Bomba o non bomba.

[Colonna sonora]

Chirurgia con l’ascia bipenne

L’IDF ha una fama di serieta’, onesta’ e umanita’ talmente forte tra gli israeliani che finisco con l’esitare tantissimo ogni volta che sto per parlarne male. E’ comune leggere articoli israeliani che si riferiscono all’IDF come “l’esercito piu’ morale del mondo”. Ho quindi esitato tantissimo prima di scrivere la seguente frase: ma su che cacchio e’ basata questa fama?
Le cifre fornite dall’ONU al momento di scrivere questo post sono di 375 palestinesi morti, di cui almeno 270 civili, di cui 83 bambini e 36 donne. Sono cifre considerate per difetto, avverte questa fonte, perche’ sono solo i casi verificati. Pero’ ho avvertito io stesso nel post precedente che durante lo svolgimento di una guerra tutte queste cifre sono da prendere con le pinze, in particolare le fonti primarie sono sempre meno affidabili che in tempi di pace.
Per cui, come valore conservativo volevo prendere quello stimato dall’IDF stessa, ma purtroppo l’IDF non sembra interessata a fornire questo numero al pubblico, dice solo il numero di operazioni.
A testimonianza di quanto io stesso sia (fossi) inconsciamente influenzato da pregiudizi positivi nei confronti dell’IDF, davo per scontato che nel suo sito di propaganda ci fosse qualche menzione dei propri stessi errori. Per la strana storia dei quattro ragazzi che giocavano a pallone sulla spiaggia, morti bombardati da una nave, almeno nei giornali si dice che l’IDF “sta investigando”. Ho cercato invano sul loro sito qualcosa riguardo questa investigazione.
Ammetto anche di aver almeno parzialmente creduto, nei primissimi giorni dell’Operazione Margine Protettivo (nome molto piu’ tranquillizzante del terribile Operazione Piombo Fuso del 2008-2009, pero’ sembra che questa sia molto piu’ mortale e devastante), alla storia degli attacchi mirati con precisione chirurgica. Piu’ passavano i giorni, e anche prima del carnaio di questo weekend, e piu’ mi veniva da dire “precisione chirurgica un paio di coglioni”. E’ finita che l’ha detto, quasi verbatim, pure il Segretario di Stato americano, ed e’ tutto dire. (Una delle sue affermazioni piu’ ricorrenti e’ “ho un record di 29 anni consecutivi di voti sempre favorevoli a Israele al Congresso”.)

Il sito dell’IDF, cosi’ come il governo, tantissimi giornalisti e anche gente comune, ripetono un mantra che probabilmente e’ basato sulla realta’: che Hamas usa spesso scudi umani, e cerca di usare scuole, ospedali, moschee, aree densamente abitate come scudo. Tutto probabilmente vero, e infatti pochi giorni fa l’UNRWA (agenzia ONU specifica per i rifugiati palestinesi) ha denunciato la scoperta di una ventina di razzi nascosti in una delle sue scuole, e ha emesso un comunicato molto duro contro Hamas perche’ cosi’ facendo ha messo a rischio gli 80mila profughi rifugiati nei locali delle sue scuole, facendole diventare obiettivi potenziali di attacchi. Pero’ le varie interviste a piloti che raccontano di vari casi in cui non hanno bombardato obiettivi militari chiarissimi sembrano stonare un po’ con vari dettagli.
Per esempio, annegata tra varie notizie di operazioni in cui molti piu’ civili o presunti civili erano stati ammazzati quel giorno, ce n’era una relativamente minore:

“Palestinians reported at least three people were killed in a strike on a car in Khan Younis. The IDF confirmed the strike, saying terrorists were traveling in the vehicle. A man, that was probably the strike’s target, was killed, along with a 10-year-old boy and an elderly woman.” Da http://www.ynetnews.com (cliccare la foto per l’articolo)

Questa qui non ha attratto molta attenzione, visto che almeno uno dei morti era probabilmente un terrorista. E colpisce in effetti la chirurgica precisione dell’attacco, capace di fare esplodere una singola automobile e basta. (Capita abbastanza spesso, anche in tempi “di pace” nei mesi scorsi ho letto vari casi del genere, comprese motociclette.)
Se erano in grado di determinare con precisione l’identita’ del terrorista dentro la macchina, probabilmente erano in grado di determinare l’eta’ e il sesso degli altri passeggeri. L’IDF insiste che persegue la minimizzazione delle vittime innocenti. E’ possibile conciliare con la notizia di cui sopra, solo considerando che la parentela con un militante faccia uscire dalla categoria “innocenti”, anche se si hanno 10 anni.

