Una piccola storia davvero poco importante.

Una cosa e’ sapere che certe cose accadono, un’altra cosa e’ vederne una con i propri occhi, per quanto comparativamente minore. Sembra ovvio, eppure ci si rimane sempre male.
Sabato mattina, circa mezzogiorno, io e tutta la famigliola siamo di ritorno col passeggino da una piccola sortita per comprare dei libri e dei dvd, quando vediamo sul marciapiede davanti a noi un dispiegamento di forza poliziesca inusuale di fronte alla moschea di Sheikh Jarrah: sei camionette della polizia, la meta’ delle quali sono quelle corazzate e particolarmente minacciose della Border Police. Ci sono forse una ventina di poliziotti con i mitra (quelli della Border Police hanno divise verdi e hanno armi piu’ grandi, e per molto tempo ho creduto che fossero soldati).
La prudenza genitoriale ci induce a cambiare marciapiede, e cosi’ ci ritroviamo in mezzo a una piccola folla di curiosi, in maggior parte arabi ma anche qualche ebreo ultra-ortodosso.
Avevo gia’ notato che quella moschea aveva l’aria di ospitare intere famiglie (e tutte molto scalcagnate) ma tuttora non so che storia ci sia dietro. Ipotizzo che ci si rifugino alcune delle famiglie del quartiere espropriate per fare spazio ai coloni (vecchio post).
La scena che tutti guardano non ci e’ immediatamente molto chiara. Un signore arabo arrabbiatissimo sta parlando con veemenza ai poliziotti armatissimi, che sembrano molto calmi. Il signore arabo e’ circondato da altri arabi, uomini e donne, che sembrano dirgli di stare calmo. Poi mi accorgo che dietro di loro ci sono sei o sette adolescenti in fila su un muretto. Solo dopo un po’ capiro’ che non stanno li’ per curiosare la scena, ma sono sotto minaccia di mitra. Ancora dietro, ci sono bambine di varie eta’; una bambina piccola (6-7 anni?) piange disperatamente, delle bambine piu’ grandi la trattengono per impedirle di avvicinarsi al muretto o ai poliziotti. Non sappiamo se continuare a stare li’ a fare i guardoni o se e’ meglio andarcene. Varie persone, tra cui un mio collega israeliano (che non e’ esattamente un anti-sistema), ci hanno messo in guardia dallo stare vicini a luoghi di scontro (come le manifestazioni di ogni tipo), perche’ i mezzi “non letali” abitualmente utilizzati dalle forze di sicurezza israeliani ogni tanto possono risultare un po’ letali [1].
Chiedo a un altro curioso, un signore arabo, cosa sta succedendo. Mi dice che un ragazzo ha tirato una pietra a un poliziotto, e io non riesco a trattenere una reazione incredula. Ma come, per una pietra tutto questo dispiegamento di forze? Eh si’, risponde il signore, sogghignando (per la mia ingenuita’, suppongo).
E’ in quel momento che arrivano sulla scena pure due poliziotti a cavallo, rendendo la scena ancora piu’ surreale. Un gruppo di poliziotti della Border Police emergono dalla loro ricognizione dentro la moschea, e mi distraggo a osservare che faccia hanno (facce tranquillissime di ragazzi normalissimi – non sembrano carichi ne’ di tensione ne’ di odio, tutto trasmette un’impressione di routine). Riguardo verso il signore che sbraitava, perche’ il tono delle sue urla ha cambiato frequenza e ampiezza: due poliziotti infatti l’hanno appena afferrato, uno da un braccio e uno dall’altro!
Sono incredulo e sconvolto da questo sviluppo (essere arrestati per avere urlato troppo ai poliziotti?) nonostante abbia gia’ visto la stessa identica scena in questo video (il secondo, ma prima guardate il primo), in cui la disputa tra un palestinese di Hebron che tiene la bandiera palestinese sul tetto e un colono che fa irruzione sul tetto per toglierla attira l’intervento di soldati, i quali pensano bene di calmare gli animi intimando al palestinese di rimuovere la bandiera; al suo rifiuto, argomentato col fatto che sventolare bandiere non e’ proibito, fanno esattamente lo stesso gesto per arrestarlo.
Comunque a quel punto abbiamo deciso che era arrivato il momento di non prendere rischi stupidi, e ce ne siamo andati.

L’indomani, la notizia era raccontata cosi’ dal sito di un giornale “centrista” [2]:

An Arab boy threw a stone at police officers who were conducting traffic enforcement duties near the tomb of Shimon HaTzadik in Jerusalem on Saturday, smashing the windshield of their car. After the boy was arrested, Arab youths huddled around the officers and attacked them, while trying to release the boy.

Reinforcement teams who arrived at the scene detained six youths who were suspected of attacking the officers. Two officers who were lightly wounded received treatment on the spot.

