoprire, e ancora non hai fatto altro che grattare la superficie.

                      (Indizi per oggi: Bariloche, Vril, Wewelsburg, Ultima Thule.)

                      Stay tuned (and stay human).

  1. Il Contadino della Galilea

    Amico! Sembra che tu non voglia proprio spiegare come era bella e armoniosa la vita degli ebrei nella citta’ di Gerusalemme! Sembra che tu non voglia raccontare che in Israele la popolazione araba era sottoposta al coprifuoco fino al 1977, poi quel maledetto terrorista di Begin ha vinto le elezioni e ha tolto il coprifuoco (bastardo razzista, davvero!). Insomma, sembra che anche se e’ uno Stato ebraico per le minoranze si possono migliorare le cose.
    Mentre gli ebrei che rimangono nei Paesi arabi si sono visti levare le case per darle ai rifugiati palestinesi. Pero’ ai rifugiati palestinesi non e’ stata data cittadinanza, mentre invece Israele la ha data ai rifugiati ebrei espulsi da quei Paesi.
    Amico, tu non sei di parte, perche’ non racconti questi passaggi, che aiutano i lettori a capire che posto terribile, che teocrazia e’ Israele, che mancanza di democrazia, mica come posti come l’Inghilterra e la Grecia (dove c’e’ una religione di Stato e quindi non sono democrazie). Vedo che qui continui a parlare di un rabbino, ma dimmi, lo conosci? Ne parli anche altrove? Che sembra che altrove non ti dia molta attenzione.
    Perche’, ecco, quando considero tutti i vari difetti di Israele su cui, con molta originalita’ devo dire, stai richiamando la attenzione, incluso il grave problema che la lobby ebraica controlla i media quindi non si parla mai, ma proprio mai, dei morti in Palestina, anzi! , ecco allora mi chiedo ma come mai esiste Israele, questo posto da incubo, questo inferno sulla terra, questa teocrazie razzista e fondamentalista ? L’unica risposta possibile e’ che gli ebrei sono razzisti. Per esempio, tu sai benissimo che paradiso sia la Francia di oggi, e che calde, caldissime relazioni affettuose ci sono tra musulmani ed ebrei. In maniera del tutto umana (stei umanne! stei iumanne!) ogni tanto viene ogni tanto mitragliato qualche bambino (ebreo, mica come te! Mica i tuoi figli! E perche’ dovresti preoccuparti, quindi?). Se per esempio qualche ebreo, per incomprensibili ragioni legate al suo fanatismo religioso, non volesse piu’ vivere da quelle parti, dove puo’ andare? Tu hai studiato la cosa, tu mi insegni che la definizione di profugo va meglio applicata, e pero’ quell’ipotetico ebreo francese (che non esiste, sia chiaro! La Francia, lo Stato laico, e’ la migliore situazione possibile per gli ebrei!) volesse levare le tende, puo’ certo venire considerato profugo dal governo americano. Non serve uno Stato ebraico. E quelli che riengono il contrario sono ebrei e giustamente tu, pur vivendo in una citta’ (per ora) ebraica ti sei ben guardato da chiedere la loro opinione. Bravo, continua cosi’
    Ora ti saluto, se ho tempo torno a trovarti. Ma se ti manco tanto prova a scrivermi, eh
    STEI IUMANNE !!!

    Rispondi
    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Incredibile, Il trollatore trollato…
      Sono abbastanza sorpreso, ho visto come fai uscire dai gangheri il fior fiore dei bloggaroli patrii, cercando il tuo nickname su google ho pure letto quel thread in cui ti beccavi le minacce di denuncia per diffamazione da alcuni pezzi grossi (poi magari ce n’e’ anche altri, io ne ho letto solo uno), e io invece, che sono nuddu ammiscato cu nnenti, che non scrivo sui giornali veri, che ho un blogghettino senza pretese e a cui dedico una piccolissima frazione del tempo che vorrei passarci, sono riuscito a farti uscire dai gangheri con appena una manciata di risposte.


      Infatti vedo.
      Mi piaceva di piu’ la tua allegria dei primi commenti qui, e mi dispiace averti fatto sbroccare con le mie ultime risposte.

