Puericultura in stato d’assedio.

Mia moglie si trova in missione a Gaza [1], e io ho dovuto affrontare una domenica da padre single.
E’ sempre una sfida, trovare il modo di distrarre per una giornata intera una bambina di due anni a cui manca tanto la mamma. Avevo vari piani, tra cui una passeggiata nella Citta’ Vecchia per vedere la moschea di Al-Aqsa (terzo luogo sacro dell’Islam, che sorge sopra il principale luogo sacro del Giudaismo, con tutto cio’ che ne consegue) e/o varie passeggiate in luoghi piu’ o meno remoti della citta’.
Ma il bollettino di sicurezza invitava alla cautela:
– andare dalle parti di Al-Aqsa non era considerato salutare, viste le escalation dei giorni precedenti (proteste arabe, raid della polizia, visite di politici israeliani di destra, manifestazioni di giovani di ultra-destra)
– muoversi in macchina sembrava una pazzia, visto che si preparava una manifestazione oceanica di ultra-ortodossi (haredi) contro una legge appena approvata che estende anche a loro il servizio militare [2]; prevedevano di bloccare tutte le strade principali di ingresso alla citta’, e scontri con la polizia erano ritenuti probabili (come un mese fa, quando effettivamente volarono le mazzate).

Alla fine ho deciso di andare si’ alla Citta’ Vecchia, ma starmene nel quartiere cristiano (dal lato opposto rispetto ad Al-Aqsa). Mossa rivelatasi vincente perche’ e’ anche una zona abbastanza adatta al passeggino, differentemente da altre parti della Citta’ Vecchia. E sorprendentemente quel giorno non e’ successo assolutamente nessun evento violento da quelle parti.
Poi, visto che era ancora presto, avrei voluto andare col tram a fare la spesa a Mahane Yehuda, confidando che avrei finito entro mezzogiorno, orario in cui il treno si sarebbe fermato per la manifestazione ultra-ortodossa. Ma il tram non arrivava, e qualcuno degli altri passeggeri in attesa mi ha spiegato che era stato annunciato che era stato fermato per via di una borsa abbandonata a bordo. (E’ la causa principale di ritardi del tram ma, da qualche anno ormai, sono sempre falsi allarmi.)
Ho quindi fatto dietro-front, e andando a casa ho scoperto un bellissimo campo giochi in una zona haredi. Non tutti erano andati alla manifestazione.

Alla fine alla manifestazione sono andate, secondo la polizia, 300mila persone [3], che non e’ male se si considera che Gerusalemme ha 800mila abitanti, e l’intera popolazione haredi di Israele (compresi infanti) e’ 600mila. Contrariamente alle attese, la manifestazione e’ stata completamente pacifica e nessuno ha menato le mani.

[1] Credo che la maggior parte della gente (io non facevo eccezione fino a pochi giorni fa) consideri Gaza un posto pericoloso a causa dei gazesi. Trattandosi di una strisciolina di terra sotto assedio perenne, abitata da 1.7 milioni di disperati, e comandata da gente di poche cerimonie, uno si aspetterebbe in effetti che andarci da stranieri sia poco salutare. Invece pare che nel passato i problemi per gli stranieri siano stati estremamente rari. Nonostante cio’, le regole ONU impongono al personale di non mettere il naso fuori dai pochi posti consentiti, e di spostarsi solo su auto corazzate. Il rischio di finire male in effetti e’ reale ma viene da fuori, e precisamente dall’alto, come giusto per coincidenza e’ capitato poche ore prima che iniziassi a scrivere questo post (la notizia su una fonte israeliana e su una araba). [a]

[2] La loro esenzione dal servizio militare e’ uno dei motivi per cui gli haredi stanno sul cazzo alla stragrande maggioranza della popolazione israeliana.

[3] C’e’ chi disputa il numero:

The police based their estimates on the number of cellular phones, which reached 350,000. But the police commanders forgot that almost every haredi man has two active phones in his pocket – a kosher phone for the rabbis, and a smartphone for the Internet. (fonte)

[a] Anche se c’e’ un accordo con Israele che impone a questo di non bombardare i posti dove ci puo’ essere personale ONU. Ma a volte errori possono capitare.

13 pensieri su “Puericultura in stato d’assedio.

    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Sembra che per essere kosher un telefono debba:
      – non potere andare su internet, perche’ su internet ci sono le zozzerie:
      http://forward.com/articles/184099/kosher-smart-phone-arrives-as-ultra-orthodox-tech/?p=all
      – non poter chiamare hotline di nessun genere, ne’ quelle zozzone ne’ quelle di servizio che dispiacciono ai rabbini:
      http://www.ynetnews.com/articles/0,7340,L-4431017,00.html

      Poi ovviamente non deve essere fatto di carne di maiale.

      Rispondi
        1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

          Sarebbe interessante solo che ne so troppo poco :(
          Nel campus del Weizmann Institute ci sono vari posti per mangiare, alcuni sono kosher solo per la carne altri solo per i prodotti derivati dal latte. Quando ho chiesto perche’ non per entrambi, mi hanno detto che sarebbe troppa sbatta tenere due cucine separate, e non avrebbero la garanzia che i clienti laici (che li’ sono la stragrande mescolanza) non facciano il mischione e gli contaminino i piatti e le posate.

          Rispondi
  1. vincibile

    Avevo sentito parlare di un telefono da “usare” per lo shabbat e che permette di telefonare bypassando i divieti imposti dall’Altissimo. Ne hai visti?

    Rispondi
      1. vincibile

        Eccolo. Non ho trovato descrizioni sul funzionamento e come sia possibile che aggiri il sacro divieto di pigiare tasti, ma se i rabbini dicono che è kosher c’è da crederci.

        Rispondi
        1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

          Anch’io vorrei un giorno capire perche’ premere i tasti sia “lavoro” mentre infilare quel bastoncino nei buchi non lo sia. Ma tante cose nell’ebraismo ci fanno capire i grandi danni che l’eccesso di pensiero puo’ fare all’uomo.

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        2. unfisicoagerusalemme Autore articolo

          Oggi un collega israeliano menzionava proprio quel telefono, e spiegava il funzionamento: infili il bastoncino di grafite nel buco, e il telefono fa uno scan delle cifre fino a quando non incontra quella che hai selezionato, e fa un bip per avvertirti che l’ha trovata; cambi cifra e cosi’ via finche’ tutto il numero e’ stato composto.
          Il punto cruciale sembra essere che lo scan e’ automatico e quindi non hai compiuto lavoro.
          In ogni caso anche questo telefono va usato solo per casi di emergenza.

          Altro esempio, che il collega aveva letto in una rubrica di giornale del tipo “il rabbino risponde”: una lettrice chiedeva come fare se una emergenza richiedeva di accendere un apparecchio elettrico, partendo dall’inserire la spina nella presa. Il rabbino rispondeva che se e’ un’emergenza molto seria puoi farlo, ma e’ comunque meglio usare il dorso della mano oppure la bocca, e possibilmente farlo fare a un bambino. L’ideale e’ quindi che un bambino attacchi la spina tenendola in bocca.

          Devo ancora studiare le motivazioni teologiche profonde di tutto questo.

          Rispondi
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