Dato che ci siamo persi l’inizio della storia, non sappiamo se sia vero o no che quei ragazzi hanno attaccato i poliziotti. Ma visto quello che abbiamo visto, ora ci chiediamo, come e’ definito dalla polizia il verbo “attaccare”?
Inoltre, sembrava che tutti e soli i maschi tra i 10 e i 18 anni fossero su quel muretto ad aspettare di essere arrestati. Tutti quelli non sul muretto o erano adulti o erano bambini piccolissimi o erano adolescenti femmine. Tutti i maschi tra 10 e 18 anni avevano partecipato all’attacco oppure, mi sorge il dubbio, i poliziotti avevano preventivamente arrestato tutti quelli nel segmento demografico piu’ propenso al combinare guai? Oppure non avevano idea di chi fosse quello della pietra, ma avevano solo intravisto che doveva essere un adolescente maschio, e allora nel dubbio li avevano acchiappati tutti, e poi hanno deciso a sorte che uno era quello della pietra e gli altri avevano attaccato?
E poi, qui non viene menzionato nessun adulto arrestato. Cos’e’ successo a quel signore? L’hanno rilasciato subito, dopo averlo sufficientemente spaventato, oppure semplicemente e’ capitato che una inaccuratezza entrasse nella notizia?
E i ragazzi arrestati, saranno tornati a casa nel frattempo, o saranno ancora in cella? E in quali condizioni [3] saranno stati tenuti in cella?

Logo sulle onnipresenti camionette dell’Israeli Border Police.

[1] Avevo gia’ in canna da qualche tempo una mezza idea di un post basato su questa pagina in cui mi ero imbattuto per caso preparando un post precedente. Si tratta di un post del blog ufficiale delle Israel Defense Forces, dedicato a spiegare la giornata tipo dei soldati in operazione in Giudea e Samaria (il nome israeliano di cio’ che noi chiamiamo Cisgiordania e internazionalmente e’ noto come West Bank). Avevo trovato il seguente paragrafo particolarmente infame:

Early Afternoon. Time to throw stones at the soldiers. The event normally disperses exactly one hour after it started, but it’s not quite over yet. “This is the part where they normally throw stones,” sighs Ynon. And indeed, a few seconds later, huge stones fly over the heads of the soldiers. One hits a soldier hard in the leg. Ynon orders his soldiers to put an end to the violence using non-lethal means.

All’inizio ogni volta che leggevo che usano mezzi non letali mi dicevo “pheeeeeew, grazie al cielo non cercano di ammazzare la gente!”, poi nel bollettino di sicurezza di mia moglie ho cominciato a leggere varie istanze di esiti abbastanza gravi dell’uso di armi non letali (le piu’ usate sono le pallottole coperte di gomma e il gas irritante), e infine mi sono imbattuto in spiegazioni e numeri poco rassicuranti. Aiuta molto il fatto che a volte le armi non-letali sono usate in maniera volutamente impropria, ad esempio sembra che un grande classico sia sparare la scatola di gas irritante direttamente contro il torace o la faccia, o le pallottole coperte di gomma direttamente alla testa, cosa che se fatta da sufficientemente vicino puo’ dare danni permanenti, come nell’incredibile caso del quindicenne di Hebron raccontato qui dalla sua avvocata israeliana:

The case I still have a hard time with is a story from 2008 of a 15-year-old boy [Yaacoub Mohamed Saleh Ala Qasrawi – Y.G.) who was on his way back from school in Hebron with some of his cousins or friends. They saw soldiers on one path so they took another one. Suddenly a soldier who was hiding behind a barrel popped out and called the boy to approach him. The boy complied and started walking toward him and the soldier shot a rubber bullet in his head. To this day he suffers from brain damage.

Per chi e’ curioso, ecco un esempio di arma non letale:

“ISPRA, which specializes in the field of non-lethal and protection measures for police and HLS forces has recently launched a line of 37/38mm guns for dispersing riots.
Among other things, the line also includes a new “Multi” gun, which can be loaded with six 38mm bullets or a “single” gun loaded with just one bullet. The guns are capable of utilizing the assorted non-lethal measures produced by ISPRA. The 38mm diameter is the one preferred by police forces for use facing civilians.”

Quelli che ho visto sabato, pero’, avevano dei mitra molto piu’ grossi, e – almeno al mio occhio poco esperto – sembravano francamente molto piu’ letali di questi cosi non letali.

[2] Non ho trovato traccia della notizia ne’ sul Jerusalem Post (centro-destra e pro-colonie) ne’ su Haaretz (centro-sinistra e anti-colonie). A dimostrazione della banalita’ del fatto, dato il contesto.
Nemmeno Maan News, che e’ sempre in cerca di notizie che possono screditare gli israeliani, menziona l’episodio. Ne menziona un altro avvenuto esattamente nello stesso posto due giorni dopo (link), probabilmente indirettamente collegato (“A spokesperson for the Israeli police, Luba al-Samri, is quoted in the report as saying that a young Palestinian man hurled stones in the area at an Israeli vehicle” – si riferira’ alla pietra di sabato?)
Quindi nemmeno per le vittime vale la pena raccontare l’episodio, se non c’e’ di mezzo come minimo una madre di famiglia scaraventata per terra mentre viene filmata da un testimone oculare.

[3] Ad esempio:

Israel is placing increasing numbers of arrested Palestinian children in solitary confinement, an international children’s rights group said in a report issued on Monday. In more than one in five cases recorded by Defence for Children International in 2013, children detained for questioning by the army reported “undergoing solitary confinement,” DCI said in a statement. This was a 2% rise on 2012 figures, it said. “Use of isolation against Palestinian children as an interrogation tool is a growing trend,” said Ayed Abu Eqtaish of DCI in the Palestinian territories. “This is a violation of children’s rights and the international community must demand justice and accountability,” he said. “Globally, children and juvenile offenders are often held in isolation either as a disciplinary measure or to separate them from adult populations,” DCI said. “The use of solitary confinement by Israeli authorities does not appear to be related to any disciplinary, protective, or medical rationale.” (AFP)

Vedere anche questo documentario di 45′.

2 pensieri su “Una piccola storia davvero poco importante.

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