Il fashionismo discreto della borghesia.

When you run into Xxx Yyy, the first thing you will note is her incredible sense of style. She is a beautiful woman who will not hesitate to dress for the occasion and place. Dressed in a black pleated skirt and dress shirt, perfectly complemented by a classic pearl necklace at a bait aza (funeral), a young woman noted that Xxx’s elegance brings a whole new meaning to paying your respects. On a different occasion, she walked into a cafe’ looking like a million dollars in a long, white crocheted cardigan over a blue-and-white dress, which she complemented with blue shoes with magnificent, thick red high heels. She easily puts the young fashionistas to shame with her put-together, contemporary ensemble, while looking fit and fabulous at forty-something. A mother, wife, and career woman, there is much more to Xxx than an incredible fashion sense. She embodies the juxtaposition Palestinian women often find themselves in, living under and fighting against Israeli Occupation and still dealing with the many universal societal pressures women face daily.

Questo paragrafo e’ l’incipit della rubrica Personality of the Month del numero di marzo di This Week In Palestine, rivista mensile (nonostante il nome) distribuita gratuitamente negli hotel, nei ristoranti e nelle hall degli uffici stranieri di Gerusalemme Est (e il cui target, quindi, sono gli “internationals”). Ho anonimizzato il nome solo per questioni di googlabilita’.
I due paragrafi successivi raccontano la sua lunga carriera in organizzazioni internazionali [1] e un altro paragrafo parla di come ha vissuto la morte innocente di sua madre a opera di soldati israeliani [2]. Insomma la signora sembrerebbe in gamba, peccato che l’incipit dell’articolo [3] mi abbia messo in un mood sfavorevole, soprattutto l’uso della parola fashionista. Ribadito nella chiusura:

A fashionista, a mother, a wife, and a director, Xxx is what many young Palestinian women hope to be one day.

Sembra esserci un certo trend, direi tutto sommato comprensibile [4], sul rifiutare di essere associati sempre solo a campi profughi e disperazione. Ma da qua al fashionismo, si possono trovare vari punti di mezzo.

[1] Da 28 anni, il che induce qualche scetticismo sul forty-something a meno che il something non sia 9 (e in tal caso tanto di cappello per aver iniziato cosi’ giovane).

[2] La faccenda sembra essere vera, ampio materiale si puo’ trovare a partire da wikipedia. Lo specifico perche’ in genere ho la tendenza a essere scettico su queste storie quando la fonte e’ palestinese e l’evento e’ descritto in termini di violenza assurda. (Entrambe le parti nel conflitto tendono a vedere l’altra parte come inumana e brutale, e quindi i media di parte tendono ad omettere i dettagli che spiegano le motivazioni dietro un evento violento dell’altra parte: tanto si sa che i Cattivi non hanno bisogno di alcuna motivazione, e se ce l’hanno non ci deve interessare saperla.)
Per esempio, almeno tre miei amici su facebook indipendentemente l’uno dall’altro hanno segnalato questo articolo secondo cui Israele prende di mira i calciatori palestinesi, basato in particolare sulla storia, proveniente da qui, dei due giovani calciatori palestinesi fermati a un check point e a cui hanno sparato ai piedi e che non potranno mai piu’ giocare, e forse nemmeno camminare. Vari dettagli mancavano, tipo la motivazione per avergli sparato, e soprattutto la motivazione per sparargli specificamente ai piedi. Semplice caso, o sapevano che erano calciatori e l’hanno fatto apposta? Insomma, ho preferito non inoltrare la notizia, e ho fatto bene, visto che e’ stata poi debunkata da un sito di destra (link).
Capisco la pulsione dei giornalisti palestinesi di ricordare ai propri lettori che la Potenza Occupante e’ malvagia, ma mi sfugge perche’ vogliano squalificarsi con certe manipolazioni quando quasi ogni giorno ne capita una che non necessita elaborazioni. (La stampa israeliana, va detto, sembra piu’ decente. Con l’unico limite che tendono a bersi come oro colato le dichiarazioni dell’esercito.)

[3] Divertente confrontare con il seguente caso. Un collega, anche lui blogger (uno dei piu’ noti fisici blogger del mio campo), qualche anno fa ha anche lui iniziato un post su una donna parlando della sua eleganza e della sua buona forma fisica (link). Seguirono un centinaio di commenti, gran parte dei quali di americani shockati, e varie ramificazioni della discussione su vari blog e forum tematici (con un ricorrente spin-off sul sessismo della cultura italiana). Ma lui, almeno, non uso’ la parola “fashionista”…

[4] Anche se a pensarci bene si puo’ vedere la cosa in una luce molto negativa di per se’. E’ comprensibile che si voglia dare agli stranieri un’idea piu’ ampia della propria societa’, che non sia solo il segmento piu’ sfavorito. Ma in una rivista del genere il segmento piu’ sfavorito della societa’ palestinese non e’ rappresentato per niente, forse riflettendo l’interesse che per esso nutrono le classi piu’ agiate (che sono quelle che scrivono fluentemente in inglese e possono quindi contribuire a questa rivista, o che mettono delle pubblicita’ catchy e colorate per i loro esercizi commerciali – la rivista, ça va sans dire, vive sulla pubblicita’). Comunque, non c’e’ articolo che non contenga un riferimento all’Occupazione e alle grandi sofferenze del popolo palestinese.

3 pensieri su “Il fashionismo discreto della borghesia.

  1. Pingback: Il mendicante arabo ha qualcosa nel cappello. | unfisicoagerusalemme

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...