Fragile laicita’.

Il mio lavoro e molte delle nostre gite fuori porta dei weekend ci fanno conoscere l’Israele che non e’ Gerusalemme, ovvero l’Israele che in genere gli occidentali si immaginano: un Israele dove la maggior parte della gente attorno a te non e’ bigotta, e ci si sente in Occidente [1]. Per dire, Tel Aviv e’ nota per la sua vibrante scena Lesbian-Gay-Transgender.

Qualche giorno fa, a pranzo con i colleghi, si parlava delle implicazioni pratiche dell’imminente Pasqua (e’ vietato agli ebrei produrre pane per Pasqua, per cui io probabilmente riusciro’ ad averne dagli arabi di Gerusalemme Est, ma loro devono cominciare adesso a preparare le scorte) e ho chiesto come mai non ci siano, o siano cosi’ pochi, i supermercati che se ne fregano dei dettami rabbinici. A quanto pare, perdere il certificato kosher sarebbe disastroso per loro perche’ non solo gli ebrei “religiosi” (con questo termine qui si intendono quelli che hanno segni esteriori di religiosita’, a partire dal semplice portare la kippah) ma anche la stragrande maggioranza degli ebrei laici osservano strettamente le limitazioni alimentari, e senza il certificato kosher (che adesso esiste anche in comoda forma di barcode bidimensionale) non si fidano. E ovviamente basta che un esercizio commerciale violi qualche comandamento e il certificato kosher viene revocato.
Esistono (sebbene non a Gerusalemme, dove ce n’era uno ma ha chiuso recentemente) dei ristoranti non kosher gestiti da ebrei, ma sembra che sia un fenomeno relativamente recente, successivo alla grande ondata immigratoria dall’ex URSS negli anni ’90: molti ebrei russi si erano abituati a mangiare carne di porco e altri sacrilegi e sono arrivati in Terra Promessa con l’intenzione di continuare a mangiare come e quando gli pare pure qui. [2]

Dopo avermi convinto che la kosherita’ deriva dalle cieche Leggi del Mercato, ci avviamo a pagare alla cassa e noto che anche in quel piccolo ristorante all’interno del campus universitario hanno il certificato kosher. Cosi’ come anche negli altri ristoranti universitari che avevo visto precedentemente. E allora chiedo: ma com’e’ che anche qui trovano conveniente avere il certificato di kosheritudine, se c’e’ pieno di stranieri e di atei? E in questo caso la risposta era diversa: sono sovvenzionati dallo stato e lo stato non li sovvenziona se non sono kosher.
La cosa mi ha sorpreso, perche’ pensavo che lo Stato d’Israele fosse rigorosamente laico. Ma il collega ebreo israeliano mi ha spiegato che ci sono varie zone d’ombra (e lui, a quanto pare, appartiene al segmento di societa’ che ci si batte contro), per esempio non esiste il matrimonio civile in Israele ma occorre farsi sposare da un’autorita’ religiosa.
E i membri delle minoranze musulmane e cristiane? Non c’e’ problema perche’ le loro autorita’ religiose sono riconosciute dallo stato. Il problema c’e’ se uno e’ ateo, a quanto pare. In compenso chi si sposa civilmente all’estero ottiene senza problemi la validazione del suo matrimonio in Israele. Pero’ se poi vuole divorziare ha bisogno di un rabbino (se e’ un uomo; la donna non puo’ chiedere divorzio per la legge ebraica) o di un imam.

La questione della laicita’ dello stato e’ spinosa ed e’ una delle tante linee di frattura della societa’ israeliana. Il sionismo e’ nato come movimento laico, nell’indifferenza (o ostilita’) degli ultra-ortodossi dell’epoca [3]. Per i padri fondatori, gli ebrei erano innanzitutto un popolo e non una religione. I kibbutz sono nati come l’incarnazione di un’utopia socialista. Il primo partito di governo israeliano era un partito socialista:

Un partito con questo simbolo non te lo immagini composto di baciapile.

Ma i partiti religiosi sono spesso parte di coalizioni di governo, e cercano di spingere lo stato verso un carattere piu’ religioso, mentre i laici (sia di sinistra che di destra – vedi nota [2]) resistono strenuamente. (Un mio post precedente accenna alla nuova legge che introduce il servizio militare per gli haredi, e che ne ha causato la rivolta.)

