Sono forse loro i custodi dei loro fratelli?

Inizialmente avevo deciso di non raccontare mai la cronaca su questo blog, con l’eccezione delle piccole notizie di cui non si parlera’ mai molto in Occidente. Faccio un’eccezione per quello che sta succedendo adesso, i tre adolescenti ebrei rapiti in Cisgiordania e la conseguente reazione israeliana, l’operazione Guardiano del Fratello (la piu’ massiccia operazione in Cisgiordania dalla Seconda Intifada).

Faccio un riassunto che non ha l’ambizione di essere esaustivo: tre ragazzi ebrei tra i 16 e i 19 anni, abitanti in una colonia in Cisgiordania, sono stati rapiti mentre facevano autostop (sempre in Cisgiordania) nella notte di giovedi’ 12, e da allora nessuno sa se sono vivi o morti. L’esercito israeliano ha immediatamente lanciato un’operazione massiccia, inizialmente a Hebron e successivamente a Nablus, Jenin, Betlemme, e richiamato i riservisti.
Secondo le affermazioni militari ci sono due scopi dichiarati: la ricerca dei tre ragazzi, e la persecuzione di Hamas (280 arresti finora, compresi parlamentari affiliati ad Hamas e giornalisti). In tutto questo, ampie porzioni della Cisgiordania sono praticamente in stato d’assedio, a migliaia di palestinesi con regolare permesso di lavoro in Israele viene proibito di passare i check point, avvengono scontri ovunque, soprattutto nei campi profughi dove l’esercito e’ accolto da orde di ragazzini con pietre e bombe molotov (ci sono gia’ stati due morti palestinesi, tra cui un ragazzo di 13 anni), lanci di pietre tra tutte le parti in causa (il bollettino di sicurezza riporta anche un aumento degli attacchi di coloni contro palestinesi, di solito con pietre ma in un caso sparando), copertoni tagliati alle macchine dell’esercito da parte di coloni per significare “maledetti, non siete neanche in grado di proteggere i nostri ragazzi”.
Netanyahu a sua volta ha lanciato una fortissima operazione di attacco mediatico contro Abbas e il recente governo “tecnocratico” di unita’ nazionale palestinese, dicendo che considera Abbas personalmente responsabile dei rapimenti avendo fatto una riconciliazione con Hamas. Simultaneamente pero’, alti ufficiali dell’esercito, dei servizi segreti e della polizia informano ripetutamente il pubblico che la polizia palestinese e’ molto collaborativa e da’ un aiuto molto professionale. Alcuni di questi alti ufficiali nei primi giorni ricordavano anche che la prova di un coinvolgimento di Hamas non c’era ancora (nello stesso identico momento in cui Netanyahu diceva che le prove erano fortissime ma non poteva ancora mostrarle).
Abbas ha subito fatto la cosa giusta, condannando i rapimenti, avvisando pubblicamente Hamas che se per caso viene fuori che hanno ragione gli israeliani sara’ considerato violato il patto di governo e fine della tregua, e soprattutto invitando il suo popolo a mantenere la calma ed evitare la resistenza violenta (ripetendo anche, varie volte, che la Terza Intifadah sarebbe un cataclisma per il popolo palestinese che si sta ancora leccando le ferite dalla seconda). Netanyahu invece si accanisce cosi’ tanto che sembra stia esplicitamente cercando di provocare la Terza Intifadah per una resa dei conti finale.

It appears the Palestinians have recovered from the initial shock they suffered earlier this week, and the level of friction and violence during those raids is only going to increase.
(link)