      Per cui ho deciso che ti meriti una risposta seria, del tutto eccezionalmente:

      – Anche se e’ evidente che siamo in disaccordo su molto, stai assumendo un po’ troppo su quello che penso io. Oltre a completare tutto quello che scrivo con delle interpretazioni paranoiche (come il fantastico tradurre la mia nota [7] con “la lobby ebraica controlla i media”) e a una percezione selettiva spinta fino all’estremo (sembra che davvero tu non legga mai i miei pensieri sul bias opposto dell’altra meta’ della stampa, il che e’ incredibile visto che commenti cose scritte appena prima e appena dopo). Questo non e’ un modo ne’ produttivo ne’ interessante di discutere, anche se tendo a credere che lo fai in buona fede.

      – Menzioni cose estremamente serie e che io prendo estremamente sul serio. Di alcune cose non parlo perche’ fuori tema; di altre ho parlato e non ti sei accorto, per il tuo solito problema di percezione selettiva (credo alla tua buona fede per un motivo: perche’ a causa del tuo peculiare filtro mentale hai fatto delle figure cosi’ di merda da farmi imbarazzare per te, come tutte le volte che hai scritto “e non parli mai di X” e di X ne ho parlato un paio di post prima); di solito quando ne ho parlato non ho detto cio’ che tu pensi che io pensi; e infine, di altre parlero’ quando capitera’ l’occasione. Su alcune non saremo d’accordo, su altre si’. Vuoi sapere quali? Sei il benvenuto per chiederlo, ogni volta che sara’ in tema col mio post (e se non e’ in tema, chiedimelo via mail e ne chiacchieriamo gradevolmente in privato), ma di nessuna delle due categorie ho molto interesse a discutere con chi inizia la discussione con un tono accusatorio e presume di sapere in anticipo cosa diro’ io.

      – L’invito a continuare a leggermi per sapere cosa ne penso era serio, anche se espresso su un tono adatto alla risposta a un troll quale sei.

      > Ora ti saluto, se ho tempo torno a trovarti.

      Arrivederci, sara’ un piacere.
      Per fortuna vedo che il tempo ultimamente non ti manca:

      Divertente che il numero dei reload durante la stessa giornata corrisponda quasi sempre al numero di visite dal Regno Unito meno uno.

      (Che poi, hai visto che cifre piccole, le mie visite? Non che ne abbia mai avute tante – il picco e’ stato attorno ai 1000, ma era nel mezzo della Guerra di Gaza, e so bene che un blog degno di questo nome farebbe questo in un’ora – ma adesso proprio nessuno si caga un blogghetto amatoriale interamente dedicato a un tema di cui, a conti fatti, per la maggior parte del tempo non importa a nessuno. Se la tua missione trollatoria ha come obiettivo di contrastare il temibile bias dei bloggher gentili, suggerirei qualcosa di leggermente piu’ influente.)

      Rispondi
  2. jacques

    Che storia travolgente! Ma alla fine il contadino era quindi un rabbino? Oppure tutte e due le cose insieme? Mah… E il fisico un vero fisico? Beh, ma questo tanto non importa!
    Ora l’importante è che voi due facciate la pace. Date un bell’esempio di dialogo a chi oggi in medio oriente non riesce a dialogare col suo prossimo. Dai fate i bravi!. Sono sicuro che questa storia presto diventerà una bella barzelletta.

    C’era una volta un fisico a Gerusalemme e un contadino in Galilea che litigavano per la definizione di antisemitismo…solo che il contadino era in realtà un rabbino e il fisico in realtà un fisico. Beh un fisico che però si interessava anche di geopolitica e un bel dì scrivendo nel suo blog attirò involontariamente l’attenzione di un certo “contadino”….

    Rispondi
  3. Alessandro

    Ahi ho paura che potrebbe prenderla male se tendi la mano ecumenicamente, in effetti se vogliamo essere pignoli l’ecumenismo consiste nel voler far convergere e riavvicinare i cristiani di tutte le diverse confessioni…

    PS il tuo blog mi piace un sacco!

    Rispondi
    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Grazie mille!

      Edit: comunque ho controllato e invece il significato originario indicava tutto il mondo abitato. E’ stato poi dai bizantini in poi, dice wikipedia, che ha cominciato a significare il Mondo Civilizzato aka la Cristianita’.

