Digressione: noi, visti da lontano.

Quasi tutti in Europa hanno un’opinione sul conflitto israelo-palestinese, e di solito e’ un’opinione molto forte e unilaterale, in favore di una parte o dell’altra. Ovviamente quasi nessuno in Europa ha un buon motivo per la propria opinione. Ma questo e’ normale, data la distanza e il fatto che di solito sentiamo parlare di loro quando una delle due parti fa qualcosa di brutto all’altra. E non e’ sorprendente che passando del tempo nei luoghi in cui vivono questi due popoli quasi tutte le proprie certezze si sfumino, comprese quelle inconsce, e si rimanga storditi dalle infinite sfumature di grigio.
Ieri una coincidenza di eventi mi ha fatto riflettere sul fatto che il fenomeno e’ del tutto simmetrico. Com’e’ l’Europa vista dalla stessa distanza? Come ci vedono israeliani e palestinesi? Presumo che abbiano anche loro, in media, la presunzione di sapere moltissimo di questa Europa cosi’ ficcanaso, ma forse non sanno di noi piu’ di quanto noi sappiamo di loro. Noi abbiamo filtri interpretativi inadeguati al Medio Oriente, e non c’e’ motivo per cui i filtri adeguati al Medio Oriente diano una corretta interpretazione dell’Europa.

Lunedi’ mattina mi trovavo di passaggio nel villaggio francese di Cessy, vicino al CERN e alla frontiera con la Svizzera, dove abbiamo vissuto nei due anni scorsi per le mie questioni professionali. Andando a sbrigare una faccenda al comune ho visto i cartelloni per le elezioni europee del giorno prima:

Foto fatta con telefonino dimmerda.

La scarsa risoluzione della foto (scattata con telefonino dimmerda) impedisce di leggere l’efficace e sintetico slogan di Le Pen, “No a Bruxelles, Si’ alla Francia”. La verbosita’ del manifesto del partito Lotta Operaia potrebbe avere a che fare col motivo profondo per cui il numero dei suoi elettori e’ quasi due ordini di grandezza meno di Le Pen.

Sbrigate le faccende sono andato dal giornalaio per comprare qualche giornalino con adesivi per bimbi e, appena posati gli occhi sulla colonna dei quotidiani, sono stato accolto dalle notizie di una giornata campale: omicidio di quattro persone (due israeliani) nel museo ebraico di Bruxelles, aggressione razzista contro due ebrei ortodossi a Parigi, Front National primo partito in Francia.
Dopo vari meeting, all’aeroporto di Ginevra in attesa del volo per Bruxelles, ho passato il tempo navigando tra siti d’informazione francesi, belgi, italiani e israeliani, curioso di vedere le diverse reazioni agli stessi eventi.
Poca differenza nel cordoglio per gli atti antisemiti, ma rimarchevole la differenza di interpretazioni della vittoria del FN.
Ovviamente i siti francesi trovavano innumerevoli sfaccettature da analizzare del fenomeno, mentre gia’ belgi e italiani lo incasellavano primariamente in una sola delle sue interpretazioni – l’antieuropeismo crescente delle masse, che hanno scelto l’unico partito (escludendo quelli da frazione di percentuale) esplicitamente anti-UE. Questo aspetto era invece completamente assente nei commenti israeliani, primariamente interessati all’aspetto xenofobo e in particolare antisemita del partito.
Il filtro mediorientale quindi vede come predominante un aspetto certamente molto rilevante in generale quando si parla di FN, ma che forse non e’ primario nell’evento specifico. O che almeno non e’ visto come tale dagli osservatori piu’ vicini.

Anche la questione dell’antisemitismo del FN e’ complessa.
Il padre del partito (e della leader attuale), Jean-Marie Le Pen, si e’ beccato una condanna per negazione dell’olocausto (wiki), anche se per essere precisi non si trattava di negazione quanto di minimizzazione (“Non dico che le camere a gas non siano esistite. Non le ho viste di persona, non ho approfondito la questione. Ma e’ solo un dettaglio nella storia della Seconda Guerra Mondiale.”)
Ma da quando sua figlia ha preso il controllo del partito, e si e’ data come priorita’ di far diventare il FN un partito socialmente accettabile (purche’ sempre xenofobo), e’ successo qualcosa di interessante. Mentre la norma a sinistra e’ lottare contro l’antisemitismo ma essere anti-sionisti, e nella destra moderata e’ l’essere contro l’antisemitismo e pro-sionisti, il FN riesce a essere ambiguo sull’antisemitismo (ad esempio supportando il diritto dell’antisemita Dieudonne’ ad esprimersi [1]) ma vocalmente pro-sionista [2]. Sfumature che forse non sono facili da capire per gli ebrei di Israele, i quali fanno spesso l’equazione anti-sionismo = anti-semitismo. Per capire come mai questa equazione non gli sembri una fallacia logica (cosa che io penso sia) occorre capire che il sentimento diffuso degli ebrei (almeno quelli “ritornati”) e’ di essere un popolo in costante rischio di sterminio, per il quale l’esistenza di uno stato ebraico e’ l’unica garanzia possibile di un rifugio se le cose si rimettessero male. E non si parla solo di arabi, si parla proprio di cosa potremmo fargli noi, gli ariani, sulla base dei nostri precedenti.
Nessuna vera persecuzione degli ebrei e’ avvenuta in Europa negli ultimi 69 anni; a noi sembra ovvio dedurne che non succedera’ piu’, ma molti di loro calcolano differentemente: 69 anni su circa 1800, fa solo 4%. [3]