Io, nella mia ignoranza, sospetto che un nodo cruciale alla base di questa tensione derivi dall’ambiguita’ tra ebraismo come appartenenza a un popolo e come appartenenza a una religione [4]. La Terra Promessa e’ stata promessa a un popolo ma questa promessa ha valore solo all’interno della religione ebraica; la maggior parte dei nazionalismi danno un forte peso alla lingua come elemento definente un popolo, ma il popolo ebraico fino a un secolo fa non aveva una lingua comune dato che l’ebraico era una lingua morta, usata esclusivamente in contesto religioso (gli ebrei europei parlavano yiddish o ladino, gli ebrei mediorientali parlavano arabo, gli ebrei della Palestina parlavano arabo anche loro, e qualcuno aramaico) tanto che la resurrezione dell’ebraico ha richiesto sforzo ed entusiasmo.
Il popolo ebraico e’ piuttosto peculiare rispetto agli altri popoli del Vecchio Mondo: per trovare altri popoli con una tale distanza genetica interna bisogna pensare ai popoli del Nuovo Mondo (gli statunitensi si considerano senza dubbio un popolo e sono molto vari geneticamente, ma gia’ in America Latina dubito che bianchi e indios si considerino lo stesso popolo). Non a caso, in generale gli arabi tendono a pensare che tutta la questione sia una grande truffa (inventata per qualche motivo a loro danno dagli Occidentali) e che non sia vero che un ebreo etiope nero come il carbone o un ashkenazita biondo e con gli occhi azzurri siano 1) imparentati e 2) discendenti di antiche tribu’ della costa orientale del Mediterraneo.
In realta’ uno studio genetico e’ stato fatto che sembra dimostrare che in effetti gli ashkenaziti, nonostante l’aspetto piuttosto ariano, hanno una quantita’ significativa di patrimonio genetico in comune, e verosimilmente di origine medio-orientale, e che secondo una qualche metrica genetica si trovano grosso modo a meta’ tra i palestinesi e i sardi:

[1] Che e’ anche l’Israele dove le tensioni etniche non sono visibili a primo sguardo. Visitare Jaffa quando si vive a Gerusalemme Est fa sentire il cuore piu’ leggero. [a]
A Gerusalemme Est ci siamo abituati, come fatto normale, alla completa purezza etnica dei playground per bambini. Anche nei quartieri misti come il nostro, o sei circondato solo da bambini arabi o solo da bambini haredi. (Non so dove vanno a giocare i bambini ebrei non-haredi di Gerusalemme. Che comunque sono minoranza nell’Est della citta’). Per cui ci siamo abbastanza sorpresi quando sulla spiaggia a Netanya abbiamo visto una scena da cartolina con un bambino haredi e un bambino arabo che giocavano insieme.

[2] Il partito politico preferito dagli israeliani di origine russa e’ Israele Casa Nostra, partito nazionalista e xenofobo (oltre che contro gli arabi “palestinesi”, sono apertamente ostili anche verso la minoranza araba israeliana) ma anche anti-clericale.

[3] Tutt’ora esiste un movimento ultra-ortodosso in Israele e altrove, Neturei Karta, che si oppone all’esistenza dello Stato d’Israele, su basi puramente teologiche: gli ebrei non devono tornare nella Terra d’Israele fino alla venuta del Messia [b], e la nascita di Israele ha violato il patto tripartito tra il popolo ebraico, i Gentili e Dio, secondo il quale i Gentili sarebbero stati gentili con gli ebrei e questi in cambio non si sarebbero ribellati e non avrebbero cercato di tornare alla Terra Promessa [fonte]. Seconda questa visione, il movimento sionista avrebbe causato l’Olocausto, in quanto violazione del patto seguita dalla retribuzione divina.
I membri di Neturei Karta che vivono in Israele si rifiutano di pagare le tasse e svolgere qualsiasi forma di servizio per lo stato, oltre a bruciare bandiere israeliane, partecipare a manifestazioni pro-palestinesi, e addirittura partecipare alle conferenze anti-sioniste di Ahmadinedjad e diventare amici del partito anti-semita Jobbik in Ungheria e in generale delle estreme destre europee.

Immagine presa dal loro sito http://www.nkusa.org

[4] La definizione di chi e’ ebreo secondo la legge civile israeliana e’ un gran papocchio (con cruciale importanza per la Legge del Ritorno).

[a] Che le tensioni siano invisibili non vuol dire che siano assenti, vedasi l’interessante e ben argomentato Inequality Report. Pero’ almeno le tensioni invisibili sono meno logoranti di quelle sbattute in faccia.

