Sindrome di Gerusalemme del Terzo Tipo.

Da wikipedia:

Type III

Jerusalem syndrome as a discrete form, uncompounded by previous mental illness. This describes the best-known type, whereby a previously mentally balanced person becomes psychotic after arriving in Jerusalem. (…)

  1. Anxiety, agitation, nervousness and tension, plus other unspecified reactions.
  2. Declaration of the desire to split away from the group or the family and to tour Jerusalem alone. Tourist guides aware of the Jerusalem syndrome and of the significance of such declarations may at this point refer the tourist to an institution for psychiatric evaluation in an attempt to preempt the subsequent stages of the syndrome. If unattended, these stages are usually unavoidable.
  3. A need to be clean and pure: obsession with taking baths and showers; compulsive fingernail and toenail cutting.
  4. Preparation, often with the aid of hotel bed-linen, of a long, ankle-length, toga-like gown, which is always white.
  5. The need to shout psalms or verses from the Bible, or to sing hymns or spirituals loudly. Manifestations of this type serve as a warning to hotel personnel and tourist guides, who should then attempt to have the tourist taken for professional treatment. Failing this, the two last stages will develop.
  6. A procession or march to one of Jerusalem’s holy places, ex:The Western Wall.
  7. Delivery of a sermon in a holy place. The sermon is typically based on a plea to humankind to adopt a more wholesome, moral, simple way of life. Such sermons are typically ill-prepared and disjointed.

Bar-El et al. reported 42 such cases over a period of 13 years, but in no case were they able to actually confirm that the condition was temporary.

Da un’altra fonte:

An interesting sub-group consists of patients who have no previous psychiatric problems whatsoever. “Something just happened to me,” is a common response when such tourists begin psychotherapy. Bar El believes that the shock of facing the earthly Jerusalem can cause a psychiatric reaction which helped bridge the reality with the dream city.

In effetti, fa veramente uno strano effetto (non solo a Gerusalemme ma quasi ovunque in Israele e Palestina) far coesistere l’immagine mentale di un luogo biblico e il suo aspetto reale. Gerico e’ nome associato a mura possenti, assedi epocali, eventi sovrannaturali, e fa veramente strano ritrovarsi a dire “passiamo da Gerico a comprare frutta e verdura, che costa meno”. Un momento in cui sono stato vicino a soccombere alla Sindrome, ieri durante una caccia alle uova pasquali organizzata dall’asilo di mia figlia in un prato sul Monte degli Olivi, quando la direttrice ha cominciato a raccontare ai bimbi il significato della Pasqua Cristiana [1] e a un certo punto ha detto “Gesu’ predicava ai discepoli proprio qui, sul Monte degli Olivi, dove ci troviamo adesso!” [2] Realizzare all’improvviso che, per quel che ne sappiamo, poteva in effetti essere esattamente questo prato su cui adesso un grosso coniglio rosa distribuiva uova di cioccolato ai mocciosi, mi faceva una strana impressione. (E sono ateo.)

Altro posto dove stride il contrasto tra cio’ che vedi e cio’ che il subconscio collettivo immagina, e’ il fiume Giordano, oggigiorno un rigagnolo putrido.
Fino al 2011 l’esercito israeliano rendeva complicato l’accesso dei pellegrini al presunto sito battesimale di Gesu’ Cristo, ma da allora uno stretto passaggio e’ stato liberato in mezzo ai campi minati, e migliaia di pellegrini vanno li’ a farsi ribattezzare. Il luogo e’ attrezzato con delle cabine in cui i fedeli possono cambiarsi e mettersi in costume da bagno con sopra una tunica, e poi pluff nell’acqua inquinata. Un paio di soldati israeliani osservano annoiati, incaricati di controllare che nessuno approfitti per passare illegalmente la frontiera (una rete in mezzo al fiume).

Cliccare sulle foto per vederle in grande:

Campo minato.

Campo minato.

Rovina (post-1967) di una struttura d'accoglienza giordana sul lato attualmente occupato da Israele.

Rovina (post-1967) di una struttura d’accoglienza giordana sul lato attualmente occupato da Israele.

Altra rovina post-1967.

Altra rovina post-1967.

Pellegrini si avviano verso il sito battesimale. Sullo sfondo, le strutture religiose della sponda giordana.

Pellegrini si avviano verso il sito battesimale, circondati da campi minati. Sullo sfondo, le strutture religiose della sponda giordana.

Pellegrini ri-battezzanti.

Il momento del ri-battesimo. Accanto al prete che sta per immergere la signora al centro della foto, si nota la rete che costituisce la frontiera tra Territori Palestinesi Occupati e Giordania.

[1] Sebbene, in realta’, quel giorno fosse la Pasqua Ebraica.

[2] Tra l’altro, ascoltando per la prima volta da quando avevo 6 anni la storia della morte e resurrezione di Cristo in versione per bambini, mi sono reso conto che un po’ stride, in quest’era in cui aborriamo l’esposizione dei minorenni alla violenza e le fiabe tradizionali vengono ripulite da ogni minimo accenno alla morte, che la storia di Gesu’ comprenda la morte del protagonista (anche se poi c’e’ il lieto fine). Per fortuna mia figlia e’ ancora troppo piccola per capire, ma al personale del suo prossimo asilo spieghero’ che preferisco che dicano che era solo svenuto.

2 pensieri su “Sindrome di Gerusalemme del Terzo Tipo.

  1. giorgio

    Beh, in effetti, a quanto mi fu detto molti anni fa da un irakeno (ai tempi in cui Saddam non era ancora considerato il nemico degli americani), secondo una tradizione musulmana Issa (Gesù), portavoce di Allah, non era morto, ma solo svenuto. Quindi, se racconterai questo a Gaia, potrai trovare numerosissime conferme. Del resto, immagino che di Gesù potrai parlare solo con cristiani e con musulmani.

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    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Molto interessante, non sapevo!
      Comunque qui cristiani (locali) (*) e musulmani vivono in assoluta armonia, caso credo unico nel mondo arabo (basti pensare al Libano che e’ qua accanto, o all’Egitto). Tanto che i musulmani locali si sono tranquillamente appropriati del Natale (ma piu’ che agli aspetti spirituali presumo siano attratti da albero, Babbo Natale, regali, ecc.)

      (*) lo specifico perche’ i cristiani occidentali che infestano il luogo sono talvolta piu’ empatici verso gli ebrei che verso gli arabi, compresi arabi cristiani. I peggiori di tutti sono quelli della congregazione che gestisce il sito archeologico di Emmaus: nel loro opuscolo dicono che la loro missione e’ migliorare il dialogo tra cristiani ed ebrei (quello con l’Islam gli e’ quindi irrilevante) e tutti i cartelli sono in ebraico, inglese e russo (non so se il russo perche’ e’ la lingua del 20% degli israeliani, o per i pellegrini ortodossi) ma non in arabo, che pure e’ la seconda lingua ufficiale di Israele. Qualche cartello qua e la’ contiene anche francese, italiano e tedesco, ma sempre mancante e’ l’arabo. Ad aumentare l’assurdita’ della cosa, il fatto che Emmaus si trova formalmente in Cisgiordania e non entro i confini internazionalmente riconosciuti di Israele, anche se e’ al di qua del Muro (quindi di fatto annesso a Israele).

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