I pericoli della fisica.

Quando sono a Gerusalemme [1] lavoro da casa, in assoluta solitudine. Qualche volta a ora di pranzo decido di prendere un po’ d’aria e attraverso il quartiere per comprare delle pallotte di felafel da consumare poi a casa. Quando mi chiedo se potrebbe capitarmi qualcosa di molto brutto in uno di quei momenti, mi consolo pensando che qualcuno potrebbe titolare la notizia con una gustosissima citazione. [2]

Uno di quei giorni, sulla via del ritorno ho visto un ragazzo arabo che prendeva foto col teleobiettivo. Fotografava nella direzione delle case espropriate, e poi parlava con un signore, anch’egli arabo. Avevo gia’ letto molto sulle tensioni del quartiere ma non ero ancora riuscito a localizzare la famosa tomba di Shimon HaTzadik (nonostante i cartelli qua e la’ che ne indicano la direzione) che ne e’ l’epicentro. Per qualche motivo ho avuto la certezza che fossero le persone giuste per dischiudermi i segreti del quartiere, e mi sono avvicinato a loro per chiedere se potevo avere un’indicazione. Il ragazzo non mi ha cagato ma il signore mi ha accolto con cordialita’.

“Mi dica, cosa cerca?”
“Vorrei sapere -ehm- dove si trova la tomba di Shimon HaTzadik. Perche’ sa, e’ indicata, ma io non la vedo.”
“Guardi, e’ proprio la’.”
“Ma la’ dove?”
“Venga, venga con me.” E mentre ci avviamo: “Lei di dov’e’?”
“Italiano.”
“Ah l’Italia! E che cosa e’?”
“Cosa sono cosa?”
“Cristiano, ebreo?”
“Ateo.”
(Si rabbuia) “Ateo… Ma questo non va bene, uno deve studiare, conoscere, la scienza per esempio… La scienza… e’ importante!”
“Eh ma lo so, lo so… Anzi, lei non lo sa ma io sono proprio uno scienziato!”
“Uno scienziato?”
“Si’, io di lavoro faccio lo scienziato.”
“Fisica?”
(Sorpreso che l’avesse azzeccata) “Uh… si’, proprio fisica!”
(Scuotendo la testa) “Ma la fisica e’ pericolosa… Uno deve stare attento…”
(Sorridendo condiscendente) “Eheh si’ in effetti e’ pericolosa”
(Serio) “La fisica e’ pericolosa, uno studia la fisica e poi… Prendiamo la teoria della relativita’ per esempio… Ma tu lo sai che la teoria della relativita’ non e’ vera?”
“Mah, veramente finora tutti gli esperimenti… guardi le posso assicurare che…”
“Si’ si’ tu vedrai vedrai, che fra poco si dimostrera’ che e’ tutta sbagliata.”
Intuendo dove vuole andare a parare [3] cambio discorso:
“E lei invece cos’e’?”
(Sorridendo) “Musulmano!”
(Sorridendo anch’io) “Ahh!”
“Lo sai che in questo paese prima comandavano gli arabi?”
“Si’ ho letto qualcosa al riguardo”
“Anche questa tomba dove stiamo andando… Ora gli ebrei dicono che e’ di Shimon HaTzadik, ma prima era un luogo di culto musulmano.”
“Ah non lo sapevo [4]”
Arriviamo davanti a uno spiazzo polveroso, di fronte a una parete con uno striscione in ebraico.
“Siamo arrivati.”
“Ma dov’e’ la tomba?”
“Si entra da li’ di fronte” (indica un buco nella parete) “e si scende.”
“Ah, mi aspettavo una cosa un po’ piu’ scenica…”
(Alzando le spalle) “E’ una grotta.”
“Ma ci si puo’ entrare?”
“No, gli ebrei non fanno entrare. Ma tanto non e’ che ci sia molto da vedere. E’ una grotta.”
“Non si puo’ entrare? Ma neanche io che non sono arabo?”
(Ci pensa) “Non lo so. Comunque che ci vai a fare? E’ solo una grotta…”
“Beh ma sa, data l’importanza simbolica… Mi pare di capire che gli ebrei lo considerano un luogo di culto… Cioe’ non e’ che debba per forza essere bello, per valere la pena visitarlo.”
“Vieni con me, vediamolo da sopra.”
Lo seguo, e guardiamo lo stesso spiazzo da una stradina che sale sopra l’altezza dello striscione.
“Ma proprio non ci posso entrare?”
“Non lo so. Ma e’ una grotta. Non e’ cosi’ interessante. Ci sono gli ebrei che fanno cosi’,” e mima il gesto di prostrarsi a terra. Scendiamo. “Ma senti, tu sei sposato?”
“Si’.”
“Hai figli?”
“Una bambina.”
“Soltanto? Ma quanti anni hai?”
“37”
“Io ho 57 anni e ho cinque figlie!”
“Ah”
“E quattro figli!”
“Appero’!”
“Lo so che da voi, in Europa, non si fanno piu’ figli…” Poi, forse pentito di dare l’impressione di star criticando la mia cultura, “Ma d’altra parte, lo capisco, da voi costa molto di piu’…”
Allontanandoci incrociamo il ragazzo che prima prendeva le foto. Il signore lo ferma e gli chiede qualcosa in arabo. Sento una parola che suona come Italiya. Il ragazzo scrolla le spalle e se ne va.
Gli chiedo: “Di che parlavate?”
Scrolla le spalle: “Niente, niente… E’ solo una grotta, non e’ interessante. Ci sono tante cose interessanti a Gerusalemme, le dovresti visitare…”

[1] A differenza di mia moglie e figlia che sono sempre a Gerusalemme, io ci sto solo due settimane ogni mese, e il resto in Europa, principalmente in Belgio a parte occasionali conferenze altrove. Questo post e alcuni dei successivi sono scritti durante il mio viaggio per Berlino passando per Bruxelles.

[2] Date le tensioni etniche del quartiere, e il fatto che la mia pelle chiara in congiunzione col teorema di Bayes porti tutti a credere che io sia ebreo, ogni tanto mi capita di chiedermi se sia davvero cosi’ sicuro andarmene in giro bel bello nel quartiere. Normalmente non percepisco nessuna ostilita’, ma ieri mattina un ragazzo arabo mi ha urlato qualcosa in faccia. Gli ho risposto “I… I don’t understand, I’m sorry!” allargando le braccia, pensando che mi stesse chiedendo o segnalando qualcosa, e lui ha fatto un’espressione sorpresa e poi desolata e se ne e’ andato, tirato per la manica da un suo amico che sembrava disapprovare il suo atto verbale.

[3] Da anni sono affascinato da un’ampia galassia di mattoidi che si prefiggono come scopo di dimostrare che la teoria della relativita’, la fisica dei quanti e in generale tutto cio’ che e’ l’ossatura della fisica post-1900 sono delle assurdita’ il cui successo nella comunita’ scientifica e’ ascrivibile a (e anzi prova de) l’influenza del Sionismo.
Conoscevo solo la versione d’Occidente del fenomeno, ma in effetti non e’ sorprendente che l’idea abbia preso piede (o sia originata indipendentemente) nel mondo arabo, dove un numero elevato di persone sono scettiche anche della realta’ storica dell’Olocausto.

[4] Che io sappia se l’e’ inventato lui, non avendo mai trovato menzione di nulla di simile nelle mie molte letture sull’argomento.

Un pensiero su “I pericoli della fisica.

  1. Pingback: Tornando da Simone il Giusto | unfisicoagerusalemme

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