Simone il Giusto e l’albero di limoni.

La sera del giorno in cui abbiamo raggiunto l’accordo per l’affitto dell’appartamento in cui adesso viviamo, nel quartiere arabo di Sheikh Jarrah, abbiamo cenato dal nostro amico Giorgio che vive a Gerusalemme Est da molti anni. Gli abbiamo mostrato la posizione dell’appartamento sulla mappa, ci ha detto che gli sembrava una buona scelta (zona carina e verdeggiante, con un consolato ogni due case) e poi ci ha mostrato una strada li’ vicino che ci consigliava di evitare, soprattutto con la bambina, e soprattutto il venerdi’. A pochi passi infatti inizia una zona di case arabe espropriate o demolite [1], per cui ogni venerdi’ c’e’ una manifestazione di abitanti del quartiere, arriva sempre la polizia, e ogni tanto ci scappano lacrimogeni e mazzate.
Ovviamente ci dimenticammo rapidamente del nome della strada, e cercammo invano di ricordarcelo riguardando la mappa. Fino a quando…

In quegli stessi giorni cercavamo una bambinaia [2] per occuparsi di nostra figlia quando non c’e’ l’asilo (per esempio i venerdi’, dato che la maggior parte delle maestre sono musulmane).
Prendendo appuntamento col marito di quella che poi sarebbe diventata infatti la nostra bambinaia dei venerdi’:
“Non conosco questa strada, siamo appena arrivati nel quartiere; non mi potrebbe dare qualche punto di riferimento?”
“Siamo di fronte alla strada dove c’e’ una manifestazione tutti i venerdi’.”

Pero’ questa bambinaia sembra proprio brava, e la sua casa accogliente, ed e’ l’unica tra tutte quelle contattate che abita davvero vicino a casa nostra. Ed ecco che questa settimana nostra figlia e’ andata quasi ogni giorno da lei (l’asilo ricomincera’ solo l’8 gennaio, dopo il Natale Ortodosso) e ci andra’ tutti i venerdi’ almeno per questo mese.

Abitano in una palazzina a due piani fatiscente e dall’aspetto miserabile, in linea con gli standard della loro parte di Sheikh Jarrah. Accanto ad essa, c’e’ un grande buco nel terreno. Un paio di giorni fa, da una rassegna stampa dell’ONU apprendiamo cosa probabilmente sara’ costruito in quel grande buco:

Netanyahu puts settlement construction plans on hold until after Kerry visit: Prime Minister Benjamin Netanyahu has asked Housing Minister Uri Ariel to delay publication of tenders for the construction of 1,400 new housing units in West Bank settlements and East Jerusalem until after U.S. Secretary of State John Kerry’s visit, senior Israeli officials said Wednesday. Kerry will arrive in Israel on Thursday for a series of meetings with Netanyahu and Palestinian President Mahmoud Abbas in order to continue efforts at drafting the “framework agreement” for peace talks, which the U.S. hopes to present by the end of the month. The secretary of state will stay in the region until Sunday, at least, and is likely to extend his visit by a few extra days. A senior official in Jerusalem said that Netanyahu and Ariel have an understanding that the tenders will be published after Kerry’s visit: “Nobody has an intention of sticking a finger in Kerry’s eye,” said the official. “On this matter, there is full coordination between the prime minister and the housing minister.” Earlier Wednesday, the Jerusalem Municipal Planning and Building Committee decided at the last minute to pull from the day’s agenda deliberations on the construction of a nine-story structure for a yeshiva in the predominantly Arab East Jerusalem neighborhood of Sheikh Jarrah. This move also seems intended to avoid raising U.S. ire over settlement construction. (Haaretz)

Cioe’ vogliono costruire una scuola religiosa ebraica di NOVE PIANI in mezzo a delle case (per ora) arabe (incidentalmente, anche di fronte a un minareto).
E inoltre da questo apprendo che finche’ c’e’ Kerry fisicamente in citta’ [3] non votano la delibera, ma appena se ne va… [4]

Sebbene in generale il piano (non particolarmente occulto, ne’ sottile) sia asintoticamente di ebraizzare tutta Gerusalemme Est, la cosa e’ graduale e non tutti i quartieri arabi sentono la stessa pressione simultaneamente.
Nel caso del mio quartiere, la parte alta sembra sia lasciata in pace (forse per l’alta densita’ di consolati e organizzazioni internazionali?) mentre i poveracci che abitano le catapecchie piu’ sotto hanno la sfiga di essere vicini alla tomba di Shimon Ha’Tzadik (Simone il Giusto). Questa, e un po’ di terra attorno, era proprieta’ ebraica dal 1876, ma gli ebrei furono cacciati dalle loro case allo scoppio della Prima Guerra Arabo-Israeliana [5].
Durante quella prima guerra, la situazione a Gerusalemme fu simmetrica: tantissimi ebrei e tantissimi arabi persero le loro case. Dal 1967 in poi, qualunque casa o pezzo di terra che sia appartenuto a ebrei nel passato viene reclamato dallo stato di Israele e dato a famiglie ebree (non necessariamente eredi dei passati proprietari ebrei). E la simmetria e’ rotta dal fatto che nessuno si sogna di restituire agli arabi case e terreni dell’Ovest (come il quartiere di Katamon).