(Vedere anche questo articolo scritto da un israeliano che ha fatto il servizio militare in un corpo speciale di paracadutisti durante la Seconda Intifada, e racconta varie cose di cui non e’ fiero, piu’ un episodio raccontatogli da un amico dall’Operazione Piombo Fuso. E questi erano casi in cui il protagonista eseguiva gli ordini. Esistono anche i casi come quello di Bitunya, o altri che emergono ogni tanto, in cui atti atroci sono commessi da soldati “ideologicamente motivati” per iniziativa personale. Si tratta quasi certamente di una piccola minoranza dei soldati, ma colpisce il fatto che siano sistematicamente negati dall’IDF o al massimo relegati alla categoria “investigheremo l’accaduto” e poi quasi sempre dimenticati.)

Circola su facebook.

Circola su facebook [1].

I meccanismi dell’empatia

Ho precedentemente raccontato della sera in cui scrutavo compulsivamente i thread su facebook di stranieri residenti a Gerusalemme per capire se le esplosioni sentite da mia moglie fossero razzi, se fossero esplosi al suolo o intercettati, ecc.; ho anche gia’ fatto intuire, in quel post, di come facebook fosse essenzialmente usato da questa comunita’ come sfogatoio per una situazione per tutti noi inusuale.

Tra gli stranieri che ho tra i contatti, non pochi hanno contatti palestinesi, alcuni anche a Gaza [1]. E in un thread in cui tutti (genitori stranieri a Gerusalemme) forwardavano informazioni, si scambiavano consigli su come comportarsi se fosse arrivata la bomba, si dicevano l’un l’altro quanto e’ terribile questa ansia, e si lagnavano di questo e di quello (ad es., del fatto che non esistono rifugi anti-missile nei quartieri arabi; per chi vive nella parte nord di Gerusalemme Est i piu’ vicini sono nei quartieri-colonia ebraici di French Hill e Pisgat Ze’ev [2]), ecco il piccolo dettaglio che istantaneamente fa sentire una merda:

messaggio-da-gaza

Ovviamente ero infinitamente molto piu’ stressato per il piccolissimo rischio corso da mia moglie e mia figlia (io ero lontano) che non per il rischio molto piu’ reale corso da quella donna sconosciuta e i suoi bambini. Ma inoltre, per il solo fatto che c’era un solo grado di separazione tra quella donna e me su facebook, ero anche molto piu’ stressato per lei e per i suoi figli che per la maggior parte della popolazione di Gaza.

Similmente, mi ha fatto un effetto molto forte leggere, nella mail di un collega, che un nostro altro collega sta ospitando a casa sua (nel distretto di Tel Aviv, dove i razzi di Hamas sono frequenti ma non come al Sud) alcuni parenti fuggiti da una delle citta’ israeliane vicine al confine con Gaza. Se non conoscessi nessun israeliano, sospetto che non proverei molta empatia (se non su un piano molto astratto) con gli abitanti di Sderot o Ashdod o Ashqelon che stanno impazzendo per le sirene che suonano in continuazione; presumo che penserei che il rischio che corrono e’ comunque infimo rispetto a quello delle loro controparti a Gaza, e che quindi la mia empatia (sempre astratta) sarebbe piu’ giustamente spesa per questi ultimi. Ma una cosa che ho imparato e’ che quando conosci “persone vere” su entrambi i lati di un conflitto, non c’e’ nulla di strano ne’ di innaturale nel provare strette allo stomaco per entrambi, senza che sappia di cerchiobottismo.

