Un’altra cosa che ho appena imparato sulle guerre asimmetriche.

Da ragazzino ero un appassionato ludologo. A un certo punto ho scoperto l’esistenza di un’intera famiglia di giochi da tavolo asimmetrici. Dall’Africa alla Scandinavia, diverse civilta’ nel corso di alcuni millenni hanno inventato giochi in cui i due avversari hanno un numero diverso di pedine, soggette a regole di movimento e cattura diverse. Un altro esempio di giochi asimmetrici, in questo caso molto moderni, sono i vari boardgames basati sull’emulazione di effettive battaglie o campagne militari del passato. Siccome questi boardgames sono destinati a un pubblico di nicchia che da’ simile importanza alla verosimiglianza storica e alla giocabilita’, e siccome spesso quando una parte del conflitto ha perso, al prim’ordine, e’ perche’ era meno forte, e’ prassi che questo squilibrio di forze sia riflettuto nel gioco, e i due giocatori abbiano obiettivi finali diversi: ad es. il giocatore che impersona Napoleone a Waterloo ha vinto se riesce a non perdere entro N turni di gioco, ed e’ patta se all’N-esimo turno la differenza di forze in campo e’ un tot.

Questa introduzione solo per dire che in una vera guerra asimmetrica la definizione di chi vince o perde non ha niente di normale. Gia’ ho scritto in passato (in tempi di “pace”, cioe’ quando i razzi verso Israele erano solo ogni tanto, e Israele rispondeva solo contro il punto del lancio) della mia sorpresa per la strategia di Hamas consistente nel far morire N dei suoi militanti, piu’ M civili a caso, giusto per sperare che ogni tanto un razzo bucasse un marciapiede israeliano, e proclamare vittoria in quel caso.
Ora immagino che i vertici di Hamas stiano proclamando la vittoria e festeggiando a champagne, visto che l’arrivo di un razzo al suolo, senza fare alcun danno, a 5 km dall’aeroporto Ben Gurion (quindi passando per la prima volta tra le maglie del Duomo di Ferro) ha inpanicato le compagnie aeree straniere, conseguentemente causando una reazione mediatica in Israele piu’ forte che la morte nello stesso giorno di vari suoi soldati:

2 pensieri su “Un’altra cosa che ho appena imparato sulle guerre asimmetriche.

  1. Maffa

    la guerra è un’attività che si prefigge uno scopo. Anche se il “gioco” è lo stesso, gli obiettivi finali degli schieramenti possono (e in effetti spesso sono) diversi, nel senso che non è un obiettivo a somma zero (il primo che ariva a zero soldati perde) ma dipende dalle condizioni che hanno scatenato la guerra e (spesso) quelle che ne permettono la continuazione fino al raggiungimento dello scopo finale. Annientare il nemico è faticoso, dispendioso, inefficiente: molto meglio è colpirlo in una delle condizioni necessarie alla continuazione del conflitto, in modo da costringerlo alla resa. L’assedio è un esempio molto rozzo ma efficace: la forza militare è intoccata dall’attività, ma venendo a mancare il cibo viene a mancare uno degli elementi necessari al proseguimento dell’attività bellica. Ugualmente, materie prime, munizioni e comunicazioni sono elementi necessari al proseguimento del conflitto, mancando uno dei quali tutto viene a cadere.

    Dalla guerra boera in Sudafrica e più modernamente del Vietnam le guerriglie di tutto il mondo hanno anche imparato a sfruttare l’elemento necessario dell’opinione pubblica delle democrazie occidentali, senza il cui sostegno si perdono le elezioni che è peggio che perdere una guerra. Il che è giusto e figo se la guerra è in una penisola dimenticata da Dio dal’altra parte del mappamondo, ma lo è un po’ meno se sei direttamente e quotidianamente minacciato nelle tue case da detta guerriglia.

    Questo per dire che la guerra è asimmetrica per le caratteristiche delle forze in campo, non per la mancata somma zero degli obiettivi che si prefigge. Su quali sianogli obiettivi di Hamas e IDF possiamo disquisire, ma non credo che nè una nè l’altro abbiano come scopo l’annientamento dell’altro, perchè è una strada semplicemente impraticabile.

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  2. marcell_o

    in effetti credo che il punto sia: non è pensabile buttare a mare o sterminare tutti i palestinesi e credo altrettanto difficile sterminare o buttare a mare tutti gli israeliani, quindi?
    nei corsi e ricorsi (intanto il totale dei morti sale) arriverà un momento in cui entrambi i governi avranno (israele e anp) voglia di contrattare con l’avversario nello stesso momento
    fino a che ne avrà voglia solo uno dei due governi non credo ci sia soluzione, se poi non ne ha voglia nessuno dei due…

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