Ti telefono da una guerra.

[Colonna sonora]

Vari amici chiedono, attraverso diversi mezzi informatici, se devono preoccuparsi per noi.

Non e’ facile rispondere. Siamo piu’ tranquilli di quanto chiunque si aspetti e meno di quanto vorremmo. In un certo senso mi ricorda quando ero piccolo e ci chiamavano gli amici dei miei genitori dal Nord preoccupati perche’ l’Etna era in eruzione. (Pero’ ok, muore piu’ gente in media durante una manifestazione a Gerusalemme che durante un secolo di eruzioni sull’Etna.)

E’ difficile spiegare che noi siamo abbastanza tranquilli e simultaneamente raccontare che gli elicotteri hanno volato sopra di noi tutto il giorno e la notte e continuano ancora, che noi stessi e tutti quelli che conosciamo abbiamo tenuto i bimbi chiusi in casa e continueremo a tenerceli per un po’, che alcuni quartieri sono ancora chiusi al traffico e ieri era quasi impossibile uscire ed entrare dalla citta’, che la macchina dell’ONU che porta ogni mattina mia moglie al lavoro si e’ trovata ieri nel mezzo della piu’ grossa rivolta (quella davanti a casa del ragazzo arabo rapito e ucciso) e, nel momento in cui e’ faticosamente riuscita a uscire dalla morsa della folla eccitata, si e’ trovata con dietro i manifestanti e davanti una trentina di soldati con i fucili puntati ad altezza uomo che stavano avanzando pronti a iniziare la repressione.

Puo’ inoltre non aiutare a tranquillizzarvi, amici che comprensibilmente vi preoccupate, cliccare sui link a giornali online che ho provveduto ieri in cui si descrivono anche le bande di ragazzi ebrei che martedi’ si sono prefissi come scopo di terrorizzare la popolazione araba di Gerusalemme. (Per qualche motivo, sebbene le notizie di aggressioni fisiche siano ovviamente piu’ gravi, ho trovato particolarmente disturbante il dettaglio delle bande che entrano sul tram per controllare se ci sono arabi, e quando in dubbio chiedono che ora e’ per sentire l’accento.) [1]

Pero’ rimane il fatto che siamo privilegiati, tra le varie cose, anche sul piano della sicurezza. Casa nostra ha filo spinato, cancello robusto e telecamere di sicurezza (il proprietario affitta dei locali al consolato britannico, che impone standard di sicurezza elevati; d’altronde l’ONU non avrebbe accettato che affittassimo una casa poco sicura, e hanno mandato un omino a verificare). La nostra parte di quartiere e’ abitata a stragrande maggioranza da “internationals”. La summenzionata macchina in cui viaggia mia moglie e’ corazzata e nessuno al suo interno corre rischi di beccarsi proiettili israeliani o bombe molotov palestinesi o soffocare per il gas lacrimogeno. Inoltre si capisce al volo che non siamo arabi e, a quanto pare, almeno alcuni capiscono abbastanza facilmente anche che non siamo ebrei. (Giusto ieri, entrando in un negozietto, il proprietario mi ha salutato in italiano prima che avessi potuto pronunciare una sola parola. Chiedendogli come avesse fatto a capirlo, ha risposto “boh, dall’aspetto”.)

Il tenore di una tipica discussione fra stranieri e’ questo:

facebook-july3

In parallelo pero’ sullo stesso gruppo procedono le discussioni sulle attivita’ estive per bambini pre-scolari, dove trovare prodotti di bellezza, compra-vendita di oggetti.

Sono piu’ preoccupato per altre persone. Una delle nostre babysitter abita a pochi passi dal luogo del rapimento. Ieri abbiamo scambiato qualche sms, perche’ volevo assicurarmi che tutti i suoi figli stessero bene (uno dei suoi maschi ha la stessa eta’ del ragazzo ucciso). Stamattina di nuovo, per lo stesso motivo, perche’ googlando per “jerusalem riots shuafat” su google images mi e’ venuto in mente che i suoi figli appartengono esattamente al segmento demografico palestinese che partecipa piu’ frequentemente alle proteste (e conseguentemente, che ha il tasso di mortalita’ piu’ alto). Trattandosi per giunta di una famiglia che e’ da anni sotto la spada di Damocle dell’esproprio con i soliti pretesti (permesso di lavori di rinnovo negato -> casa diventa sempre piu’ decrepita e/o lavori sono fatti illegalmente -> casa viene dichiarata pericolosa dalle autorita’ municipali e quindi da demolire -> ricorsi, contro-ricorsi, tutto lo stipendio speso in avvocati, paura che se esci di casa ti si impiantino dei coloni ebrei e se la prendano con la forza, e non ci puoi fare niente perche’ la polizia dira’ che quella casa non e’ gia’ piu’ tua), cosa che puo’ contribuire a una certa formazione della psiche di un adolescente arabo. Comunque no, per fortuna stanno tutti bene, a parte il non potersi muovere perche’ la strada e’ chiusa.

Leggo da qualche parte su facebook (ma la fonte non ha particolari credenziali di attendibilita’) che domani sara’ dichiarato (da chi?) Giorno della Rabbia Palestinese. Come si vive sapendo questo? Organizzandosi per lavorare da casa, e anticipando la spesa a oggi.

[1]

Sul cartello e’ scritto “Odiare gli arabi non e’ razzismo, e’ avere dei valori. #IsraelDemandsRevenge.”, e secondo questo sito e’ stato postato nelle ultime 24 ore. Trovare di peggio da entrambi i lati e’ facilissimo, questa immagine pero’ la trovo particolarmente iconica perche’ finche’ non leggi la traduzione non te l’aspetti.

6 pensieri su “Ti telefono da una guerra.

    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Ok, un paragone piu’ calzante e’ il seguente: mi ricordo che quando noi eravamo bambini, nella prima meta’ degli anni ’80, c’erano stragi mafiose relativamente spesso, con tanta gente ammazzata, piu’ che in tempi piu’ recenti (compreso il ’92). Anche in qualcuno di quei casi ricordo mio padre che rispondeva a qualche chiamata dal Nord, rispondeva che stavamo tutti bene, poi appena chiuso il telefono scherzavamo tutti su questi qui che si immaginavano chissa’ che mentre noi davanti alla nostra tv ci sentivamo quasi altrettanto distanti che loro.
      Ecco, non ci sentiamo adesso altrettanto distanti, pero’ per dire, io le notizie ce le ho piu’ da internet che da fonti dirette.

      Rispondi
  1. vincibile

    Il fatto che a quelli non venga in mente di ucciderli tutti ché Iddio i suoi li conosce dev’essere un segno della civiltà e del progresso che avanzano. Però è anche vero che col colore della pelle è più facile.

    Rispondi
  2. unfisicoagerusalemme Autore articolo

    L’Angelo del Signore si e’ rivelato clamorosamente inefficiente negli ultimi millenni, il colore in effetti e’ di solito un buon proxy, anche se ci sono i mizrahi (la minoranza non piccola di ebrei levantini) a confondere il donatore di retribuzioni (e per questo il proxy numero due e’ l’accento).

    Rispondi
  3. Pingback: Effetto soglia. | unfisicoagerusalemme

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