Il contesto politico alla vigilia del rapimento era particolarmente teso da entrambi i lati del Muro: i giornali israeliani su un ampio spettro politico commentavano il fallimento diplomatico di Netanyahu (il giorno dopo l’annuncio del governo d’unita’ palestinese aveva cercato di convincere il mondo a isolare i palestinesi, e invece USA, EU, e tutti quelli che contano si erano affrettati a riconoscerlo e felicitarsene), mentre intanto sul lato palestinese venivano fuori sempre piu’ motivi di tensione tra i nuovi partner di governo (la questione dei salari dei dipendenti pubblici a Gaza, vari militanti di Hamas che cominciavano a fare i galletti in Cisgiordania con conseguente ondata di arresti da parte della polizia controllata da Fatah). C’e’ ovviamente gia’ chi propone la piu’ basica delle teorie del complotto: che il rapimento sia stato fatto dallo Shin Bet per dare la scusa all’operazione anti-Hamas. In una variante debole, il rapimento e’ stato genuino ma lo Shin Bet ne era al corrente e ha volutamente rallentato l’intervento della polizia (questa teoria si appoggia soprattutto sul fatto che uno dei ragazzi era riuscito a chiamare la polizia e dire che era stato rapito, ma la polizia ha un protocollo – a mio avviso ragionevole – per cui se entro 12 ore non c’e’ una conferma assumono che si tratti di uno scherzo [link 1] [link 2]).
A mio avviso e’ implausibile che i vertici di Hamas possano veramente essere dietro i rapimenti, perche’ non avrebbe alcun senso politico. Alcuni commentatori israeliani, e questo mi sembra piu’ plausibile, suggeriscono che si tratti di fazioni interne ad Hamas che sono contrarie al patto con Fatah.

[Update del 21/8/2014 e del 25/8/2014]: finalmente sviluppi rispetto al punto qua sopra, vedere note [2] e [3].

Una cosa sorprendente per un occidentale e’ il fatto che gente ai vertici dell’esercito o della sicurezza dica apertamente, e con candore, che vogliono mettere pressione sulla popolazione civile. (Un “normale” paese occidentale come gli USA queste cose le fa pure, ma nega l’evidenza.)
Si tratta infatti di uno di quei comportamenti che la Quarta Convenzione di Ginevra bandisce esplicitamente (articolo 33, punizioni collettive). D’altra parte altri articoli della stessa convenzione sono violati dal 1967, e l’opinione pubblica israeliana non prende queste cose come vincolanti (come gia’ scrissi).

Gerusalemme Est e’ sorprendentemente tranquilla finora, solo la Citta’ Vecchia sembra essere sotto pressione, e ci guardiamo bene dall’andare a vedere cosa succede li’ (la nostra prima visita al Monte del Tempio e’ arrivata probabilmente all’ultimo momento possibile e forse non ne faremo mai un’altra). Una delle prime notti abbiamo sentito elicotteri girare sopra di noi, e una mattina c’era una inusuale presenza di soldati stazionati nella nostra strada. A parte quello, potremmo anche essere in Svizzera e non notare la differenza.

Nel nostro piccolo abbiamo avuto una prova solida dell’inattendibilita’ delle affermazioni dell’esercito (finora avevamo solo argomenti di plausibilita’, come questo o come la storia dei ragazzi di Bitunya a maggio, di cui potete leggere la nota [1] qui sotto):

Since the Israeli searches began early Friday, troops have arrested 240 Palestinians, searched more than 800 locations and raided 10 Hamas-run institutions, the army said.
(fonte)

Non diro’ nulla di preciso fino a quando (e se) ci sara’ un annuncio ufficiale, per non svelare le mie fonti personali. (E se questo vi sembra poco serio, tenete conto che e’ quasi verbatim quello che dice e ripete Netanyahu riguardo alle prove del coinvolgimento di Hamas.)
Pero’, il giorno prima avevamo saputo di un raid in un’istituzione che ha un’affiliazione politica, ma e’ un’affiliazione che ha a che fare con la non-violenza ed e’, giocoforza, nemica politica di Hamas…

Mi tengo informato su http://www.ynetnews.com, sito in inglese di un giornale che, a quanto so, ha posizioni abbastanza al centro dello spettro (ci si possono trovare editoriali sia di colombe che di falchi), ma nello specifico mi sembra che siano abbastanza presi dall’emotivita’ collettiva.
Vari articoli eroificano l’operazione, il che mi sembra comprensibile in generale (in fin dei conti, cercano i criminali che hanno rapito e forse ucciso tre ragazzini), ma mi lascia l’amaro in bocca nello specifico questo articolo che parla esattamente della notte e del luogo in cui hanno ammazzato l’adolescente palestinese, e menzionano la sua morte a malapena in una riga. In un articolo dedicato al ragazzino, invece, non dicono nemmeno che eta’ abbia, come se volessero evitare troppa empatia.
Empatia che comunque qualcuno dei loro lettori non avrebbe:

live-bullets

Il signore del primo commento (quello che toglie il caps-lock solo quando deve scrivere la parola “palestinian”) e’ poco attento perche’ l’uso di pallottole vere viene menzionata esplicitamente in tutti i bollettini forniti dall’esercito, e riportata in quasi tutte le notizie dei giornali (compresa quella che qui stava commentando).