      Rispondi
  4. Finrod

    aumento le visite dall’estremo occidente solo per scrivere che per me, a chi non vuole avere un vicino di casa ebreo (o rom, o gay, o nero, o financo cattolico) rompere le palle è veramente il minimo, e che se in un quartiere diminuiscono tali teste di “rapa” l’assetto demografico migliora, e infine che cambiare uno status quo iniquo e razzista è qualcosa da progressisti, da sinistra insomma

    Rispondi
    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Spero che la nota [6] chiarisca a sufficienza che non vedo la faccenda in bianco o nero.
      La tua ultima frase e’ formulata in maniera che chiunque e’ necessariamente d’accordo, ma nella pratica che cosa vuol dire?
      Immagino che siamo d’accordo che non sia giusto riparare un torto con un torto.
      Gli ebrei yemeniti di Silwan che sono dovuti partire per paura nel 1936 (e tutti i vari esempi simili) hanno subito un torto. In cosa la ricolonizzazione di Silwan lo ripara?
      Ma poi, e’ fatto per riparare un torto subito dagli ebrei yemeniti nel 1936 oppure, come dicono i dirigenti di ELAD e vari politici, il motivo e’ nazionalistico?
      Ho parlato abbastanza con gente che condivideva i motivi di questo tipo per riconoscerne la assoluta razionalita’. Assicurare una presenza ebraica in ogni quartiere e impedire l’esistenza di enclavi uniformi dell’altra etnia rendera’ sempre meno probabile una ri-separazione di Gerusalemme in un qualsiasi accordo futuro, e se pensi che quella ri-separazione sia un dramma, questa e’ un buona mossa da fare.
      Pero’, se e’ ok un motivo nazionalistico come questo, perche’ non puo’ essere considerato ok un motivo nazionalistico come impedirlo? Altrettanto razionalmente, i palestinesi a cui importa qualcosa di tutto questo vogliono mantenere una uniformita’ araba nei quartieri che ancora sono potenzialmente pensabili come futura capitale di un futuro stato palestinese.
      E’ possibile o no vedere la razionalita’ in entrambe le posizioni, senza trattare nessuno dei due lati a priori come dei pazzi? (Poi di pazzi ce ne sono a iosa, ma da entrambe le parti. Penso pero’ che a determinare la maggior parte dei grandi conflitti della storia, compreso questo, non siano i pazzi, per quanto efferati, ma le considerazioni razionali e lucide di chi ha interessi opposti.)

      E comunque questo di cui si parla e’ un caso molto poco controverso, perche’ e’ stato un acquisto, e non mi sembra affatto implausibile che i proprietari sapessero benissimo di stare vendendo ad ebrei e adesso stiano facendo la finta di essere stati ingannati e, in ultima analisi, siano molto felici dell’affare. Non l’ho accennato perche’ lo ritengo ingiusto, l’ho accennato perche’ e’ stato un argomento di discussione immenso li’ e ignorato qui (funzionale al mio punto sulla soglia derivante dalla distanza). Ci sono molti casi in cui l’ex proprietario non e’ molto felice di diventare ex, e non ha nemmeno grandi colpe da pagare.

      Rispondi
      1. Finrod

        mah, guarda, che ” i palestinesi [cut] vogliono mantenere una uniformita’ araba” non lo trovo “pazzo”, piuttosto lo trovo un progetto orrendo (e molto razzista).
        Ma c’è altro: Gerusalemme non sarà comunque divisa, perché la sua unione (così come la sua precedente, breve ed effimera, divisione) è conseguenza di un conflitto, con vinti e vincitori. E i conflitti nel mondo “reale” non sono una partita a Risiko dove giochi ma poi alla fine tutto torna come prima. Ossia: per i palestinesi è così importante (ri)acquistare il controllo di Gerusalemme Est e farne la loro capitale? Bene, o meglio: male, perché _devono_ fare una guerra e, più importante di tutto il resto, _vincerla_.
        Vuoi negoziare? Bene, questa volta “per davvero”, però allora c’è poco da fare, Gerusalemme rimarrà unita (e non mi sembra una prospettiva così negativa, per _chiunque_ ci abiti) e se negoziano bene, ma veramente tanto bene al massimo riusciranno ad ottenere la sovranità di qualche frammento di periferia.
        Altrimenti, ripeto, c’è la guerra.
        Che non è una scelta necessariamente irrazionale, però ha delle conseguenze, e bisogna ricordarselo.
        Vorrei scrivere altro, ma domani mi alzo alle 5 e quindi basta così

        Rispondi
        1. Finrod

          sono appena rientrato in albergo, tra 10 minuti esco di nuovo.
          C’è poi una cosa che mi turba nella tua risposta: ok che non si ripara un torto con un torto, ma perché bisogna considerare un torto che un ebreo compri una casa in un quartiere “lily white”?