Questo venerdi’ e’ stato il primo giorno completo di nostra figlia dalla bambinaia, e andando a riprenderla mi sono ricordato del monito di fare attenzione per strada.
Ma la situazione sembrava tutto sommato tranquilla, anzi quasi un idillio di multireligiosita’: tantissimi ebrei ultra-ortodossi per strada (stava per tramontare il sole e quindi iniziare lo Shabbat) mentre il minareto illuminato dai neon verdi [6] diffondeva il canto del muezzin, e in generale (come sempre) ultra-ortodossi e arabi si incrociavano sui marciapiede come se niente fosse.
L’unico segno della fantomatica manifestazione erano quattro o cinque anziani arabi che parlavano tra loro tenendo una grande bandiera palestinese. Al mio ritorno con la bimba in braccio non c’erano piu’, e esattamente nello stesso posto c’era una macchina della polizia.
Quasi arrivato a casa ho sentito dei botti alle mie spalle. Mi sono chiesto come mai facessero dei fuochi d’artificio, poi mi sono ricordato che c’e’ un’altra cosa che suona come dei fuochi d’artificio e mi sono un po’ cacato sotto. L’indomani leggendo il report di sicurezza che mia moglie riceve quotidianamente come tutti i dipendenti dell’ONU abbiamo scoperto che probabilmente non veniva dal nostro quartiere (in cui nulla veniva segnalato per quel giorno) ma da ben piu’ lontano (una giovane palestinese aveva tentato di accoltellare un ebreo vicino alla Citta’ Vecchia).

L’indomani, tornando da un giro solitario per sbrigare faccende, sono di nuovo passato per la stessa zona. In giro c’erano quasi solo arabi, un’eccezione era una giovane coppia di ultra-ortodossi dall’aria gentile e un po’ triste. Non ho resistito e li ho seguiti per vedere da lontano dove abitano. Abitano in una casetta dall’aspetto miserabile, ingentilita solo da un bellissimo albero di limoni pieno di frutti, con la bandiera israeliana sul tetto e una scritta in ebraico a caratteri cubitali sulla facciata. Nella casetta (anch’essa miserabile) accanto alla loro, una signora di aspetto arabo spazzava il proprio giardino. Anche lei sembrava averci i cazzi suoi, comunque non aveva guardato la coppia ebraica neanche di striscio.
Il dettaglio dell’albero di limone mi ha fatto scattare il ricordo di una cosa che avevo letto su internet il giorno prima (gia’ linkato sopra):

Diab lives in the heart of Sheikh Jarrah, just down the street from the ruins of the tomb. Across the street from his home, a Palestinian home is now decorated with Israeli flags, signifying its takeover by settlers, who now enjoy the lemon tree the Palestinian family before them was forced to leave behind. Next door to Diab, the front half of another house is occupied by settlers; the back half remains Palestinian. On the hill behind us, a watchtower manned by Israeli security forces surveys the neighborhood, protecting the settler minority from any violence that may occur — but doing little for the Palestinians.

Tutto coincide.
Penso a quei due coloni ultra-ortodossi. Chiaramente viene facile averceli sul culo. Pero’, a rifletterci, hanno una casetta un po’ di merda, rapporti di vicinato poco cordiali, sono pedine di una disputa territoriale combattuta a colpi di antichi atti di proprieta’ ottomani. D’altra parte, hanno almeno un bellissimo albero di limoni.

Ecco una mappa della zona per chi fosse curioso:

[1] Per chi ha voglia di leggersi 96 pagine, il contesto e’ ben spiegato qui.

[2] La prima persona che abbiamo conosciuto che ci ha menzionato che ha un ordine di demolizione per la sua casa (in un quartiere piu’ periferico, Beit Hanina) e’, per una strana coincidenza, anche lei una bambinaia cui abbiamo fatto la job interview in quei giorni.
Per un’altra bizzarra coincidenza la stessa persona e’ citata in Cronache di Gerusalemme, che tutti gli stranieri di Gerusalemme hanno letto.

[3] Ieri ho di nuovo incrociato per strada il suo corteo di macchine! (La prima volta era stata poche settimane fa.)
Finiremo col fare amicizia.

[4] Da notare che gia’ solo per questi piccoli ritardi il buon Netanyahu si becca insulti e minacce dai suoi stessi ministri. Venerdi’ ho sbirciato la prima pagina del Jerusalem Post proprio con l’idea “Mi pare sia appena arrivato Kerry, vediamo un po’ come avanzano i colloqui di pace”, e nell’articolo principale campeggiava una fotona del Ministro dell’Interno che versava il cemento per aiutare la costruzione della prima casa di un nuovo mega-complesso abitativo in una colonia nella West Bank. Il Ministro ricordava a Netanyahu che la sua maggioranza di governo e’ una maggioranza pro-colonie.

[5] Interessante articolo con punto di vista pro-israeliano, che menziona un altro luogo di interesse ebraico nello stesso quartiere, la Tomba dei Re, che pero’ lo stato non puo’ espropriare perche’ appartiene alla Francia (la quale, per il loro scorno, ci organizza ogni anno un festival pro-palestinese). Dalla descrizione sembra un posto fichissimo, ma ogni volta che ci passiamo davanti e’ chiuso, e nessuna informazione viene fornita su quando (e se) e’ aperta per visite.

[6] Ecco una foto del meraviglioso minareto al neon verde:

La foto non e’ mia ma viene da questo post di un blog israeliano, che da’ il punto di vista ebraico sulla stessa situazione che ho narrato io.

7 pensieri su “Simone il Giusto e l’albero di limoni.

  1. Pingback: Shabbat Bloody Shabbat. | unfisicoagerusalemme

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