E anche facebook, ovviamente, si scatena.
Tra le pagine facebook palestinesi si scatena il meme delle tre dita per segnalare il proprio supporto ai rapitori (da qui). E dall’altro lato della frontiera etnica infuria in popolarita’ la pagina “per ogni ora che passa, uccidiamo un terrorista“.
In una interessante conferma dei bias percettivi collettivi (di tutti i popoli, non dico che noi siamo migliori), i media isrealiani e palestinesi denunciano con grande enfasi il numero di “like” delle pagine facebook dell’altro lato che incitano alla violenza o la giustificano, ma non sembrano interessate a denunciare le proprie.

Da una pagina facebook palestinese, citata dall’articolo sopra

[1] Un mese fa ci sono state grandi manifestazioni palestinesi ovunque in Cisgiordania e Gaza per marcare il Nakba Day, che in vari posti sono diventate violente. Nel villaggio di Bitunya, due adolescenti sono morti. La prima dichiarazione dell’IDF e’ stata che i soldati avevano agito per auto-difesa e avevano usato pallottole “non letali” (cioe’ quelle di cui parlai in una lunga nota a questo post). Pero’ l’autopsia sembra aver dimostrato che si trattava di pallottole vere (“non-non-letali”) [a], e soprattutto e’ venuto fuori che delle telecamere di sicurezza di un privato (palestinese) avevano registrato tutta la scena, e si vedeva che i due ragazzi erano stati uccisi a sangue freddo e non nell’atto di minacciare alcuno.
L’organizzazione israeliana B’Tselem ha subito messo online un estratto del video, e la risposta del portavoce dell’IDF e’ stata che quel video era estrapolato e che non dava l’idea del contesto.
Per cui B’Tselem ha reagito sbattendo su internet le intere 11 ore di registrazione delle telecamere di sorveglianza:
http://www.btselem.org/firearms/20140526_bitunya_killings_full_video_documentation

Il proprietario di quelle telecamere sta scoprendo purtroppo che anche la piu’ grande democrazia del Medio Oriente, quando e’ necessario, usa i metodi della Mafia:

Israeli security forces ordered a Palestinian man to take down security cameras that captured the shooting deaths of two Palestinian boys in May, Human Rights Watch and Defense for Children International – Palestine said today. Footage recorded by cameras on the man’s building prompted an international outcry over the killings. Israeli military officers berated Fakher Zayed, 47, for sharing the security videos with human rights groups, claimed he had lied and fabricated evidence, and threatened to bring unspecified legal actions against him if he did not remove the security cameras, Zayed told Human Rights Watch and DCI-Palestine. A soldier threatened to “unleash dogs on my children,” he said. “Israel should be investigating these deaths, but instead its forces seem intent on intimidating witnesses and ensuring future abuses won’t be caught on camera,” said Sarah Leah Whitson, Middle East director at Human Rights Watch. “The Israeli response to the killing of two boys looks more like an attempt to cover up than a serious investigation.” (Statement by Human Rights Watch)

A Palestinian carpenter whose security cameras recorded the fatal shooting of two Palestinian teenagers at a protest in the West Bank last month told Human Rights Watch that he was threatened by Israeli soldiers this week during an hourlong interrogation. The carpenter, Fakher Zayed, also witnessed the shooting of Nadeem Siam Nawara, 17, and Mohammad Mahmoud Odeh Salameh, 16, and his testimony was included in a video report on the episode produced by the rights group Defense for Children International-Palestine. Mr. Zayed told the rights group that, over the course of an hour, he was berated for sharing the video and giving interviews to the media, and he was warned that if he did not take down his security cameras immediately, there would be severe consequences. “At Ofer I was taken into a room that had several captains,” he said. “They told me that the video I gave to the press was fabricated, that everything I said and all my testimonies are a lie, that this is a serious violation of the law, and that I made the I.D.F. look bad and caused a lot of problems. They told me the cameras need to be brought down within 24 hours.” One of the captains told me: ‘We will crush you, according to the law.’ There were many threats against my family. They told me that I was up against a very powerful force, and I am very small. One of them said, ‘We will squish you like a bug, you are nothing.’ (New York Times)