          Rispondi
          1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

            (Porco cane, mi dico sempre “stavolta faccio una rispostina rapida”, poi scrivo un papello. Se ci metterai tempo a leggerlo non mi offendo, o anche se non lo leggi del tutto, anche se ci ho perso un tempo veramente osceno a scriverlo.)

            Hai ragione che suona malissimo. Sono d’accordo che a livello dell’individuo non e’ appropriato per niente parlare di “un torto per un torto” quando si parla di uno che e’ diventato profugo per paura versus uno a cui sono stati dati denari sonanti per la sua proprieta’, come nel caso di questa notizia.
            Penso pero’ che l’intero tema della colonizzazione di Gerusalemme Est e della Cisgiordania sia una questione di “un torto per un torto” a livello di dialettica tra le due comunita’.
            La comunita’ araba nel 1936 voleva fermare il progetto gia’ ben avviato di fare del Mandato Britannico di Palestina il futuro Stato Ebraico; questo senza dubbio lo chiamo un torto. E non parlo solo della violenza, i massacri sono la parte piu’ tragica ma anche se si fossero fermati alla parte pacifica (i mega-scioperi, i boicottaggi) non sarebbe stato molto bello. Ti assicuro che, in assoluta analogia con situazioni che esistono in Europa, parlerei comunque di torto di una comunita’ locale che vuole impedire all’altra comunita’ di stabilirsi pacificamente. Anche una protesta non-violenta puo’ essere ingiusta (immagina una fiaccolata di italiani contro l’eccessiva presenza di cinesi / africani / ebrei / ecc. nel loro quartiere – o una fiaccolata di Silwaniani contro ebrei, per restare in tema).
            Ora sintetizza tutto questo in una riga (per esempio suggerisco come sintesi “questa terra e’ casa nostra e qui non vi vogliamo”) e poi sintetizza in una riga il progetto di ELAD. IMHO la riga puo’ essere uguale parola per parola.
            I metodi di ELAD sono pacifici ma non innocenti. Vanno dal poco controverso (comprare a prezzo di mercato, come in questo caso) al molto controverso, come lo sfruttare leggi ad hoc che a loro volta trovo ingiuste. Per esempio i residenti palestinesi di Gerusalemme Est hanno un “permesso di soggiorno” che e’ condizionale al mantenere un “centro di vita” a Gerusalemme (tipicamente basta dimostrare di lavorarci): puo’ sembrare una cosa molto liberale solo se la si confronta con paesi maggiormente discriminatori e apertamente illiberali (come, appunto, quelli che discriminano contro gli ebrei), ma se uno ci riflette un attimo, dove sta la giustizia se uno che ha perso il lavoro perde anche il permesso di residenza? E’ giustizia nel senso di occhio per occhio, perche’ Abbas non vuole dare la residenza in un futuro stato palestinese ai coloni? (Ma se chiedi ad Abbas, ti dira’ anche lui che dal suo punto di vista e’ giustizia non permettere la residenza palestinese ai coloni…)
            Insomma mi sembra ci sia un po’ troppo ragionare in termini di “loro fanno peggio”, da entrambi i lati. Porta a (o e’ portato da) un ragionare in termini di somma zero.
            Non so se l’unico modo di ri-negoziare dei confini e’ la guerra, o in generale la violenza (non avendo un esercito, l’unico modo che hanno i palestinesi di fare “guerra” e’ il terrorismo, e se ragioniamo cosi’ allora finiamo col giustificarlo…). IMHO non porta a “vittorie” molto convenienti. Penso anch’io come te che la condizione di vita degli arabi di Silwan diventerebbe molto peggiore se il loro quartiere, dopo una “vittoria” di quel tipo, diventasse parte di una capitale palestinese circondata dalla frontiera, murata, tra due stati ostili. Se l’unico approccio e’ conflittivo, come ben sai, il gioco non e’ a somma zero ma a somma negativa, anche chi vince ci perde.
            Il processo verso i due stati e’ del tutto illogico se si ragiona nei termini che dici tu (perche’ Israele, che ha vinto una guerra nel 1967, deve dare via spontaneamente le terre acquisite in quella guerra?), ma se c’e’ un cosi’ grosso consenso almeno di principio sulla soluzione a due stati tra le persone che prendono effettive decisioni tra i due lati (non parlo dell’israeliano medio e del palestinese medio, parlo ad esempio di Netanyahu e Abbas, due persone che non si puo’ sospettare di essere troppo moderate ma che hanno fatto affermazioni solenni sull’accettazione della soluzione a due stati) e’ perche’ sono tutti impazziti o perche’ ragionano in termini razionali? Possono avere torto loro, certamente; magari invece Kahane aveva ragione o ha ragione Hamas, e l’interesse di lungo termine della propria comunita’ sarebbe maggiormente raggiunto tramite maggiore violenza. La matematica non ha nessun ruolo qui, quindi posso dire solo quale opzione mi schifa di meno ma non quale mi sembra piu’ vincente.