Quando le bombe cadevano su mia madre di quattro anni

A Catania da qualche anno c’e’ un bel museo dedicato allo sbarco degli Alleati in Sicilia. Se e’ ancora aperto vi consiglio di visitarlo (non e’ molto noto, o almeno non lo era quando ci sono stato, quindi c’e’ anche il bonus della poca folla). Una delle feature, nella sezione dedicata ai bombardamenti (era il tempo in cui la parola “terrorismo” era usata per il massacro di civili da parte di eserciti regolari, ed il suo uso era molto meno carico di emozioni di adesso), e’ una stanza che riproduce un rifugio collettivo dell’epoca, che trema in maniera realistica mentre altoparlanti mimano il fragore delle bombe. Carina, eppure non ho provato una connessione emotiva veramente significativa con le persone che ci si erano trovate dentro nel 1943. E questo nonostante il fatto che mio padre e mia madre avessero 6 e 4 anni a quell’epoca e siano effettivamente stati testimoni di quei bombardamenti. La prima volta nella mia vita che ho provato dei veri brividi al pensare cosa devono aver provato queste due persone cosi’ vicine a me, e’ stato pochi minuti fa durante l’associazione di idee che mi ha spinto a scrivere il paragrafo che state leggendo. A fare il link emotivo non e’ stata un’esperienza vissuta in prima persona ma quella in interposta persona di altre persone care, mia moglie e mia figlia, che erano presenti durante tre sirene d’allarme (due a Gerusalemme, la terza all’aereoporto Ben Gurion mentre aspettavano di partire per Ginevra, quando per la prima volta hanno avuto un rifugio in cui entrare – con calma e disciplina, e il volo non ha avuto nemmeno un minuto di ritardo: difficilissimo su queste basi arguire che sia stata un’esperienza traumatica. E’ stata solo un’esperienza spiacevole. E per quanto minima, avrei voluto che non gli fosse capitata. Il racconto di mia figlia sulle “grosse ambulanze” che le facevano paura mi ha squagliato il cuore.)
Questo dimostra ancora di piu’ l’importanza di conoscere persone sui due lati del conflitto. Qualche volta i razzi di Hamas fanno qualche danno sulle citta’ israeliane (di solito indirettamente, tramite i detriti del loro intercettamento in aria), e se conosci qualcuno in quelle citta’, la prima cosa che pensi non e’ “si’ ma non e’ niente in confronto a Gaza”, quello che pensi e’ che speri che non succeda niente a loro, alle loro famiglie e ai loro amici, e maledici Hamas forse tanto quanto la maledicono loro.

Palermo bombardata non sembrava troppo diversa da Gaza, in queste foto. Mia madre viveva in citta’, mio padre di solito vedeva i bombardieri dalla distanza, da Bagheria.

Un piccolo test collegato a quanto detto sopra: che sensazioni vi trasmette questo video girato a Gaza pochi giorni fa durante dei bombardamenti israeliani? Immagino che la media delle persone prive di collegamento diretto o indiretto con il conflitto non provino nessuna particolare emozione per questa sequenza di luci nel buio, anche se vi ho appena informato di cosa sono quelle luci. Un anno fa di questi tempi sarebbe stato lo stesso per noi. Adesso io, che non conosco l’autrice del video, ne sono un po’ scosso, e mia moglie che la conosce ne e’ sconvolta. Eppure non si vede nessuna scena shock, solo delle luci nel buio.

Un razzo al cerchio, una bomba alla botte?

Se finora ho dato l’impressione che allora, se sono tutti giustificati ad aver paura, allora c’e’ si’ una simmetria (emotiva, a differenza dell’asimmetria di mezzi bellici, organizzativi, comunicativi, ecc.), meglio specificare che non penso esattamente questo. Comunque qualcuno sta provando molta piu’ paura di qualcun altro.
Inoltre, mi dispiacerebbe se qualcuno pensasse che per me la conseguenza logica di empatizzare per le paure di chi abita in posto sia giustificare azioni di vendetta, punizioni collettive, ecc.; ne’ la mentalita’ di faida, che sembra egualmente presente tra le due parti del conflitto, ne’ la legge della giungla per cui il piu’ forte ha diritto a qualunque azione che aumenti la sua sicurezza, a detrimento di quella altrui. (Il “diritto all’autodifesa”, quando e’ menzionato a sproposito, passa dallo status di cosa ovvia e condivisibile allo status di chiagni e futti.)
Ho gia’ raccontato un episodio su piccola scala in cui la parte forte (io) aveva paura della parte debole (un bambino che soppesava dei sassi e ci guardava con sospetto). Avrei certamente fatto uso della disproporzione di forze a mio vantaggio se la parte debole avesse fatto o tentato di fare un qualsiasi danno a me e ai miei cari. Non avrei pero’ risposto a un sasso con una pistolettata in testa. Senza esagerare, ci sono gruppi d’opinione (non solo in Israele) che considererebbero invece la pistolettata in testa giustificata, sia dentro che fuori della metafora.