[a] Un dettaglio interessante e’ che, per un breve periodo almeno, la versione ufficiale dell’esercito sembrava essere che probabilmente qualche soldato, per iniziativa personale e non su ordine di superiori, aveva usato un noto trucco molto popolare tra i soldati piu’ ideologicamente motivati per rendere i proiettili “non-letali” molto piu’ letali. Devo dire che non so se e’ meglio per l’immagine pubblica dell’IDF ammettere che i suoi soldati girano intorno agli ordini per ammazzare coscientemente degli arabi, o che ai soldati vengono dati ordini di sparare con pallottole vive. Di sicuro in caso di investigazioni preferiscono mettere nei guai un soldato semplice che un ufficiale.
Questa l’ultima notizia che ho trovato:
The soldier was suspended after an investigation into the incident found that he fired two rubber bullets at a wall in an attempt to scare away the Palestinian rioters.

Quindi anche se ammettono che non stava agendo per la propria auto-difesa, ma per spaventare i ragazzi e cacciarli via (quindi, in questa versione, che siano morti e’ stato solo un tragico incidente), insistono sulla versione delle pallottole di gomma.
Pero’ sembra che la conclusione che fossero pallottole vive sia stata confermata da dottori israeliani, non solo palestinesi:

An autopsy of Nadim Nuwara, a Palestinian youth who was shot dead during Nakba Day protests in the West Bank last month, was completed Wednesday, and the findings support claims that he was killed by live ammunition. According to officials with knowledge of the autopsy, Nuwara’s body was in fairly good condition, so the entry and exit wounds could be clearly identified. The wounds indicate that Nuwara was shot with live ammunition, they say. But the official autopsy report has not yet be compiled. Two experts from the Abu Kabir Forensic Institute in Tel Aviv joined the team at the Palestinian Institute of Forensic Medicine in the West Bank town of Abu Dis for the autopsy. Two experts from the United States and Canada were also present. Nuwara’s father, Siam Nuwara, told Haaretz yesterday that he had not received any official information regarding the results of the autopsy. The information released thus far to the media is not official, and Nuwara is still waiting for the official report from the Palestinian prosecution. Nuwara said the unofficial report is not surprising given the information he has and the bullet found in Nadim Nuwara’s backpack, which he believes proves his son was shot with live ammunition. “We agreed to this very drastic move to prove to Israel and the international community that Nadim was shot with live ammunition,” said Siam Nuwara, referring to his son’s exhumation for examination. (Haaretz)


[2] 21/8/2014: La grande notizia di oggi e’ che un alto ufficiale di Hamas avrebbe ammesso, in una conferenza islamica, che le brigate Al Qassam sono responsabili del rapimento (link). Sarebbe bello poter dire “ah, almeno adesso c’e’ chiarezza”. Ma l’affermazione, almeno per come riportata (non so l’arabo e non posso quindi giudicare da me cosa e come l’ha detto), sembra ambigua (probabilmente intenzionalmente):

“There are those who say that it was your brothers in the al-Qassam Brigades, who carried it out for the sake of al-Qassam members who are in jails and who sit in a hunger strike,” al-Arouri said.

Insomma, ci sono quelli che dicono che siamo stati noi, quindi se pensate che sia una cosa buona potete darci il merito, se pensate che sia orribile, noi non abbiamo mai detto di averlo fatto.

[3] 25/8/2014: La versione ufficiale di Hamas adesso, fornita da Mashal in persona (link), e’ che e’ stata una iniziativa privata di una cellula di Hamas di Hebron, senza previa consultazione con i vertici. Si astiene pero’ dal condannarla, anzi la giustifica dato il contesto dell’Occupazione.
(Se vero, corrisponde quindi a quanto scrivevo qui, confermandomi come Grande Politologo del Medio Oriente.) [27/8/2014: analisi condivisa anche qui, dove essenzialmente si da’ la colpa alla… troppa democrazia interna di Hamas!]
Prendo in prestito una frase dal personaggio della Galilea che preferisco subito dopo Nostro Signore:

E insomma e’ del tutto evidente che con Hamas bisogna trattare perche’ loro hanno un completo controllo di quel che succede nel loro territorio.

4 pensieri su “Sono forse loro i custodi dei loro fratelli?

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