Da qui

[1] Link (in francese)

[2] Link #1 in francese, link #2 israeliano in inglese

[3] Update, 30/5/2014: leggere i commenti per una versione diversa dei numeri che uno puo’ scegliere per motivare un pessimismo.

13 pensieri su “Digressione: noi, visti da lontano.

  1. Finrod

    “Nessuna vera persecuzione degli ebrei e’ avvenuta in Europa negli ultimi 69 anni”, devi abbassare la stima: ad es. i pogrom in Polonia sono andati avanti almeno fino al ’46 (quello più tristemente famoso a Kielce), e con le persecuzioni staliniane (“complotto dei medici” etc.) arrivi fino al ’53. Poi ci sarebbero le persecuzioni anti ebraiche nella Polonia a fine anni ’70, ma dato che ufficialmente erano una “campagna anti-sionista” probabilmente tu non le consideri antisemitismo… Ci sono poi fattori piuttosto inquietanti come il survey appena uscita a cura dell’Anti-Defamation League che mostra come una percentuale tutt’altro che trascurabile di europei sia antisemita (in media il 24% in Europa occidentale e il 34% in Europa orientale, col “record” della Grecia col 69% di antisemiti)

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    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Ah grazie per la correzione. Della “persecuzione dei medici” mi sono completamente scordato, e dei fatti relativamente recenti di Polonia ero del tutto ignorante (anzi ora googlo). Poi ho visto che anche il sito che ho linkato ( http://www.simpletoremember.com/articles/a/HistoryJewishPersecution/ ) si ferma al 1945, probabilmente per una questione di soglie.

      Giusto per chiarire, mi sembra improbabile che una persecuzione basata sull’ “anti-sionismo” abbia presa sulle masse se non c’e’ una forte base di anti-semitismo. E a scanso di eventuali equivoci, il mio commento sulla fallacia logica si riferisce solo alla seguente, banale, considerazione: la maggioranza degli anti-semiti preferiscono autodefinirsi anti-sionisti (penso si possa dire senza troppe controversie che questo sia il caso di Dieudonne’, per esempio), ma questo non implica (nonostante quello che pensano molti, compresi vari vocali esponenti dell’ADL) che la maggioranza degli anti-sionisti siano in realta’ anti-semiti. E’ un tipo di fallacia logica estremamente diffusa, come quella che traduce il dato di fatto “la maggior parte degli spacciatori sono immigrati” con la stronzata “la maggior parte degli immigrati spacciano”.

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      1. Finrod

        il problema è che se sei antisionista rifiuti ad una specifica, e ad una sola, categoria di persone il diritto di considerarsi un gruppo a sé, insomma di autodeterminarsi… insomma l’antisionista “coerente” come minimo dovrebbe anche negare l’esistenza, e il diritto ad uno stato, dei palestinesi, ma io una persona così non l’ho ancora incontrata

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        1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