Inoltre: non sono di quelli che vedono di default una maggiore moralita’ nelle vittime: qualche giorno fa, un blogger israeliano che leggo da mesi e con cui ho scambiato qualche mail ha postato qualcosa che condivido, risparmiandomi la fatica di ulteriore verbosita’.

Digressioni:

[1] Che in questo momento storico sia normale avere una connessione a banda larga perfettamente funzionante anche sugli altopiani etiopi (true story) o, appunto, nel mezzo di un’enclave assediata e sotto bombardamento, e’ una cosa che non finira’ mai di affascinarmi. Come potremo mai, io e mia figlia quando sara’ adulta, capire l’un l’altro le rispettive visioni del mondo visto che avremo avuto le nostre adolescenze in due lati della storia separati da uno spartiacque di una portata tale che Gutenberg in confronto non e’ stato nessuno? (Perche’ si’, ok, e’ stato molto importante per la civilta’ moderna permettere ai poveri di leggere libri a buon mercato, ma vuoi mettere il permettere a qualunque perditempo di qualunque popolo in guerra di andare a trollare sui commenti di youtube?)

[2] Su questo ci faro’ un post un’altra volta, sia perche’ abbisogno di piu’ dati per evitare di propagare (in buona fede) un dato fuorviante, sia perche’ gia’ questo post e’ troppo lungo.

3 pensieri su “Bomba o non bomba.

  1. Finrod

    “Se erano in grado di determinare con precisione l’identita’ del terrorista dentro la macchina, probabilmente erano in grado di determinare l’eta’ e il sesso degli altri passeggeri”, e cos’è, gli aerei israeliani hanno dei sensori tipo Star Trek? “Cosa abbiamo nella navicella dottor Spock?” “Tre umani, di cui un uomo, una donna e un ragazzino, che ieri non si è lavato i denti a giudicare dalla lettura del tricorder” “Ah, allora niente siluro fotonico, c’è un bimbo” “Come ordina capitano Kirk”. Imho gli è arrivata una telefonata/sms della loro talpa che non andava molto oltre “il target è partito, macchina gialla”, ma forse non vedo abbastanza sci fi.
    Comunque, a inizio dicembre saremo (turismo) anche a Gerusalemme, e come b&b nel “quartiere-colonia” (sì, l’ho scelto _anche_ per il suffisso) di French Hill, se vi interessa ci si può vedere per una cena (imho è più divertente parlare con chi sei “in disaccordo” rispetto a chi ti da sempre ragione), nel caso la mia mail tu la vedi…

    Rispondi
    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Ah, ammetto che al caso della talpa palestinese non avevo pensato! Se e’ stata la talpa, non c’e’ modo di sapere se l’omissione e’ da parte della talpa o di chi ha ricevuto la sua comunicazione.
      Tutto il mio ragionamento e’ basato sull’enfasi che viene data dagli israeliani all’uso di droni (con altissima risoluzione) per l’intelligence. Se e’ stato il drone, allora il mio punto e’: se non aveva abbastanza risoluzione da identificare la presenza di bimbo e vecchietta, quanto e’ attendibile che il target presunto fosse davvero sull’auto? Se il criterio e’ “su quell’auto c’e’ un tizio che potrebbe essere quello che vorremmo uccidere”, questo contraddice l’affermazione molto ripetuta dall’IDF che ogni volta che hanno il dubbio di poter uccidere un innocente si astengono.
      (L’affermazione e’ anche contraddetta dal racconto del soldato che ho riportato in uno dei link di questo post, relativa pero’ all’epoca di Piombo Fuso: c’erano due tizi che chiacchieravano davanti a una casa, questo gli sembrava sospetto, e la casa risultava appartenere a un terrorista => drop dah bomb senza pensarci troppo.)

      Riguardo l’ultimo paragrafo: aaaargh, sara’ troppo tardi per incontrarci li’. Tra poco ti mando una mail privata per dirti le mie coordinate future, non si sa mai che non si abbia occasione di incontrarci un giorno (concordo pienamente che parlare con chi e’ in disaccordo e’ molto piu’ interessante), ma in effetti sarebbe stato piu’ divertente a Gerusalemme.

      Rispondi
  2. Pingback: Il signore che conta i morti a Gaza. | unfisicoagerusalemme

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