            Rispondi
            1. Finrod

              che Israele non sia uno stato perfetto ci sta, che non tutte le sue leggi siano giuste pure…. però tu prendi quelli che sono casi estremi/isolati e li fai diventare paradigmatici. Ed è “tu” retorico, perché come giustamente scrive il contadino, non sono accuse originalissime, anzi, sono quelle che abitualmente vengono fatte contro Israele.
              E’ sbagliato togliere la casa a qualcuno basandosi su leggi perlomeno dubbie e molto datate? Sì, ma non mi sembra che sia qualcosa che avviene tanto spesso, considerato che a Silwan, come leggo da wikipedia ci sono 500 ebrei contro 50.000 arabi, mi sembra proprio che sia un’eventualità estremamente rara che un tribunale israeliano dia ragione a chi prova ad espropriare una familia araba…
              E’ sbagliato togliere lo status di residente di Gerusalemme a chi perde un lavoro? Beh sì, però (e tralasciando il fatto, cruciale, che tali residenti, quando ancora un lavoro ce l’hanno, se vogliono possono ottenere la cittadinanza israeliana) anche questo non mi sembra applicato con grandissimo zelo considerato che la popolazione araba di Gerusalemme continua ad aumentare. Ci sono dati aneddottici di arabi espulsi con questo pretesto? Più che possibile, ma se è per quello ci sono dati aneddottici su esponenti della minoranza turco/musulmana in Tracia espulsi con pretesti anche più azzardati… e per di più de jure sarebbero cittadini greci a tutti gli effetti, eppure nessuno si straccia le vesti (e quello della Grecia è solo il primo esempio che mi viene in mente)

              Rispondi
              1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

                Ti chiedo solo un favore, almeno tu non prendermi per un anti-israeliano a tutti i costi. E’ un paese che ho apprezzato molto, e che anche prima di conoscere direttamente non odiavo. (Hint: se la prima cosa che ho fatto e’ stata contattare un gruppo israeliano per proporre una collaborazione – gratuita – puo’ voler dire qualcosa.)

                Rileggendo quanto hai scritto sopra, scusa, sono due i favori che ti chiedo. Il secondo e’ di non usare con me l’argomento “ma allora che dire di XXX che fa ben di peggio contro YYY”: ti posso assicurare che su tutti i casi di questo genere ho un giudizio coerente. Giusto per rimarcare la quasi perfetta coincidenza con l’esempio che fai: anni fa, in un sito diverso, scrissi un lungo papello sulla grecificazione / de-slavizzazione della regione greca di Macedonia… (Non perche’ fosse peggio di tanti altri esempi nel mondo, ma perche’ era capitato che ne sapessi qualcosa.) (Edit: ora mi viene in mente anche l’italianizzazione dell’Alto Adige.)
                Siccome lo scopo di questo blog e’, umilmente, solo di raccontare i miei pensieri e le mie scoperte di quest’anno durante una mia esperienza in un particolare luogo, e’ ovviamente limitato a un solo conflitto, e ha esplicitamente tutti i bias dello specifico osservatore. Se fossi uno storico scriverei molto diversamente. Se fossi stato in Siria parlerei della Siria, in Libano del Libano, eccetera…

                Rispondi
                1. Finrod

                  è proprio perché non ti prendo per un anti israeliano a priori che trovo “interessante” (detto col tono di Spock quando Sulu gli dice che stanno finendo dentro un buco nero) che anche tu finisci col ripetere certe buzzwords (tipo “colonizzazione”) tipiche dei personaggi che il contadino prende per il culo (imho giustamente)

                  Rispondi
  5. Pingback: Intifadah silenziosa. | unfisicoagerusalemme

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