Vieni anche tu nei Ringo Boys!

Ho sempre pensato che uno dei luoghi comuni piu’ stucchevoli fosse quello secondo cui lo sport aiuta a superare le frontiere. Pero’ boh, forse c’e’ del vero.
Poco tempo dopo il nostro arrivo, leggendo un giornale (Haaretz [1]), ho appreso delle ottime performance sportive di una squadra araba nella prima divisione israeliana di calcio, il Bnei Sakhnin, gia’ vincitrice della Coppa d’Israele 2004 [2]. C’erano infatti ben due articoli menzionanti la stessa squadra nello stesso numero, uno nella sezione Sport che elogiava la squadra e l’allenatore nel contesto di una secca vittoria il giorno prima contro l’Hapoel Tel Aviv, e uno nella sezione op-ed che raccontava di una parlamentare del Likud che tuonava contro i tifosi del Bnei Sakhnin (e, incongruamente, la dirigenza del club) per l’oltraggioso gesto, la settimana prima, di sventolare bandiere palestinesi allo stadio [3]. La parlamentare sosteneva la necessita’ di radiare la squadra dal campionato, arguiva che se ci tengono possono andare a giocare nel campionato palestinese, e prometteva che comunque si sarebbe informata per sapere se il club riceve un finanziamento pubblico, perche’ gliel’avrebbe fatto togliere. Ma l’autore dell’op-ed era in garbato disaccordo e faceva notare che l’atto provocatorio era avvenuto durante una partita un po’ particolare, cioe’ contro gli ultra-nemici del Beitar Jerusalem, club che per principio non ha mai ingaggiato un giocatore arabo nella sua intera storia [4] e i cui tifosi piu’ sfegatati sono soliti cantare in coro “morte agli arabi” senza che questo abbia mai causato conseguenze disciplinari. En passant diceva che gli sembrava un peccato che per le misere motivazioni elettorali di una politicante in cerca di visibilita’ si mandasse a ramengo l’unico settore in cui la societa’ israeliana mostra una vera integrazione tra arabi ed ebrei.

Qualche tempo dopo mi sono imbattuto per caso in questa immagine:

L’autore e’, come segnala il testo a margine dell’immagine, lo stesso del blog Elder of Ziyon, che dopo questa scoperta leggo occasionalmente per avere un’idea del punto di vista destrorso/sionista sulle notizie che mi arrivano nei deprimenti bollettini di sicurezza quotidiani [5] (e’ troppo facile avere un bias filo-arabo stando a Est, e almeno il signore che gestisce questo blog non cerca di fare mistero del suo bias opposto).
L’immagine proviene da questa sua pagina, e sebbene su ciascuna di quelle immagini ci sarebbe molto da ridire, questa forse e’ tra le meno in malafede. Sembra infatti che giocatori arabi ed ebrei giochino tranquillamente nelle stesse squadre (con l’eccezione del summenzionato Beitar Jerusalem) e che tifosi di diverse etnie possano anche tifare per le stesse squadre [6]. Per esempio il venditore di felafel vicino a casa mia (arabo) e’ un tifoso dell’Hapoel Jerusalem (seconda divisione), anche se non so quanto la cosa sia rappresentativa.

E per concludere: forse gli accordi di pace di Kerry finiranno a schifio, ma il mondo del calcio e’ piu’ pragmatico.

[1] Haaretz e’ il principale giornale di centro-sinistra israeliano. Quello principale di centro-destra e’ il Jerusalem Post. Il giorno successivo alla morte di Sharon decisi di comprare entrambi, per occupare il tempo sull’aereo per l’Europa. Entrambi raccontavano luci e ombre del personaggio, pero’ non erano le stesse luci ne’ le stesse ombre (il ritiro da Gaza era prova di rinsavimento o di rincoglionimento a seconda dello scrivente). Mi sono un pochino sorpreso leggendo la riflessione “che poi diciamolo, era un criminale di guerra recidivo” in un articolo dell’Haaretz.

[2] Evento che i tifosi del Beitar Jerusalem presero benissimo: “(…) when Sakhnin won the State Cup, Beitar fans paid for an obituary to be printed in Israel’s leading daily Yediot Aharonot, claiming that Israeli football was dead.”

[3] Fino a qualche anno fa sarebbe stato reato in Israele (come anche esporre opere d’arte comprendenti gli stessi colori), ma dopo gli accordi di Oslo pare che si possa usarla. [Fonte]

[4] Ha pero’ ingaggiato alcuni giocatori stranieri di fede islamica, sebbene non sia andata sempre benissimo (la fiamma del fervore dei tifosi ha ceduto il passo alle fiamme propriamente dette).

[5] In realta’ arrivano a mia moglie (fa parte dei doveri di un lavoratore dell’ONU leggerli per sapere le situazioni di rischio) ma su mia richiesta me le forwarda ogni giorno.

[6] D’altra parte, i calciatori brasiliani sono in maggioranza neri eppure e’ abbastanza riconosciuto che il Brasile non offre le stesse opportunita’ a neri e bianchi.

Un pensiero su “Vieni anche tu nei Ringo Boys!

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