          Un anti-sionista esclusivo si’, e in tal caso l’esclusivita’ e’ sospetta. Ma per esempio la tradizione socialista e’ internazionalista e anti-nazionalista, e quindi, a fortiori, un socialista dovrebbe essere anti-sionista. Ovviamente il mondo e’ piu’ complicato di cosi’, e da Ben Gurion in poi i socialisti sionisti trovano di essere assolutamente coerenti.
          Riguardo l’antisionista coerente che dovrebbe negare il diritto dei palestinesi a uno stato, non so, a me non sembra una cosa cosi’ aliena: forse da noi non se ne trovano, ma quello che tu descrivi e’ la “soluzione a uno stato”, nella formulazione democratica. Alcuni pacifisti sia israeliani che palestinesi hanno provato, nella storia, a proporlo a varie riprese (l’idea sarebbe che tale stato sarebbe binazionale e aconfessionale) ma l’idea e’ anatema tra entrambi i popoli.
          Per gli israeliani, il paradigma (alla base del sionismo) e’ che gli ebrei (non solo quelli ritornati in Terra Promessa, ma tutti) sono al sicuro solo se hanno uno stato *ebraico*, quindi o tale stato e’ democratico e allora i non-ebrei devono essere una minoranza (tutelata, ma incapace in qualunque futuro realistico di determinare la direzione dello stato) e di conseguenza agli altri arabi si concede uno stato nelle terre non ebraiche, oppure, come propone adesso il partito pro-colonie di Naftali Bennet e in passato proponevano partiti considerati estremisti, si annettono i Territori Occupati formalmente, ma ai loro abitanti non si permette di votare se non a livello locale. Il ministro Lapid, un moderato, ripete a Bennet che tale piano porterebbe sul lungo termine alla fine del sionismo, e in generale e’ proprio in nome del sionismo che un ampio spettro di partiti israeliani accettano dalla fine degli anni ’80 il paradigma dei Due Stati.
          Pero’ mi sembra che dalle nostre parti, o negli USA, le cose siano un po’ distorte, e i pro-sionisti piu’ vocali (quelli moderati forse non li sento perche’ urlano di meno) rifiutano l’idea di auto-determinazione palestinese, mostrandosi piu’ realisti del re. Analogamente, penso che tu abbia ragione, che frequentemente a sinistra si sente simultaneamente parlare di diritto dei palestinesi all’autodeterminazione e di illegittimita’ dell’esistenza dello Stato di Israele tout court. Concordo che tale posizione e’ contraddittoria. Pero’ posizioni non contraddittorie contro entrambi (e tutti) i nazionalismi mi sembra che esistano. Io stesso penso che in un mondo ideale non esisterebbero nazionalismi. Ma siccome riconosco che il mondo non e’ ideale, capisco gli argomenti che a volte li giustificano. Gli ebrei europei volevano uno stato per paura della persecuzione (l’Olocausto gli ha dato spettacolarmente ragione), i palestinesi lo vogliono perche’ hanno paura di vivere ancora a lungo come non-cittadini. Sono entrambi casi molto differenti dai nazionalismi alla prussiana o alla “spazio vitale”, quindi non me la sento di dire “sono contro”.

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          1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

            E ovviamente sto intenzionalmente ignorando la posizione, che sembra estremamente popolare su internet tra gli israeliani che commentano articoli di giornale o blog ecc., del “trasferimento di popolazione”, secondo cui la soluzione piu’ giusta e’ deportare tutti gli abitanti arabi della Cisgiordania, secondo il principio che tanto sono comunque “immigrati recenti”. Grazie al cielo questa posizione sembra non essere ufficialmente supportata da nessun partito di governo, nemmeno quelli estremisti di Lieberman e Bennett, e il partito Kach che la supportava fu addirittura dichiarato fuori legge. Ho pero’ saputo che giusto l’altro ieri, ai festeggiamenti per l’anniversario della riunificazione di Gerusalemme, folti gruppi inneggiavano al fondatore di Kach.

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          2. Finrod

            eh, non posso certo ribattere a tutto perché il mio è solo un commento… quindi me la cavo con una battuta: se si seguisse l’idea di Lapid i palestinesi voterebbero di sicuro più spesso, e molto probabilmente in maniera più libera, di quanto non gli permettano di fare i vari Abu Mazen, Haniyeh…

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    2. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Dimenticavo sul sondaggio dell’ADL: ne avevo letto (su un sito israeliano, peraltro) ma mi ripromettevo di cercare l’elenco di domande e il break-up completo dei risultati, prima o poi. (Anzi, se ce l’hai sottomano…)
      La cosa piu’ interessante sarebbe sapere l’evoluzione nel tempo, ma mi pare di capire che questo sondaggio nella presente forma e’ stato fatto finora solo una volta.

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      1. Finrod

        la ricerca la trovi qui: http://global100.adl.org/
        Non credo sia stato fatto prima, ma per tutti i paesi ci sono i dati disaggregati per fasce d’età, e questo già dice qualcosa (ad es. in Francia c’è più antisemitismo tra i “giovani”, in Italia il contrario), per alcuni paesi ci sono anche i dati disaggregati tra “cristiani” e “none/atheist” (in Francia i “cristiani” sono molto più antisemiti, ma in UK gli “atei” lo sono il doppio rispetto ai “religiosi”, purtroppo non ci sono dati riguardo i musulmani europei…). Non me lo sono “studiato” a fondo, però mi sembra molto ben fatto, al massimo fin troppo cauto: per essere considerato antisemita o meglio “harboring Anti-Semitic attitudes” devi rispondere “male” ad almeno 6 domande su 11

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          1. Finrod

            beh, i vecchi sono antisemiti per il 98%, i giovani “solo” al 92%… sì, in un certo senso è una buona notizia, e sempre per continuare con l’ottimismo anche in Iran chi è nato/cresciuto dopo l’avvento della dittatura islamista è meno antisemita (e oltretutto gli iraniani sono molto meno antisemiti di tutti gli arabi, o dei turchi, o dei greci…). E anche qui dove vivo nella periferia romana, davanti ad una moschea, c’è un centro di “solidarietà” italo palestinese, che quando non è chiuso è desolatamente vuoto, la moschea no, i negozi di prodotti halal/”etnici” sono sempre pieni e…vendono (anche) datteri israeliani

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