Controlli in uscita.

Come menzionato nel post precedente [1], oggi ho preso un volo in uscita da Israele. Era la mia prima volta ed ero alquanto nervoso al riguardo, date tutte le storie sentite al riguardo da altri stranieri (che vanno dal buffo – tipo dover provare di essere un fisico, rispondendo a domande di fisica prese da un apposito libro – al raccapricciante, tipo ore passate in mutande da soli in una stanza.)
L’ingresso in Israele ci aveva sorpreso in positivo, il passaggio della dogana non era stato molto piu’ lungo che in un tipico aereoporto europeo, e non erano stati nemmeno troppo paranoici quando ero tornato indietro a segnalare che avevamo dimenticato di ritirare uno dei bagagli. Raccontando la cosa a un altro espatriato, pero’, ci aveva avvertito di non farci illusioni: entrare in Israele e’ sempre piu’ smooth che uscirne. Non riuscivo a capirne la logica (non avrebbero piu’ interesse a controllare la pericolosita’ di chi entra?), e mi ha fornito la seguente spiegazione: quando arrivi da un paese occidentale, la cosa piu’ probabile e’ che tu sia un turista e nessuno vuole mettere i turisti di cattivo umore. Se esci, e soprattutto se al primo interrogatorio viene fuori che tornerai, e’ utile torchiarti per sapere dove sei stato e chi hai incontrato.

E’ cosa nota [2] che il primo colloquio, tipicamente molto breve subito prima del check-in, determina per sempre in quale fila sarai ai controlli. In base a quello che rispondi, il primo controllore ti assegna un numero tra 1 e 7 (nessuno straniero puo’ avere 1, e avere 6 o 7 significa che i controlli possono durare molte ore – per questo e’ raccomandato presentarsi al check-in 3 ore prima del volo [3]). Questo numero non viene comunicato esplicitamente, ma se lo sai, sai dove trovarlo: ti attaccano un’etichettina con un numero di molte cifre ed un codice a barre su tutti i bagagli e sul passaporto, e la prima cifra e’ quel numero li’.
Quando ho visto che mi aveva messo 5 ho avuto moltissima paura: gia’ ero arrivato in ritardo (solo due ore e mezza prima del volo), per i motivi detti nel post precedente, e mi vedevo torchiato da uno specialista in interrogatori.
Invece per fortuna e’ stato tutto relativamente rapido, hanno solo esaminato minuziosamente i miei bagagli e me stesso alla ricerca di esplosivi (da quello che intuisco, devono aver fatto un controllo isotopico su campioni di polvere – la macchina usata aveva un aspetto costoso) ma non ho dovuto subire un secondo interrogatorio. Confrontando con le esperienze di vari espatriati con numero 5 o anche piu’ basso, che avevano avuto rotture di scatole ben piu’ pesanti, credo se ne possa dedurre che e’ un momento tranquillo nei rapporti con i palestinesi e quindi di minore paranoia.

Come mai 5? Probabilmente perche’ mia moglie lavora per le Nazioni Unite (non corre buon sangue tra Israele e l’ONU) e perche’ alla domanda “come si chiama il tuo padrone di casa” ho dovuto, ovviamente, dire un nome inequivocabilmente arabo.
Eppure speravo in un 4 o addirittura 3, visto che 3 era quello che aveva avuto Guy Delisle, l’autore di Cronache di Gerusalemme, che era in una situazione estremamente simile alla mia (moglie in organizzazione internazionale, casa in quartiere arabo, bimbi a seguito.)

[1] Entrambi questi post sono stati scritti durante il volo Tel Aviv – Ginevra. Mi porto sempre in aereo del lavoro da fare che non richiede connessione a internet, tipicamente correzioni di articoli, ma quattro ore sono lunghe e l’articolo di questa volta era sorprendentemente in buono stato, permettendomi di dare sfogo alla mia logorrea.

[2] Ma un ragazzo che era in fila dopo di me agli stessi controlli, a cui per curiosita’ ho chiesto che numero avesse [a], non lo sapeva.

[3] Il mio tassista, che come detto e’ arabo-israeliano, le poche volte che ha viaggiato in vita sua ha avuto 4 ore di controlli. I palestinesi della West Bank e di Gaza probabilmente ancora di piu’, nei rari casi in cui ottengono un visto di uscita (il che e’ comunque molto difficile.)

[a] Anche il suo iniziava con 5. Tutto coerente con quanto ci aveva spiegato il nostro amico: essere maschio, giovane e in viaggio da solo aumenta la probabilita’ di un numero alto.

2 pensieri su “Controlli in uscita.

    1. unfisicoagerusalemme Autore articolo

      Gia’! Quasi tutti gli espatriati qui l’hanno letto. Noi l’abbiamo scoperto per puro caso poche settimane prima di partire, perche’ eravamo ospiti di due amici grandi appassionati di fumetti (e fumettisti essi stessi), e l’abbiamo letto facendo attenzione pure ai dettagli pratici che un lettore normale ovviamente ignora (cercavamo casa, e lui avvertiva che Beit Hanina, dove vivono molti espatriati, non e’ molto baby-friendly; i suoi figli andavano all’asilo dove ora va Gaia; e la sua bambinaia e’ stata – per puro caso – tra quelle che abbiamo seriamente considerato.)

      Rispondi

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