Shabbat Bloody Shabbat (ovvero: l’innata tolleranza dei bambini).

Questa e’ la storia di come oggi abbiamo rischiato di morire per mano di bambini invasati.

Vivendo a Gerusalemme Est ed andando a Ovest solo occasionalmente, avevamo solo una vaga idea che “gli ultra-ortodossi sono tanti”. Pensavamo anche che fossero concentrati in alcune specifiche zone della citta’, come la gia’ menzionata Mea Shearim (o come Ramat Eshkol o il nostro quartiere, che sono pero’ entrambi a Est, e quindi uno puo’ anche pensare che un ebreo che ha voglia di abitare in proprieta’ confiscate agli arabi sia, statisticamente, un ebreo di un certo tipo).
Guardiamo quindi qualche numero: due terzi della popolazione di Gerusalemme e’ ebraica, e tra gli ebrei di Gerusalemme uno su cinque e’ secolare mentre quasi uno su tre e’ ultra-ortodosso [1]. Il trend oltretutto e’ verso la radicalizzazione, perche’ i giovani secolari tendono a spostarsi altrove (come la cosmopolita Tel Aviv) mentre i nuovi immigrati piu’ sono religiosi e piu’ tendono a preferire la capitale spirituale (per non parlare del tasso di natalita’ nettamente diverso).

Di conseguenza, il venerdi’ sera o durante la giornata di sabato non c’e’ molto da fare a Gerusalemme Ovest. Uscire il venerdi’ sera e’ complicato, dato che quasi tutti i ristoranti sono chiusi. Il sabato, un’opzione molto popolare e’ lo Zoo Biblico, molto grande e ben fatto e il cui pezzo forte e’ una riserva all’aperto dove vivono tutti gli animali menzionati almeno una volta nel Vecchio Testamento. Tra le poche altre opzioni ci sono alcuni musei (non tutti, perche’ anche in questo caso la maggior parte chiudono di sabato).
Oggi, per andare al Museo della Scienza, abbiamo accuratamente pianificato un percorso in macchina che evitasse di attraversare Mea Shearim. Gli ultra-ortodossi non possono guidare la macchina di shabbat, e di conseguenza non gli piace che tu guidi la macchina di shabbat, e i residenti di Mea Shearim sono noti per tirare pietre addosso alle macchine che attraversano il loro quartiere.
Ma passando vicino a Mea Shearim ci siamo rilassati vedendo che per fortuna non c’e’ rischio di attraversarlo per sbaglio: tutte le strade di accesso al quartiere erano sbarrate da barriere della polizia municipale, e in un punto in cui le barriere avevano un piccolo varco, qualche residente aveva deciso di metterci una toppa rovesciandoci in corrispondenza un cassonetto della spazzatura.
Ma eravamo stati ottimisti. Perche’ dopo aver fatto il periplo di Mea Shearim ci siamo trovati in una serie di quartieri le cui strade non erano sbarrate ma la gente (tutti ultra-ortossi, neppure una eccezione) si comportava come se lo fossero, camminando nel mezzo della strada e lanciandoci occhiatacce.
Ma i piu’ ostili erano i bambini. Guidavo piano, mentre mia moglie consultava freneticamente la mappa per cercare la via d’uscita piu’ vicina, e sempre piu’ bambini si avvicinavano guardandoci fissi negli occhi e dicendo “shabbes!” (che poi ho scoperto essere la traduzione di “shabbat” in yiddish) o altre parole ebraiche che non suonavano amichevoli. Fino a quando uno di loro si e’ piantato di fronte alla nostra macchina con le braccia aperte ben larghe e l’aria di dire “io sono pronto al martirio, mettimi sotto se hai il coraggio”.
Grazie al cielo sono riuscito ad attirare l’attenzione di un adulto, urlandogli che ci eravamo semplicemente persi. Ha accettato l’argomento, ci ha detto la direzione di uscita piu’ rapida dalla zona haredi e ha detto ai bambini di farsi da parte per farci passare. Questi ultimi hanno ubbidito, mettendosi da parte e urlando o sibilando, col volto contorto di rabbia, frasi ebraiche molto lunghe che non sembravano essere la risposta al mio amichevole “ciao ciao”.
Successivamente mia moglie mi ha mostrato, sulla mappa, l’impressionante estensione della zona haredi-only che avevamo attraversato in macchina.

[1] Fonte – pagina 24, dati 2007-2009.

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