[b] Per cui uno si puo’ chiedere che ci facciano loro nell’Eretz Israel. Sembra che siano in massima parte discendenti di immigrati dall’Europa Orientale (soprattutto Lituania) arrivati prima che Theodor Herzl desse slancio al sionismo. L’immigrazione sporadica in Palestina per loro era ok, ma stabilire uno stato ebraico prima del Messia assolutamente no.

10 pensieri su “Fragile laicita’.

  1. delio

    interessante come al solito. aggiungo che di recente parlando con un mio collega (per inciso un fisico ex-membro del weizmann) lui mi raccontava che gli haredi si rifiutano spesso di parlare ebraico, perché per loro l’ebraico può essere usato solo per comunicare con dio e non se ne può abusare per ordinare un falafel o parlare di bollette del gas.

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    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Ciao Delio, quanto tempo!
      Non lo sapevo, ma ha senso e inoltre spiegherebbe come mai spesso parlano yiddish. Che io non parlo, per cui lo so solo perche’ una volta un amico in visita, che conosce il tedesco, e’ riuscito a comunicare con vari haredi grazie alla similarita’ tra le due lingue. Inoltre, nel gia’ narrato episodio in cui ci ritrovammo in macchina di sabato circondati da bambini haredi infuriati (post “Shabbat Bloody Shabbat”), googlai la parola che ripetevano piu’ spesso (“shabbes”) scoprendo che e’ la parola yiddish per shabbat.

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  2. Giuseppe

    Ricorda la storia di quel tizio che camminava per Belfast. Vide farsi incontro due brutti ceffi. “Sei cattolico?”, gli chiese uno dei due. “No”. “Allora sei protestante”, disse l’altro. “No”. “Quindi cosa sei?” “Sono ateo”. “Questi sono affari tuoi: ma sei ateo cattolico o ateo protestante?”

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  3. Anna

    A proposito di questi studi di genetica sulla popolazione di origine ebrea, hai letto di Eva Braun? Dall’esame del dna effettuato sui capelli trovati attaccati ad una spazzola, sembrebbe che la compagna di Hitler appartenesse alla razza ebrea askenazita!

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    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Non lo sapevo, ma avevo letto che Hitler stesso, forse stimolato dalle varie leggende metropolitane che davano lui come discendente di ebrei, mando’ qualcuno a investigare discretamente la questione nel suo villaggio d’origine.
      Non sono riuscito a ritrovare la pagina web in cui l’avevo letto, ma ho ritrovato questo: https://www.jewishvirtuallibrary.org/jsource/Holocaust/hitlerjew.html
      Quindi sembra che i parenti stretti di Hitler abbiano qualche elemento genetico in comune con gli ashkenaziti.
      Mi chiedo se allora non sia poi cosi’ infrequente tra gli ariani, un po’ per chissa’ quanti antichi matrimoni misti e soprattutto qualche storiella di corna…
      La storia della tomba di Adolf Hittler (con due t) nel cimitero ebraico di Bucarest, linkata da quella pagina, mi fa ridere un casino, soprattutto perche’ mi fa ridere che un giornale inglese usasse la foto per motivi propagandistici, e inoltre:

      At the time, though, this picture sufficiently worried Hitler that he had the Nazi law defining Jewishness written to exclude Jesus Christ and himself.

      Tra parentesi, la legge israeliana che definisce l’ebraicita’ e’ tale da accogliere tutti quelli definiti ebrei dai nazisti. (La cosa credo sia intenzionale, del tipo che se tornano al potere i nazisti tutti quelli discriminati da loro sarebbero accolti da Israele.)

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  4. giorgio

    In un film che ho visto ieri (“Il figlio dell’altra”, titolo originale “Le fils de l’autre”) il rabbino spiega a un ragazzo cresciuto erroneamente come ebreo osservante, ma scopertosi poi di sangue palestinese, che l’essere ebreo è un fatto di sangue e non di convinzioni, e che quindi nonostante la sua religiosità e la sua cultura lui non è ebreo. Questo però comporta una contraddizione, perché in questo caso non è corretto cercare di imporre ai non ebrei certe osservanze, come il shabbat o il cibo kosher.

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    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Ho googlato qualche recensione di questo film, sembra interessante.
      Riguardo alla contraddizione, forse un signore come quello di questo video non la vedrebbe, cosi’ come l’intero segmento di societa’ (*) cui appartiene: secondo queste persone, questa terra e’ casa loro e le regole le decidono loro, e o obbedisci o te ne puoi anche andare (anche se il popolo cui appartieni e’ qui almeno dal settimo secolo D.C.)

      (*) per fortuna minoritario, per sfortuna non trascurabile.

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